Ibrahimovic manco il commentatore sa fare. Esattamente qual è il suo lavoro?

Anche in tv mostra il peggio di sé, almeno però non distrugge il Milan. Perennemente ego-riferito, si definisce più forte di Haaland. La realtà è che in due Mondiali non ha segnato nemmeno un gol.

Ibrahimovic manco il commentatore sa fare. Esattamente qual è il suo lavoro?

AC Milan's Swedish senior advisor Zlatan Ibrahimovic smiles prior to the Italian Serie A football match between AC Milan and Inter Milan at San Siro stadium in Milan, northern Italy, on March 8, 2026. (Photo by Stefano RELLANDINI / AFP)

Il Milan affonda tra il vuoto che regna a Milanello e i suoi calciatori più rappresentativi che vogliono cambiare aria, echi dovrebbe ricostruirlo è troppo impegnato a fare l’“entertainer” (chiamiamolo così, il termine giusto sarebbe un altro) in America, dove ha il ruolo di commentatore per i Mondiali iniziati giovedì. Ieri, Ibrahimovic, in compagnia di Lalas e Henry, ha dato il peggio di sé e Gabriele Romagnoli su Repubblica ne analizza in maniera piuttosto pungente il modo di porsi, con il suo fare da showman trito e ritrito. I dettagli.

Ibra, flop anche commentatore

Ibrahimovic ex giocatori, oggi dirigente nel MIlan

Repubblica comincia così: “Ibra non ha mai segnato un solo gol in due Mondiali disputati, ma sembra ne abbia vinti tre, due più di Henry.” E già sarebbe ko tecnico.

Poi prosegue:

“Commentare non è il suo mestiere, ma dopo che ha smesso di giocare non si è capito che cosa faccia esattamente. È un advisor, ma più che altro sconsiglia: non Rangnick, che farebbe tutto da sé; non Glasner, che non conosce abbastanza. Come sempre la forma abbaglia e nasconde la sostanza. Sul web si commentano la sua pettinatura, senza più codino, e i suoi completi in puro stile Willy Wonka e la fabbrica dei dollari.

Il povero Lalas ha fatto l’errore di dire che ammira Haaland e la risposta non si è fatta attendere: “Se ha due occasioni Haaland fa due gol; se io avevo due occasioni ne facevo tre.”

Una fortuna costruita sulla rozzezza

Ibrahimovic, Milan

La chiosa:

“Ha costruito la sua fortuna su quella rozzezza esibita dentro e fuori dal campo che, nell’era della spudoratezza, viene premiata. Piacerebbe a Trump e piace al pubblico”.

La cosa triste che emerge da questo ritratto è che lo svedese è probabilmente consapevole di tutto ciò e, vuoi per alimentare questo ego, vuoi perché è ormai schiavo del suo personaggio, continua imperterrito. Le vittime, ovviamente, sono i milanisti.