Diritti Tv Serie A, Sky fa causa a Tim e Dazn per 1,9 miliardi di euro
Dopo che l'Antitrust ha accertato le restrizioni alla concorrenza per l'assegnazione del triennio 2021-2024, Sky batte cassa. Nel mirino c'è l'asse formato da Tim e Dazn.

Mg Milano 01/05/2021 - campionato di calcio serie A / Milan-Benevento / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: cameramen
Il calcio italiano, si sa, dà il meglio di sé nelle aule di giustizia più che sui campi in erba. E così, mentre tifosi e addetti ai lavori si accapigliano per il gioco e le classifiche, nei palazzi dei bottoni si consuma l’ennesimo, milionario psicodramma legato ai diritti televisivi.
Sky presenta a Dazn e Tim un conto da 1,9 miliardi
La ferita del triennio 2021-2024 non si è mai chiusa, anzi, ha appena iniziato a sanguinare. Sky ha infatti deciso di presentare il conto per essere stata tagliata fuori dal grande giro della Serie A, e non è uno scontrino che si può dividere alla romana: 1,9 miliardi di euro richiesti a Tim e Dazn.
La montagna di milioni
A scoperchiare il vaso di Pandora è stata l’agenzia Reuters, rivelando come l’emittente satellitare abbia depositato nelle scorse settimane una maxi-causa presso il Tribunale di Milano. Non parliamo di spiccioli per il disturbo o di banali ripicche commerciali. Sky batte cassa sostenendo, senza troppi giri di parole, che l’asse Tim-Dazn del 2021 fosse un vero e proprio patto di esclusione architettato per farla fuori dal mercato.
Il calcolo dei danni è da capogiro: circa un miliardo tondo tondo servirebbe a compensare i profitti andati in fumo in quei tre anni di astinenza forzata dalla Serie A. I restanti 900 milioni, invece, andrebbero a coprire la valanga di interessi maturati e, soprattutto, i danni d’immagine per la svalutazione del brand. Di fronte a questa bordata, le due aziende chiamate in causa si sono per ora trincerate dietro il più assordante dei “no comment”.
Le briciole dell’Antitrust e il teatrino dei ricorsi
La mossa di Sky, per quanto clamorosa nelle cifre, poggia in realtà su basi amministrative ormai solide, che hanno certificato l’anomalia di quel matrimonio televisivo. Come ha ben ricostruito l’Ansa, l’offensiva legale arriva a rimorchio della decisione definitiva dell’Antitrust dello scorso gennaio. L’Agcm ha infatti confermato senza appello l’esistenza di una “grave intesa restrittiva della concorrenza” durata un anno e sette mesi.
La farsa burocratica ha seguito il suo corso naturale in Italia: pronunciamento nel 2023, ricorsi al Tar nel 2024, passaggi al Consiglio di Stato nel 2025 e sanzioni rideterminate a inizio 2026. Il paradosso, squisitamente italiano, sta nei numeri. L’Antitrust ha sanzionato Dazn con 3,6 milioni di euro e Tim con poco più di 760mila euro. Spiccioli, praticamente multe per divieto di sosta, se paragonati alla tempesta da quasi due miliardi che Sky minaccia di scatenare ora nei tribunali civili. Il grande circo del pallone continua, tra una carta bollata e l’altra.