Sputi, calci, hashtag #NoAllegri, “Allegri pezzo di m.”: così nel 2014 fu accolto dai tifosi della Juventus. Poi vinse 5 scudetti di fila

Con un coraggio leonino Andrea Agnelli sfidò la piazza e lo prese come successore di Antonio Conte. Gli dissero di tutto, tifosi e giornalisti. Già allora i social venivano sopravvalutati. I fatti però gli diedero ragione: vinse 5 scudetti e giocò due finali di Champions

Sputi, calci, hashtag #NoAllegri, “Allegri pezzo di m.”: così nel 2014 fu accolto dai tifosi della Juventus. Poi vinse 5 scudetti di fila

Db Reggio Emilia 23/08/2014 - trofeo Tim / Juventus-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Massimiliano Allegri

Un istruttivo viaggio a ritroso nel tempo

È istruttivo fare un viaggio a ritroso nel tempo. Tornare a quel luglio 2014 quando Antonio Conte lasciò improvvisamente la Juventus per una questione legata ai ristoranti da 100 euro. Conte andò via e Andrea Agnelli con un coraggio leonino portò a Torino Massimiliano Allegri. Mai scelta fu più impopolare.

Ricordiamo, per chi non lo sapesse, che poi Allegri vinse cinque scudetti di fila oltre a giocare due finali di Champions perdute contro le squadre più forti degli anni Duemila: il Barcellona di Messi e il Real Madrid di Cristiano Ronaldo.

La cronaca

Allegri arrivò a Vinovo la mattina del 16 luglio 2014. Gli gridarono di tutto: “pezzo di merda, non ti vogliamo”, o il più sobrio “Noi Allegri non lo vogliamo”. Presero a calci la Jeep che lo stava trasportando, sputarono sui finestrini. Qualcuno scrisse di lancio di uova. E poi l’immancabile hashtag, quel #NoAllegri che in poche ore divenne tendenza mondiale su Twitter. Una rivolta di popolo.

Il New York Times fa a pezzi la Juventus e Allegri

Scrisse la Gazzetta:

La tensione vera si è percepita a Vinovo, ai cancelli del centro sportivo bianconero. Il pullman della squadra è stato circondato e fermato e un centinaio di ultras ha intonato cori pro Conte e contro il nuovo mister. Poi seono arrivate le auto della società. Sulla prima sedevano Agnelli, Marotta e Allegri; sulla seconda c’era Paratici. Macchine bloccate e manate sui finestrini e carrozzerie. Insulti vari. Le automobili sono entrate a fatica nel recinto. Né i dirigenti né Allegri hanno parlato con i contestatori.

Le numerose richieste di risarcimento abbonamenti da parte dei tifosi

Qui la Gazzetta si sofferma sulle numerosissime richieste di rimborso degli abbonamenti da parte dei tifosi:


Già allora i quotidiani tenevano molto in considerazione il popolo dei social. Come se fosse davvero un campione rappresentativo.

Scrisse Repubblica:

Sui forum di ispirazione bianconera, l’indice di sgradimento per Allegri si è stabilizzato attorno a un preoccupante 90 per cento. C’è persino chi ha ipotizzato di chiedere il rimborso dell’abbonamento già pagato, mentre su Twitter sono spuntati una serie di fotomontaggi ironici. Soprattutto, si vede destinatario di un hashtag (#noallegri) e di un tormentone dei tifosi: “Se viene Allegri io…”. (…) Lo scrittore Sandro Veronesi, tifosi bianconero, in un’intervista a Rnews disponibile sul nostro sito attacca: “Allegri è debole, la Juve ci dia spiegazioni”.

Il Corsport: “il popolo della Juve è compatto contro Allegri”

Il 17 luglio 2014 sul Corriere dello Sport c’è in bella evidenza un editoriale di Stefano Agresti: “Ecco perché Allegri non è la scelta migliore”:

“Il popolo della Juve è schierato, compatto, contro Allegri. È un’opposizione di pancia, com’è normale e giusto che sia quando il giudizio arriva dai tifosi, ma anche di testa. Pure noi abbiamo più di una perplessità sulla scelta del nuovo allenatore bianconero. […] Così come, quando la Juve puntò su Conte, definimmo subito azzeccatissima la scelta (lo avevamo apprezzato in tutte le sue precedenti esperienze), oggi ci permettiamo di avanzare più di un dubbio su Allegri. Giudicare dopo è comodo e meno rischioso, noi riteniamo doveroso parlare prima. Il campo dirà”.

TORINO .

Sempre il 17 luglio sul Foglio il milanista Lanfranco Pace perculava gli juventini nell’articolo titolato: “Aziendalista, senza gioco e poco simpatico. Adesso Allegri è tutto vostro, cari bianconeri. E io, milanista, godo”.

“E sono contento! Siamo tutti contenti, rossoneri di cuore e di maglia. È la nemesi. Di mezzo c’è la cessione di Pirlo e “er go-non-gol de Muntari” che tolse uno scudetto a noi e lo dette a voi, juventini, una bestialità e tanto sano risentimento. Ma siamo uomini di mondo e ora soprattutto vogliamo vedere come andrà a finire. Da ieri è vostro. […] Ci sarà da ridere”.

I giornalisti facevano a gara a parlare male di Allegri e a bocciare la scelta di Andrea Agnelli

Sul sito del Corriere della Sera si esibiva Giacomo Valtolina nell’articolo “No, cara Juve: c’è poco da stare Alégher”.

“…la notizia di Allegri sulla panchina della squadra più scudettata d’Italia è un boccone troppo ghiotto per non avventarcisi sopra come un gatto siamese sul topolino di campagna. Innanzitutto va detto che i milanisti non sono felici. Di più. Se Allegri farà valere il suo curriculum, pronti via, alla decima giornata la Juventus si troverà nella parte destra della classifica […] Insomma, contenti loro… Così noi tifosastri rossoneri non possiamo che cavalcare l’euforia”.

Allegri

Era un concerto, una sinfonia. Maurizio Crosetti su Repubblica scriveva:

“Se Conte è un martello, Allegri è un goniometro, un righello da scolaro. Se Conte è Mourinho ma pure un po’ Lippi, Allegri è Ranieri, al limite Delneri o forse Zaccheroni. Anche per questo, i tifosi bianconeri sono scontenti in grandissima maggioranza. Non li intriga per nulla il grande azzardo e l’enorme sfida di Andrea Agnelli: rimettere la Juve, intesa come società, al centro del villaggio. Quel villaggio che fino a ieri si chiamava non più Juventus, ma Antonio”.

Poi, ripresa la vita, iniziò il campionato, la Champions, eccetera.