Zampolli insiste con l’Italia ai Mondiali: “La partita è ancora aperta”. Idolo
L'uomo di Trump alla Gazzetta: "Come reagirebbero gli italiani? Tiferebbero oppure non guarderebbero le gare perché non ci siamo qualificati sul campo?"

Paolo Zampolo. (Oliver Bunic / Afp)
A occhio ormai ci crede solo lui. O si ostina a far finta di, per una questione di posizionamento di ruolo. Però intanto Paolo Zampolli torna alla carica con la mezza fandonia dell’Italia ai Mondiali al posto dell’Iran. Lo ribadisce alla Gazzetta dello Sport forte – dice lui – della posizione che occupa nel castello decisionale degli Stati Uniti: “Ho due capi: Donald Trump e Marco Rubio”.
E allora ecco che “Con l’appoggio di Trump, ho contattato Infantino perché il regolamento Fifa è lacunoso sulla sostituzione di una squadra che non si dovesse presentare e se l’Iran non partecipasse al Mondiale l’Italia – che lo ha vinto 4 volte ed è la più alta delle escluse nel ranking – avrebbe i requisiti giusti”.
Zampolli sì che ci conosce
Poi la Gazzetta giustamente gli fa presente che l’idea di andarci da ripescati, al Mondiale, al posto di uno Stato bombardato da chi ospita il Mondiale, è stata rifiutata con sdegno da tutti, ministro Abodi compreso. Ma Zampolli insiste, perché lui ci conosce, a noi italiani: “Posso capirlo, ma come crede reagirebbero gli italiani se la Nazionale giocasse il Mondiale? Tiferebbero come solo noi sappiamo fare o non guarderebbero le gare perché non ci siamo qualificati sul campo?”.
E allora promette che Infantino potrebbe ancora cedere: “L’anno scorso l’ho già convinto ad effettuare il sorteggio del Mondiale al Trump-Kennedy Center”. E’ quasi fatta, dai.