Bottiglie d’acqua ai Mondiali: la Fifa si rimangia il divieto

Il NYT riporta che le bottiglie d'acqua ai Mondiali 2026 torneranno ammesse negli stadi di USA e Canada. Per gli impianti in Messico, però, al momento niente da fare.

Bottiglie d’acqua ai Mondiali: la Fifa si rimangia il divieto

FIFA president Gianni Infantino gives US President Donald Trump a soccer ball to autograph during a signing ceremony after a state dinner with Qatar's Emir Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani at the Lusail Palace in Doha on May 14, 2025. (Photo by Brendan SMIALOWSKI / AFP) / ALTERNATE CROP

Le bottiglie d’acqua ai Mondiali 2026 si possono portare di nuovo dentro lo stadio. La Fifa ha fatto marcia indietro su una marcia indietro: dopo aver cancellato la regola che permetteva ai tifosi di entrare con un contenitore vuoto, e dopo averla sostituita con un divieto secco, ha riaperto le porte all’acqua portata da casa. Con un’eccezione pesante: la nuova apertura riguarda solo gli stadi di Stati Uniti e Canada, non quelli del Messico.

Bottiglie d’acqua ai Mondiali: cronologia di un doppio dietrofront

Ricostruiamo i fatti, perché in pochi giorni la posizione dell’organizzazione è cambiata tre volte. Fino alla settimana scorsa la politica era chiara: dentro gli impianti si poteva portare una bottiglia di plastica vuota e trasparente, fino a 1 litro, da riempire alle fontanelle. Poi, come rivelato in esclusiva da The Athletic, il 2 giugno il codice di condotta è stato riscritto per cancellare quella possibilità. Il nuovo testo recitava: “A scanso di equivoci, le bottiglie d’acqua riutilizzabili non possono essere portate all’interno dello stadio.” Tradotto: acqua e bibite solo ai chioschi interni. Dove la FIFA incassa la maggior parte dei ricavi e dove il partner Coca-Cola vende le sue bevande e l’acqua a marchio Dasani.

Il dietrofront ha scatenato critiche globali: politici, gruppi di tifosi, esperti di salute e media — gli stessi che da mesi denunciano il rischio caldo di questo Mondiale. Poi, venerdì alle 18:18 (ora della costa Est), il nuovo annuncio video che riapre tutto. Ma andiamo con ordine sulle dichiarazioni.

Le parole di Mamdani, Starmer, Chow e della Fifa

La sindaca di Toronto, Olivia Chow — la sua città ospiterà sei partite — ha definito la scelta una “pura razzia di denaro”.

Il Primo Ministro del Regno Unito, Keir Starmer, ha bocciato la linea della Fifa giudicandola “sbagliata” e “una questione di soldi”.

Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, dopo aver detto di essere “preoccupato”, ha accolto con favore la retromarcia con una dichiarazione a The Athletic: “Sono contento che la Fifa abbia deciso di invertire questa politica e di consentire che le bottiglie d’acqua vengano portate alle partite dei Mondiali.” E ancora: “Nessuno dovrebbe temere di non potersi permettere di rimanere idratato, soprattutto i tifosi che spesso aspettano per ore prima di una partita sotto un caldo estremo.”

La Fifa, giovedì sera, aveva difeso il divieto con una nota a The Athletic: la decisione si basava su “una serie di fattori legati alla sicurezza e all’incolumità, inclusa la riduzione dei rischi per giocatori e spettatori.”

A chiudere il cerchio, il video del Chief Operating Officer della Fifa World Cup 2026, Heimo Schirgi, che ha spiegato come “ai tifosi sarebbe ora, di fatto, consentito di portare una bottiglia d’acqua monouso in plastica morbida da 20oz (590ml), sigillata in fabbrica” in qualsiasi partita negli Stati Uniti o in Canada. Restano vietate le borracce rigide riutilizzabili “per motivi di sicurezza e incolumità”. Schirgi, va detto, non ha mai parlato di cambio di politica: ha sostenuto di voler fornire “chiarezza”.

Quella Smartwater in mano a Schirgi che svela il movente commerciale

Qui la voce è la nostra. La “chiarezza” di cui parla Schirgi è, materialmente e dimostrabilmente, una marcia indietro. Fino a venerdì il codice di condotta vietava “qualsiasi altro liquido che superi i 100ml/3,38 oz, a meno che tali liquidi non siano acquistati all’interno dello stadio”. Oggi entri con mezzo litro e mezzo d’acqua sigillata. Non è un chiarimento, è un’inversione a U travestita da comunicato.

E poi c’è il dettaglio che racconta tutto: nel video, mentre annuncia la riapertura, Schirgi tiene in mano una bottiglia di Smartwater. Marchio di proprietà di Coca-Cola, lo sponsor che vende le bevande negli stadi. Una fonte interna alla Fifa ha detto a The Athletic che la decisione iniziale era stata “fortemente influenzata da considerazioni commerciali”; Coca-Cola ha negato ogni coinvolgimento. È lo stesso schema che avevamo raccontato sul business del calcio di Infantino: la sicurezza come paravento, il portafoglio come motore. Tanto più che gli stessi team sicurezza della FIFA avevano espresso dubbi interni, temendo per i tifosi sotto il caldo nordamericano.

Il problema non è folkloristico. In un rapporto di 52 pagine di maggio, gli scienziati di World Weather Attribution stimano che circa 26 delle 104 partite si giocheranno con una Temperatura Globale a Bulbo Umido (WBGT) sopra i 26°C (78,8°F), e cinque oltre i 28°C (82,4°F). Non è una novità: si era già detto che i giocatori rischiano uno “stress termico estremo” in 10 stadi su 16. La WBGT misura lo stress da calore combinando temperatura, umidità, vento e sole. Far pagare l’acqua a chi aspetta ore al sole non è un dettaglio commerciale: è una questione di salute pubblica.

Il nodo Messico e il limite dei 590ml ancora da chiarire

La nuova regola vale per Usa e Canada. Sul Messico Schirgi non ha detto una parola, e questo lascia intendere che a Città del Messico, Monterrey e Guadalajara il divieto resti in piedi: The Athletic ha chiesto alla Fifa di chiarire se il Paese sia escluso. Da definire anche il limite preciso: si parla di bottiglie fino a 590ml, ma non è chiaro il trattamento dei formati più piccoli (un portavoce Fifa ha confermato il tetto dei 590ml). Per i giocatori, intanto, la Fifa ha già previsto le pause idratazione al 22′ dei due tempi; per i tifosi resta il nodo dei match pomeridiani giocati anche a 37 gradi. Aspettiamoci nei prossimi giorni una nota ufficiale stadio per stadio. E, soprattutto, una risposta sul Messico: perché un Mondiale a tre Paesi con tre regole diverse sull’acqua sarebbe l’ennesimo autogol di immagine.