Mondiale 2026, una fregatura per chi vince e un affare per chi sa far di conto
La Fifa aumenta il fondo premi di 112 milioni di dollari, ma sceglie la strada della spartizione democratica invece di premiare solo chi vince. Un colpo basso per le grandi federazioni europee.

President of FIFA Gianni Infantino speaks next to the trophy during the 2025 FIFA Club World Cup Draw ceremony in Miami on December 5, 2024. (Photo by Giorgio VIERA / AFP)
La Fifa ha deciso di fare la parte del Babbo Natale fuori stagione, gonfiando il fondo premi per il Mondiale 2026 con altri 112 milioni di dollari. Sulla carta, una pioggia di soldi che dovrebbe far sorridere tutti i 48 partecipanti.
La Fifa fa la splendida
Nella realtà, però, le grandi federazioni europee hanno già tirato fuori le calcolatrici e il risultato è un pianto greco: partecipare alla kermesse americana rischia di essere un affare in perdita.
Il paradosso è tutto qui: più soldi girano, più sembra che non bastino. Mentre la federazione statunitense si sfrega le mani grazie a un accordo di spartizione dei ricavi da biglietteria che porterà nelle loro casse un bonus da 100 milioni, giganti come Inghilterra, Francia e Germania prevedono di chiudere il torneo in rosso. Il motivo? Gli Stati Uniti sono un posto maledettamente costoso tra tasse, hotel di lusso e spostamenti infiniti.
Fifa ha deciso di vestire i panni di un improbabile Robin Hood del pallone. Invece di ricoprire d’oro solo chi arriva in fondo, ha scelto la via del socialismo calcistico: 12,5 milioni di dollari garantiti a tutti, dalla corazzata che punta al titolo alla Cenerentola di turno. Una mossa che ha fatto storcere il naso ai grandi, che ovviamente avrebbero preferito il solito vecchio sistema dove chi è già ricco incassa ancora di più.
Ma il vero incubo non sono i premi, sono le spese.
Quante nazionali finiranno in rosso?
Le grandi nazionali europee, si sa, non sanno viaggiare leggere. La Fifa paga il conto solo per 50 persone, ma federazioni come quella inglese o francese si portano dietro piccoli eserciti composti da chef stellati, maghi dei dati, massaggiatori e portaborse di ogni ordine e grado. Ogni singola testa oltre la quota stabilita è un lusso che la federazione deve pagarsi da sola. Risultato? Ogni giorno extra passato negli Stati Uniti si trasforma in un salasso logistico da brividi.
E poi c’è il paradosso finale, quello che quasi fa sorridere: più vinci, più rischi di restare al verde.
Secondo il Guardian, tra la logistica extralusso e i bonus astronomici promessi ai calciatori in caso di vittoria, alzare la Coppa del Mondo potrebbe rivelarsi l’operazione finanziaria più in perdita della storia. Vince chi ha il talento, d’accordo, ma a quanto pare l’unico vero affare lo fa chi non ha perso la calcolatrice tra un allenamento e l’altro.