Il Kianura Street Basket, lo sport e Pianura più forti del disinteresse delle istituzioni
Al Parco Attianese per due giorni. È la solita storia italiana, napoletana in particolare: un immenso talento sprecato per difetto di manutenzione pubblica

La storica Cestistica Pianura
C’è una geometria dei sentimenti che non quadra mai con quella delle delibere comunali. A Pianura, sponda occidentale di una Napoli che spesso si dimentica di avere un cuore oltre i vicoli del centro, il canestro ha la stessa dignità del pane. Solo che il pane, bene o male, lo sforni; il diritto al gioco, invece, te lo devi conquistare con le unghie e con i denti.
Se ne sono accorti tutti, in questa due giorni al Parco Attianese, dove l’asfalto ha smesso di essere una grigia superficie di periferia ed è diventato il palcoscenico del Kianura Street Basket. Ci voleva la tigna antica di chi lo sport lo mastica da decenni — il Progetto Pianura, lo Sporting Club, il Life’s club, con le regie sapienti di Fabio Vivenzio e Antonio Di Maio — per rimettere in piedi una liturgia che da queste parti è tradizione, quasi una religione laica.
E quando dici tradizione, a Pianura, l’inchiostro della memoria si fa pesante e nobile. Significa risvegliare i fantasmi benefici della storica Cestistica Pianura, quella creatura meravigliosa guidata dal presidente Tiberio Di Francia, un uomo che sapeva declinare la passione sportiva con la dignità del territorio. Quella squadra non era solo un club, era un’ambizione: arrivò a arrampicarsi fino alla C1 nazionale, portando il nome del quartiere in giro per l’Italia a testa alta.
Veder passare tra i ragazzi del torneo Stanislao Manna, il capitano di quella Cestistica, e Diego Mangiapia, è stato come veder camminare la storia in canotta e pantaloncini.
Oppure, il CB Pianura di Pietro Mangiapia e il Progetto Pianura di Gianni Palmers. Un filo invisibile ma d’acciaio che lega il passato glorioso al presente polveroso di oggi.

Il basket di strada ha un profumo particolare
Il basket di strada, d’altronde, ha un suo profumo particolare. Sa di ginocchia sbucciate, di palla a spicchi consumata fino a perderne le venature, di sudore pulito. Sono arrivati a centinaia: ragazzi da ogni angolo di Napoli e, miracolo delle passioni autentiche, persino dall’Emilia Romagna. Una tribù festosa, rumorosa, fottutamente viva.
E la politica? La politica fa quello che sa fare meglio quando c’è da faticare: si distrae. C’erano l’assessore Marco Lanzaro e il consigliere Giorgio Birra, e a loro va l’onore delle armi per averci messo la faccia. Ma i vertici, l’Amministrazione con la “A” maiuscola e la burocrazia minuscola, sono rimasti altrove, prigionieri di quell’anonimato che sa tanto di assenza cronica. Poco male, verrebbe da dire. La comunità pianurese ha dimostrato, per l’ennesima volta, di bastare a se stessa. Ha dimostrato che l’orgoglio territoriale vale più di un timbro su un foglio di protocollo.
Quei bambini costretti a tirare in un campo senza canestri
Però resta l’amaro in bocca, quel retrogusto di ingiustizia che non si cancella nemmeno dopo una bella vittoria sulla sirena. Qualche tempo fa, a Marano, si piangeva — giustamente — per quei bambini costretti a tirare in un campo senza canestri, come in un quadro di desolazione metropolitana. A Pianura il paradosso è speculare e forse ancora più doloroso: i canestri ci sono, l’entusiasmo deborda, gli iscritti si contano a centinaia, ma le porte dei campionati federali della Fip restano sbarrate. Mancano le strutture adeguate. Manca un tetto, un parquet degno di questo nome, una casa per i sogni di questi ragazzi che vorrebbero solo ricalcare le Orme di Manna e compagni.
È la solita storia italiana, napoletana in particolare: un immenso talento sprecato per difetto di manutenzione pubblica. Si creano campioni sulla strada, ma si vieta loro di diventare atleti nei tabellini ufficiali.
Resta l’eco di una festa, l’orgoglio di un quartiere che non si piega e la certezza che, finché ci sarà un pallone che rimbalza sul cemento dell’Attianese, Pianura continuerà a fare la sua storia. Anche senza il permesso dei palazzi