Cinque sorelle, il primo calcio femminile italiano e Starace che lo vietò: poi diventarono partigiane
Nuova puntata del podcast Inpat-Expat: dalle sorelle Boccalini al St. Pauli, con Novella Gianfranceschi. E una domanda spiazzante: per cambiare il calcio femminile, bisogna prima allenare i maschi?

Arianna Caruso celebrates after scoring to make it 2-0 during the FIFA Women's World Cup 2027 Qualifier match between Italy and Serbia at Arena Garibaldi in Pisa, Italy, on June 5, 2026. (Photo by Enrico Mattia Del Punta/NurPhoto) (Photo by Enrico Mattia Del Punta / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
Le sorelle Boccalini, nel 1933, fondarono la prima squadra di calcio femminile italiana. Pochi mesi dopo arrivò un signore di nome Achille Starace e decise che il pallone non era cosa da donne. Loro non incassarono: diventarono partigiane. Se non sapete come va a finire, non siete i soli — non lo sapevamo neanche noi. È il filo della nuova puntata del podcast Inpat-expat.
Dalle sorelle Boccalini alla Resistenza
La storia è di quelle che il calcio italiano ha rimosso per ottant’anni. Cinque sorelle di Lodi danno vita al Gruppo Femminile Calcistico; il regime, con Starace segretario del Partito e capo del CONI, archivia tutto in nome della “natura” femminile. Ma togliere loro un campo non significa toglierne lo spirito: da lì, la scelta della Resistenza. Una vicenda di libertà e coraggio che oggi, finalmente, torna alla luce — al punto che a Lodi le hanno dedicato lo stadio.
La puntata con Novella Gianfranceschi: dal St. Pauli alla domanda che ci tocca
A guidarci in questo viaggio c’è Novella Gianfranceschi: giornalista, napoletana che si dice lucana, centrocampista che rientra sul destro come Kvara. Si parte dalle sorelle Boccalini e si finisce lontano: al St. Pauli e all’idea che si possa avere una coscienza politica anche allo stadio, alle maglie diventate simboli, alla democrazia corinziana, persino agli uomini vegani. Fino alla domanda che ci tocca da vicino: per cambiare il calcio femminile, bisogna prima allenare i maschi? Una questione tutt’altro che astratta, in un movimento che fatica ancora a essere preso sul serio — dall’Italia che prova a crescere verso l’Europeo alle partite che non trovano spazio in tv, fino alle calciatrici che protestano per come vengono trattate. La risposta, come la storia delle Boccalini, è meno scontata di quanto sembri. Buon ascolto.
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