“Il tennis ha bisogno di un reset profondo”: l’allarme di Djokovic a Wimbledon

Dopo l'esordio vincente ai Championships, Nole punta il dito su calendario congestionato, partite troppo lunghe e il nuovo formato dei Masters 1000. E cita un dato impietoso: l'età media degli appassionati è 61 anni.

“Il tennis ha bisogno di un reset profondo”: l’allarme di Djokovic a Wimbledon

Parigi (Francia) 04/06/2025 - Roland Garros / foto Imago/Image Sport nella foto: Novak Djokovic ONLY ITALY

Djokovic chiede una riforma del tennis, e lo fa con toni d’allarme. Dopo aver superato il primo turno di Wimbledon, Novak Djokovic ha usato la conferenza stampa per dire ciò che pensa del futuro del suo sport: “Il tennis ha tantissimi problemi che non stiamo affrontando”. Un avvertimento netto, da chi quel mondo lo conosce a fondo e da anni ne denuncia le storture — non a caso guida la rivolta dei giocatori con la PTPA, l’associazione dei tennisti che ha contribuito a fondare.

Djokovic e la riforma del tennis: “Tutti allo stesso tavolo”

Il punto, per Nole, è che manca un tavolo comune: “Servirebbe una riforma con tutte le parti coinvolte sedute allo stesso tavolo. Ma questo, al momento, non sta succedendo”. È lo stesso problema di frammentazione che ilNapolista racconta da tempo: un calendario lunghissimo e “sulla pelle” dei tennisti, con troppi organismi in conflitto tra loro. Una macchina che, secondo alcuni, andrebbe ripensata come la Formula 1.

Partite più brevi e il pubblico che invecchia (61 anni di media)

Djokovic porta anche un dato che fa riflettere: “Con la PTPA commissionammo uno studio che mostrava come l’età media degli appassionati fosse di 61 anni. I giovani magari seguono gli Slam, ma difficilmente resteranno davanti alla tv quattro o cinque ore per una partita. Oggi l’attenzione dura molto meno e dobbiamo trovare il modo di adattarci”. La sua proposta è di distinguere i tornei: “Gli Slam sono una realtà diversa, ma nel circuito possiamo sperimentare. Partite più brevi e dinamiche potrebbero essere una soluzione. Dobbiamo provarci”. È il paradosso di uno sport che fatica a tenere il ritmo del nostro tempo.

Il nodo Masters 1000 e il calendario “sulla pelle” dei giocatori

L’unica vera novità degli ultimi anni — i Masters 1000 spalmati su più di una settimana — per Djokovic è un errore: “Si cerca continuamente di aumentare il valore economico del prodotto allungando i tornei e inserendo nuovi eventi in un calendario già congestionato. Dal punto di vista commerciale, certo, aumenta il valore dell’evento, ma non sono convinto che giovi ai giocatori“. Lui ammette il proprio privilegio — “Gioco molto meno rispetto a una volta, posso scegliere dove competere, quindi non sono esposto a questo calendario come gli altri” — ma la conclusione è un grido d’allarme: “Il nostro sport ha bisogno di un reset profondo, ci vuole una ripartenza. Così non sta funzionando“. Parole che pesano, anche se il tennis, va detto, a volte sa essere ipocrita con le sue stesse lamentele. Ma stavolta a parlare, come riportano dall’Inghilterra, è la voce più autorevole di tutte.tenn