Quel sessista, misogino di Florentino Perez: l’accusa del Paìs
Duro editoriale dopo la conferenza di ieri e le frasi su due giornaliste. El Paìs lo ricollega al caso Rubiales: "cultura sessista profondamente radicata"

Real Madrid's President Florentino Perez delivers a speech duirng traditional year-end holiday gathering of journalists and other guests at the Santiago Bernabeu stadium in Madrid on December 15, 2025. (Photo by Thomas COEX / AFP)
A Madrid il clima è tutt’altro che sereno. Le recenti dichiarazioni di Florentino Perez in conferenza hanno acceso una polemica feroce, dividendo ambiente, tifosi e stampa. Parole giudicate da molti troppo dure e autoreferenziali, soprattutto nel momento in cui il Real Madrid sta attraversando una fase delicata sul campo (e non solo). Si tratta di un Real molto meno dominante che non vince trofei da due anni (e a Madrid questo aspetto pesa, per quanto sia lunare come ragionamento ndr). A Madrid legano l’identità alla vittoria, proprio per questo sono in crisi. Ne parla El Paìs, che ricostruisce le dichiarazioni del presidente dando loro un’accezione più che negativa su certi aspetti e valori.
Perez e le considerazioni sessiste durante la conferenza a Valdebebas
El País osserva che quasi tutte le dichiarazioni rilasciate da Florentino ieri (soprattutto il tono con cui sono state pronunciate) possono essere lette come una rappresentazione concreta di un modello di potere ben preciso. Tra le definizioni proposte, il quotidiano spagnolo individua come particolarmente calzante quella di “un gruppo di uomini ricchi e anziani che esercitano il potere politico”.
Secondo questa lettura, Pérez non è semplicemente il presidente del Real Madrid. Lo è anche in virtù di ciò che è stato prima: Direttore Generale delle Infrastrutture di Trasporto, consigliere comunale a Madrid e via dicendo. Una traiettoria che si intreccia con una rete di relazioni costruita nell’arco di mezzo secolo, che comprende figure politiche ed economiche. È proprio questa storia, scrive El País, a rendere comprensibile — più che giustificabile — il modo in cui Pérez si è rivolto ai giornalisti durante la conferenza stampa. Davanti a decine di telecamere, ha commentato un articolo del quotidiano Abc dicendo: “Guardate i due articoli che avete pubblicato oggi. Uno è stato scritto da una donna di cui non so nemmeno se ne capisca qualcosa di calcio”.
Poco dopo, concedendo la parola a una giornalista, ha aggiunto: “Lasciate che anche quella ragazza faccia domande, ha il diritto di parlare… siete tutti così brutti, dannazione”.
Nello stesso intervento, ha giustificato episodi di tensione nello spogliatoio sostenendo che «i giocatori hanno litigato quasi ogni stagione» e ha definito “grave” il fatto che tali episodi siano stati resi pubblici. Ha infine rivendicato come merito del club il fatto di aver “reso il calcio gratuito per i bambini in Africa”.
El Paìs lo paragona a Rubiales
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. La ministra per le Pari Opportunità, Ana Redondo, ha dichiarato che le parole del presidente del Real Madrid “riflettono una cultura sessista profondamente radicata”, sottolineando come tali atteggiamenti siano spesso il prodotto di un sistema più ampio, più che di singole individualità. El País collega infine questo episodio a un precedente recente: il caso di Luis Rubiales, ex presidente della Federazione calcistica spagnola, condannato per violenza sessuale nei confronti di Jennifer Hermoso. In entrambi i casi emerge una frase identica: “Non mi dimetterò”.
Secondo il quotidiano, il punto di contatto non è solo linguistico. È culturale. Si tratta di uomini abituati non solo a occupare posizioni di potere, ma a considerarle proprie. A percepirle come spazi naturali, difficili da mettere in discussione.