Se durante l’anno le nazionali non se le fila nessuno, ora i giocatori si “conservano” per i Mondiali

Dal Telegraph. "Nel corso della storia, molti hanno saltato i Mondiali a causa di infortuni. Ma mai prima d’ora ai migliori giocatori del mondo è stato chiesto di giocare così tanto come ora. Non è detto quindi che la Coppa del Mondo venga vinta dalla nazione calcistica più forte al mondo. Vincerà la squadra capace di trovare la giusta alchimia tra forma fisica, abilità, mentalità, disponibilità, spirito"

Se durante l’anno le nazionali non se le fila nessuno, ora i giocatori si “conservano” per i Mondiali

President of FIFA Gianni Infantino participates in the 2025 FIFA Club World Cup Draw ceremony in Miami on December 5, 2024. (Photo by Giorgio VIERA / AFP)

Sembra che i Mondiali (diciamo in generale le squadre nazionali) non se li fili più nessuno, almeno finché non arriva il momento di rischiare di perderlo. Per undici mesi all’anno le nazionali vengono trattate come un fastidio del calendario, una parentesi tra Champions, Premier League, Mondiale per club, tournée, finali, playoff, recuperi e partite da vendere ovunque; poi però, quando si avvicina l’estate, nessun giocatore vuole restare fuori. È il paradosso che racconta il Telegraph. Tutti sembrano odiare il calcio internazionale, ma tutti vogliono giocare il Mondiale, perché il Mondiale resta ancora il luogo in cui una carriera cambia peso storico. L’edizione 2026 sarà la più grande di sempre, con 48 squadre e 104 partite, dal 11 giugno al 19 luglio tra Stati Uniti, Messico e Canada; rispetto alle 64 gare del vecchio formato, sono 40 partite in più, e le squadre che arriveranno fino in fondo giocheranno otto partite invece di sette.

Il problema è che a quel Mondiale molti arriveranno già consumati. Il Mondiale pare meno raffinato della Champions, ma resta il grande certificato di nobiltà del calcio. Un conto è vincere tanto nei club, un altro è essere ricordati dal proprio Paese. Ronaldo nel 2002 arrivò al Mondiale dopo tre anni fisicamente devastanti all’Inter: 8 partite nel 1999-2000, zero nel 2000-01, 16 nel 2001-02. Eppure nessuno ricorda davvero quei numeri quando pensa a lui, ricorda il Brasile campione del mondo e i suoi gol in Giappone e Corea. Questo è il punto.

Il punto centrale è che si gioca troppo e che ai Mondiali non vincerà per forza il migliore

Il Telegraph scrive che sempre più grandi nomi sono costretti a rinunciare a un Mondiale che dovrebbe rappresentare l’apice della carriera. In questo contesto, suggerisce il quotidiano inglese, cresce anche il sospetto che molti calciatori – in Premier League ma non solo – possano iniziare a gestire le energie in funzione dell’estate, soprattutto alla luce di un calendario ormai fuori scala.

La lista degli indisponibili è già significativa: Xavi Simons, Rodrygo, Serge Gnabry e Hugo Ekitike sono tra i nomi certi a saltare l’estate, mentre altri restano sospesi in una zona grigia fatta di recuperi incerti e minutaggi ridotti, come Éder Militão o il talento emergente Estêvão Willian. A questi si aggiunge una lunga lista di giocatori logorati dalla stagione – Lamine Yamal, Arda Güler, Thibaut Courtois, Luka Modrić, Rúben Dias – fino ad arrivare al caso più simbolico, quello di Lionel Messi, la cui presenza resta in bilico e dipenderà soprattutto dalla tenuta fisica.

Il punto centrale è che mai come oggi ai migliori giocatori è stato chiesto di giocare così tanto. E in un contesto del genere il Mondiale non premia necessariamente la squadra più forte, ma quella che riesce a mettere insieme, nel breve periodo, condizione fisica, qualità tecnica e disponibilità degli uomini migliori. È per questo che, scrive il giornale, molti inizieranno a risparmiarsi anche senza dichiararlo.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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