Messi è talmente forte da avere un regolamento a parte? Perché non è stato espulso?

Storica tripletta all'Algeria ma sull'1-0 avrebbe meritato il rosso. Ma Messi non può essere espulso. Polemica tra i tifosi non argentini

Messi è talmente forte da avere un regolamento a parte? Perché non è stato espulso?

La serata dei record di Lionel Messi ha una macchia, e si chiama Aissa Mandi. Nel 3-0 dell’Argentina all’Algeria all’Arrowhead Stadium di Kansas City — impreziosito da una tripletta e dalle lacrime del numero 10 — la stella albiceleste è stata di fatto graziata per un intervento che molti, regolamento alla mano, avrebbero punito con l’espulsione. Un pestone vecchio stile che avrebbe provocato l’espulsione anche negli anni Novanta. E i social non hanno perdonato.

Il pestone su Mandi e cosa dice il regolamento

Sul punteggio di 1-0, Messi prova a contrastare Mandi che lo aveva superato: col piede sinistro colpisce il polpaccio destro dell’algerino, il classico pestone. Lo step on foot. La scarpesata. Insomma ci siamo capiti. Leo si scusa subito, sotto gli occhi dell’arbitro polacco Szymon Marciniak — già in passato al centro di polemiche — che però non estrae nulla: né rosso né giallo.

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E il Var non interviene. Non sia mai. Eppure il regolamento è chiaro: in casi simili l’intenzionalità è irrilevante, e un colpo del genere può rientrare nella “vigoria sproporzionata”, punibile col massimo provvedimento. Marciniak non ci ha visto nemmeno un’imprudenza da cartellino giallo. Della stessa idea l’opinionista di ESPN Nedum Onuoha: “Per me era da rosso”.

Le accuse di sudditanza e il “Mondiale truccato”

Apriti cielo. Sui social la “grazia” concessa a Messi ha scatenato l’accusa più antica del calcio, quella di sudditanza verso le stelle, e il sospetto di un torneo già scritto. “Messi che scappa dal rosso. Nessun controllo Var. Basta, date il trofeo all’Argentina”, uno dei commenti. E ancora: “Se fosse stato un giocatore qualunque al posto di Messi, sarebbe stato rosso”. C’è chi rilancia: “È così ovvio che la Fifa proteggerà di nuovo Messi a questo Mondiale. Era un rosso facile. Aspettatevi lo stesso con Ronaldo: sarà truccato perché giochino l’uno contro l’altro”. E poi i più diretti: “Disgraziato, Messi dovrebbe prendere il rosso, ma il Var non funziona più”; “Dovrebbe essere rosso, gli ha calpestato il polpaccio: cosa stiamo facendo?”. Persino tra gli ammiratori: “Amo Messi, ma lì era da rosso. Nemmeno il giallo è assurdo”.

 

La notte dei record: tripletta, Klose e le lacrime

Episodio a parte, è stata l’ennesima notte di leggenda. Con la sua prima tripletta mondiale Leo ha eguagliato i 16 gol di Miroslav Klose, record assoluto della competizione destinato a cadere a breve: sono 16 reti in sei partecipazioni iridate. Messi è diventato il secondo giocatore a segnare in cinque edizioni diverse e ha ritrovato la rete vent’anni dopo l’esordio del 2006 contro Serbia e Montenegro (in cui pure andò a segno). Per le statistiche, è la 61ª tripletta in carriera, l’11ª con l’Argentina, e la quinta partita mondiale consecutiva in cui timbra. Il primo gol è arrivato nei primi minuti su assist del compagno all’Inter Miami Rodrigo De Paul, il secondo a inizio ripresa, il terzo poco prima dell’uscita tra la standing ovation. In mezzo, le lacrime dopo la prima rete, che a suo dire non c’entrano con il campo. A pochi giorni dai 39 anni. “Senza parole su Leo, è incredibile”, si è limitato a dire Scaloni. Per quella che è, con ogni probabilità, l’ultima cavalcata mondiale del più grande, il copione è quello di sempre: meraviglia in campo, polemica attorno.