Come giocherebbe il Milan di Glasner: il 3-4-2-1, il gegenpressing e la priorità di un nuovo centravanti
Con Oliver Glasner sempre più vicino alla panchina rossonera, proviamo a immaginare come giocherebbe il Milan di Glasner: il 3-4-2-1 marchio di fabbrica dell'austriaco

Db Lipsia 27/05/2026 - finale Conference League / Crystal Palace-Rayo Vallecano / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Oliver Glasner
Il casting è quasi chiuso, e un nome si è staccato dagli altri: Oliver Glasner. L’austriaco, gradito a Rangnick e accostato al Milan ormai da settimane, ha persino accantonato la pista Feyenoord per aspettare i rossoneri. Vale allora la pena chiedersi come giocherebbe il Milan di Glasner: perché con lui non cambierebbe solo l’allenatore, ma l’intera identità tattica del Diavolo.
Il modulo: il 3-4-2-1 come marchio di fabbrica
Dal Wolfsburg all’Eintracht fino al Crystal Palace, Glasner ha sempre avuto un sistema di riferimento: il 3-4-2-1. Tre centrali rapidi e fisici, due esterni a tutta fascia, una coppia di mediani che unisca quantità e qualità, due trequartisti (spesso ali chiamate ad accentrarsi) e una punta di riferimento. È uno schema che, come ha analizzato Squawka, è “un sistema in espansione”: la difesa a tre si trasforma rapidamente in linea a cinque in fase di non possesso, con i due trequartisti che scalano larghi a formare un blocco 5-4-1.
Il dato che fotografa la sua filosofia: le squadre di Glasner, nota sempre Squawka, “non hanno mai superato il 51% di possesso palla in una stagione“. Non è un tecnico del palleggio: è un tecnico delle transizioni.
La filosofia: gegenpressing e verticalità
In fase di non possesso il Milan di Glasner seguirebbe i dettami del gegenpressing tanto caro a Rangnick e reso celebre da Klopp: riaggressione immediata, pressing alto, partecipazione difensiva di tutti. In costruzione, la palla cerca soprattutto il centravanti — spalle alla porta per far salire la squadra o in attacco della profondità — per poi liberare gli inserimenti dei due trequartisti. La verticalità, come documenta Coaches’ Voice nella sua analisi sullo stile dell’austriaco, è il principio cardine: ripartenze a campo aperto e ricerca costante della giocata in avanti.
La centralità del 9: la prima necessità di mercato
È qui il punto. Weghorst all’Eintracht, poi Kolo Muani e Mateta: nelle squadre di Glasner il centravanti è vitale, e non a caso tutti hanno vissuto con lui la miglior stagione realizzativa della carriera. Per questo la ricerca di un nuovo numero 9 sarà la priorità assoluta del mercato rossonero: né Gimenez né tantomeno Leao o Nkunku hanno le caratteristiche per quel ruolo. Il dossier Mateta è già noto in Casa Milan, ma non sorprenderebbe un inserimento sul Kolo Muani che è obiettivo dichiarato della Juventus. L’altro intervento necessario è in difesa, dove il solo Pavlovic sembra avere il profilo adatto al gioco dell’austriaco.
Gli esuberi: si parte da Leao
Un cambio di filosofia così netto produce automaticamente degli esuberi. Il primo nome è quello di Rafael Leao: il divorzio, viste le dichiarazioni del portoghese e le tensioni con il pubblico, sembra ormai inevitabile. Difficilmente troveranno spazio anche Ruben Loftus-Cheek e lo stesso Gimenez, mentre il futuro di Nkunku potrebbe essere rivalutato in un riposizionamento sulla trequarti. In difesa sono da valutare la posizione di Tomori e lo status da titolare di Gabbia; a centrocampo toccherà a Glasner sciogliere le riserve su Fofana, Jashari e Ricci.
Il nodo che resta: Glasner, sì, ma con quale dirigenza?
C’è un’ultima incognita, che non è tattica ma politica. Glasner è il nome di Rangnick, e Rangnick ha già fatto sapere che firmerebbe solo senza Ibrahimovic tra i piedi. Lo svedese, invece, spingeva per Pochettino e per Ramon Planes ds. Il modulo del nuovo Milan, insomma, dipende ancora da chi vincerà il braccio di ferro ai piani alti — mentre la curva, intanto, ha già scelto da che parte stare: “Liberate il nostro Milan”. Il 3-4-2-1 è pronto sulla lavagna. Manca solo di sapere chi avrà il gesso in mano.