Vedere Kvaratskhelia dominare l’Europa ci riempie il cuore
Lo guardiamo con l’orgoglio del maestro delle elementari per l’alunno di successo. Riconosciamolo per quello che è, il compagno dei nostri giorni

Paris Saint-Germain's Georgian forward #07 Khvicha Kvaratskhelia runs with the ball during the French L1 football match between Paris Saint-Germain (PSG) and Stade Rennais FC at the Parc des Princes stadium in Paris on December 6, 2025. FRANCK FIFE / AFP
Vedere di nuovo Kvara dominare l’Europa ci riempie il cuore, senza biechi rimpianti ma con l’orgoglio del Maestro delle elementari per l’alunno di successo, dell’allenatore delle giovanili per il giocatore che arriva in Nazionale, del tifoso per il campione svezzato. Kvara non cammina per il campo con il petto impettito tronfio ma con la testa china e lo sguardo basso ma ciononostante domina la scena. Non urla, non sbraita, non fa proclami ma incide e determina. Mentre il mondo intorno a lui si affanna in inutili orpelli, si concede la solitudine del dribbling per orientare il passo, per servire l’assist vincente, abbandonando il liuto per afferrare la tromba per poi tornare ad essere quell’incendio salutare che abbiamo visto tante volte al Maradona. Brilla oggi sul palcoscenico mondiale, come i vasti fuochi nell’erba che danno odore al vento, ingrassano la terra. Il mistero naturale, le acque vive, la luce, irrompono all’Allianz Arena di Monaco o al Parco dei Principi, sortilegio di ombre e di echi.
Kvicha combina raffinatezza e semplicità.
Antico e nuovo, Kvicha combina raffinatezza e semplicità. Ha lo slancio del giorno e della notte. Nel grande prato verde dove abita, sappiamo che il sole può essere anche nero, come delle volte, come per tutti, come è successo a tratti nel suo ultimo anno a Napoli ma sappiamo anche che lui è capace di coagulare intorno a sé zolle di luce e denudare i volti. Calciatore fuori dal tempo parla al nostro di tempo. Al centro della mischia dona formule, anche inconsapevoli, alle serate calcistiche annoiate, alla nostre rinascite. E ci psicanalizza con le sue sterzate, ardenti come l’arma del refrattario, rosse, grondanti di uno strano battesimo, coronato di fiamme. Riconosciamo allora Kvara per quello che è: non il Dio onnipotente delle Accademie del calcio ma il compagno dei giorni, non di presenza ma da remoto, nell’aere. Dietro quel cinismo calcistico arguto, quella corazza nichilista, quel sarcasmo del corpo benedetto dall’alto, quella cifra stilistica suggerita dal talento, quel rifiuto della bellezza inutile, vi è la dualità di quel bambino georgiano con la zazzera: il paladino degli insorti e il poeta dell’assist riassunto in questa fiera epigrafe impressa sul suo dna: “Non piegarti se non per una sterzata in più”.