McTominay racconta l’esordio allo United: “Parolacce con Carrick e Young, poi la telefonata di Mourinho: chi credi di essere?”

In un'intervista a BBC Sport, Scott McTominay racconta si sè in Premier e ai parla di mentalità, citando Michael Jordan.

McTominay racconta l’esordio allo United: “Parolacce con Carrick e Young, poi la telefonata di Mourinho: chi credi di essere?”

Mg Genova 07/02/2026 - campionato di calcio serie A / Genoa-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: esultanza gol Scott McTominay

Mentalità, grinta, carattere: quella cosa che, dice, alcuni giocatori hanno e altri semplicemente no. In una lunga intervista a BBC Sport, Scott McTominay — oggi centrocampista del Napoli e uomo-scudetto — si racconta partendo dai suoi inizi. E tira fuori un aneddoto gustoso su José Mourinho. “Non smettere mai quando le cose si fanno difficili è una delle cose più importanti nel calcio” 

McTominay e l’aneddoto su Mourinho: “Parolacce con Carrick e Young”

Il centrocampista scozzese ricorda che, ai primi allenamenti con la prima squadra del Manchester United, le decisioni dubbie nelle partitelle finivano sistematicamente a favore dei giocatori più esperti. Lui non la prese bene e finì a discutere animatamente con Michael Carrick e Ashley Young, con tanto di parolacce.

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“José mi telefonò perché stavo discutendo con Michael Carrick e Ashley Young. Volarono anche parolacce. Mi fece una lavata di capo del tipo “Ma chi credi di essere”? Pensavo fosse finita prima ancora di iniziare”.  Apriti cielo: Mourinho lo chiamò al telefono e gli fece una lavata di capo, sintetizzata da una domanda secca — “Chi credi di essere?”. McTominay pensò che fosse finita prima ancora di cominciare. E invece fu proprio il portoghese, nel 2017, a regalargli l’esordio in prima squadra, premiando la sua capacità di non mollare.

La mentalità secondo McTominay: l’esempio di Michael Jordan

Il filo del discorso è sempre quello: non fermarsi mai quando le cose si fanno difficili. Una volta disse che ogni volta che qualcuno arriva allo stadio potrebbe essere la prima volta che ti vede giocare. Quindi, se non dai il massimo, un giovane tifoso potrebbe andarsene pensando: ‘Non era poi così forte’”. Per spiegarlo, McTominay cita Michael Jordan e una sua idea: ogni spettatore che entra allo stadio potrebbe vederti giocare per la prima volta, e se non dai il massimo rischi che un giovane tifoso se ne vada convinto che non sei così forte. Una filosofia che lo scozzese ha fatto sua, e che a Napoli ha pagato eccome.

Jordan

 

Da allievo a maestro: McTominay severo con i giovani della Scozia

 “Sono esigente e piuttosto duro con alcuni di loro. Il modo giusto di vivere fuori dal campo è probabilmente ancora più importante di quello che fai in campo, perché puoi distruggere la tua carriera per ciò che fai lontano dal calcio. A volte i giovani hanno bisogno di un po’ di amore ed anche di severità. Anch’io ho ricevuto questo. Sono cresciuto con molti veterani intorno a me che mi dicevano: “Ascolta, devi migliorare oppure non hai alcuna possibilità”. Non faccio nomi in particolare, ma le cose mi venivano dette in privato e spesso anche in modo spietato”.

Oggi quel ragazzo è diventato un punto di riferimento. Con la Scozia McTominay fa il mentore, ma anche la guida severa, soprattutto con i più giovani come i teenager Tyler Fletcher e Findlay Curtis: esigente, duro, convinto che il modo di vivere fuori dal campo conti persino più di quello dentro. Perché lui stesso, da ragazzo, è cresciuto con i veterani che gli ripetevano senza sconti che doveva migliorare o non avrebbe avuto chance. Lo stesso carattere che ora porta con sé all’esordio ai Mondiali, vissuto come una festa nazionale in Scozia, e con cui non vede l’ora di affrontare il Brasile.