Vanoli fa il miracolo e Paratici lo caccia per far posto a Grosso. Il melodramma social dell’agente: “No words”
Nel calcio la gratitudine è un sentimento sconosciuto, e a Firenze ne sanno qualcosa. Paolo Vanoli prende una squadra morta (zero vittorie in 15 partite), la salva con due turni di anticipo viaggiando a ritmi da Europa nel girone di ritorno, e come premio riceve il benservito.

Mp Genova 09/11/2025 - campionato di calcio serie A / Genoa-Fiorentina / foto Matteo Papini/Image Sport nella foto: Paolo Vanoli
Se c’è una regola non scritta nel calcio italiano, è che i miracoli sportivi raramente garantiscono la sopravvivenza aziendale. Se salvi la vita a un club, il club ti ringrazierà caldamente prima di accompagnarti alla porta per abbracciare il “nuovo progetto”. È l’esatto e surreale paradosso che sta andando in scena a Firenze, dove Paolo Vanoli si appresta a svuotare l’armadietto dopo aver compiuto un’impresa che in piazze normali gli sarebbe valsa, se non una statua, almeno un rinnovo a cifre raddoppiate.
E invece no. Il nuovo corso targato Fabio Paratici ha altre idee, e portano tutte al nome di Fabio Grosso. Per Vanoli non c’è spazio, nonostante i numeri gridino vendetta.
La classifica ignorata e il “No Words” dell’agente
Il termometro dell’amarezza che si respira nell’entourage dell’allenatore lo ha fornito il suo procuratore, Andrea D’Amico, con una storia su Instagram che è già un manifesto del tragicomico calcio nostrano.
L’agente ha pubblicato la classifica del girone di ritorno: Fiorentina a quota 29 punti, un clamoroso +16 rispetto al disastroso girone di andata (dove Vanoli era subentrato solo all’undicesima giornata). Numeri che mettono i viola davanti a corazzate come Milan, Lazio e Bologna. Ad accompagnare questo bollettino di guerra vinta, due elementi emblematici: la scritta gigante “NO WORDS.” (Senza parole) e, capolavoro assoluto, una foto di Massimiliano Allegri in posa pensierosa. Come a dire: nel calcio contano i punti, e noi li abbiamo fatti. Ma non è bastato.

I numeri di una rinascita inutile
La verità è che la Fiorentina salvata da Vanoli era un paziente in arresto cardiaco. Zero vittorie nelle prime 15 partite di campionato. Una barca alla deriva. Dal 2026 in poi, la musica è cambiata radicalmente: 33 punti in 21 gare (ottavo posto virtuale a un passo dalla Juve). E se vogliamo guardare la classifica dal 7 febbraio, giorno in cui si è insediato ufficialmente Fabio Paratici, la Fiorentina è addirittura quinta con 25 punti raccolti in 15 partite, dietro solo a corazzate come Inter, Napoli, la rivelazione Como e Roma. Anche la differenza reti, disastrosa all’andata, si è ribaltata: 24 gol fatti e solo 21 subiti.

Risultati che Vanoli aveva sbandierato con orgoglio: “Ci sono i risultati a dirlo”, rispondeva a chi gli chiedeva perché meritasse la conferma. Ma nel calcio di oggi, i numeri valgono solo se confermano le tesi precostituite della dirigenza. Se le smentiscono, diventano un fastidioso orpello.
L’orgoglio di Vanoli: “Non resto per riconoscenza”
E così, mentre è in programma il gelido incontro di rito in cui Paratici gli comunicherà ufficialmente che il suo posto sarà preso da Grosso, Vanoli ha già preparato il terreno per un’uscita di scena a testa altissima. Niente suppliche, niente compromessi.
“Io ho detto che, se dovessi restare, non voglio rimanere per riconoscenza. È giusto che un club abbia in mano l’opzione e faccia le sue valutazioni. Io ho la tranquillità e la serenità di aver dimostrato coi numeri. Dopodiché, se dovessi essere l’allenatore del futuro, ho sempre detto che sono ambizioso e voglio una Fiorentina di alto livello”.
Oggi a Firenze è già il giorno dei saluti. “No words”, per l’appunto.