“Era come camminare nella nebbia”: Jürgen Klinsmann racconta i giorni in cui il figlio ha rischiato la vita

A The Overlap, l'ex bomber di Inter e Sampdoria racconta i giorni d'angoscia dopo la frattura cervicale rimediata dal figlio in Palermo-Cesena

“Era come camminare nella nebbia”: Jürgen Klinsmann racconta i giorni in cui il figlio ha rischiato la vita

16 March 2026, Bavaria, Munich: Jürgen Klinsmann attends the premiere of the documentary "A Summer in Italy - World Cup 1990" at the Mathäser Filmpalast. Photo: Sven Hoppe/dpa (Photo by SVEN HOPPE / DPA / dpa Picture-Alliance via AFP)

Ci sono notizie che, raccontate da un padre, fanno gelare il sangue. Jonathan Klinsmann, portiere del Cesena e figlio dell’ex attaccante di Inter e Sampdoria Jürgen, è stato a un passo dal dramma. Lo ha rivelato proprio il padre, ospite del podcast The Overlap di Gary Neville, tornando sui giorni più difficili: “Sentire certe parole mette i brividi”.

Quattro giorni in bilico, poi la corsa in Germania

Tutto nasce il 18 aprile, al Barbera, durante Palermo-Cesena: in uno scontro di gioco fortuito il centrocampista Filippo Ranocchia colpisce inavvertitamente alla nuca il portiere classe 1997. L’esito è spaventoso: frattura della prima vertebra cervicale. A Palermo, racconta Jürgen Klinsmann, capirono subito la gravità: “Ci dissero che la situazione era troppo complessa per loro e che non sarebbero stati in grado di aiutarci”. Da lì la decisione di organizzare un volo per la Germania, dove Jonathan Klinsmann è stato operato alla clinica universitaria di Heidelberg. Quattro giorni di attesa prima dell’intervento, vissuti sul filo: “Dal momento dell’infortunio fino all’operazione è stato in pericolo”.

“Lo hanno salvato”: il sollievo di un padre

Il racconto del padre è quello di chi ha guardato l’abisso e ne è tornato indietro. “Era come camminare nella nebbia”, confessa, prima di lasciarsi andare al sollievo: “Posso dirlo senza problemi: lo hanno salvato”. Oggi la prognosi è di quelle che fanno respirare: nessuna conseguenza permanente, recupero completo previsto. “Ne verrà fuori in sei mesi e tornerà esattamente come prima”. Una storia che ricorda quanto sia sottile il confine in campo, come accadde al Napoli con la frattura vertebrale di Meret. E che riporta in primo piano un nome di famiglia: quel Jürgen che resta un vecchio frequentatore del nostro calcio, girovago di panchine dalla Corea del Sud all’Hertha Berlino, e prima ancora bomber girovago perfino in quarta divisione americana. Stavolta, però, la partita più importante l’ha vinta lontano dal campo.