Anche i Sinner soffrono. La versione umana di Jannik, resiliente più che dominante
Contro Medvedev, Jannik ha mostrato il proprio profilo stoico. Sembrava in balia del russo e della stanchezza. Poi, si è ripreso. E prima che il russo potesse rimontare anche nel terzo, è arrivata la pioggia ad aiutarlo. Si riprende domani pomeriggio

Italy's Jannik Sinner reacts during a break in the semi-final against Russia's Daniil Medvedev at the ATP Rome Open tennis tournament at Foro Italico in Rome on May 15, 2026. (Photo by Tiziana FABI / AFP)
Ecco l’altro Sinner. Il Sinner che non siamo abituati a vedere. Il Sinner di lotta. È stata (ed è ancora) una battaglia la semifinale contro Medvedev. Un percorso di sofferenza, tennistica s’intende. Interrotta dalla pioggia nel terzo set sul 4-2 per Jannik (vantaggio Medvedev) con un set pari. Si riprende domani, non prima delle 15.
È sparito il Sinner dominante
Il numero uno del mondo ha mostrato il lato meno conosciuto. Ogni sua partita sembrava diventata una formalità, una corsa più contro il tempo che contro l’avversario. E invece dopo il tradizionale 6-1 iniziale, il rendimento di Medvedev è cresciuto. Il russo ha ripreso a sparare bordate come ai bei tempi e ha preso il comando del gioco. Sinner si è aggrappato come ha potuto. Raramente l’avevamo visto così alle corde. È andato sotto 3-0 nel secondo set. Ha evitato il 4-0. Si è issato al 3-3 con la solita mostruosa forza mentale. Ma non era più il Sinner dominante. È tornato a mostrare quella smorfia di fatica che è sempre stata un cattivo presagio. La resistenza fisica è il suo vero tallone d’achille. Jannik ha giocato tanto, tantissimo in questi mesi. Non pochi credevano che alla fine avrebbe saltato Roma. Invece ha giocato il torneo. Non avrebbe potuto fare altrimenti. Ma comincia ad accusare la fatica. Non si dovrebbe dimenticare che l’obiettivo è il Roland Garros. Roma è Roma, non si è potuto sottrarre. Per giunta nel 2026 cinquant’anni dopo l’ultimo italiano vittorioso a Roma: Adriano Panatta of course.
Sembrava la maledizione e la rivincita del calcio
Sinner ha finito per perdere il secondo set 7-5 sotto i colpi martellanti del russo. Poi, però, tra un massaggio alle gambe e una smorfia di dolore, una palla corta e un’esultanza gladiatoria, passo dopo passo il numero uno del mondo è magicamente risorto nel terzo. Ha strappato il servizio a Medvedev e si è aggrappato al break. Il serbatoio era a riserva. Per fortuna, il russo è calato. Ha ricominciato a sbagliare, non ha più sballottolato l’azzurro per il campo come nel secondo set. E poi è arrivata santa pioggia. Sul 4-2 Sinner e vantaggio Medvedev al servizio.
A un certo punto sembrava che stesse prendendo il sopravvento la maledizione del calcio. Il vecchio protagonista usurpato della foto principale sulla locandina, che ha dovuto subire l’affronto di non essere più la vetrina dello sport italiano. Immaginate una finale senza Sinner? Sapete quanti marameo sarebbero stati indirizzati dalla Federcalcio e dalla Lega Serie A a quell’arrogante di Binaghi?
A questo punto probabilmente si riprenderà domani e sarà decisamente meglio per Sinner. La fortuna aiuta anche i rapaci e gli stoici, non solo gli audaci. È stata una versione più umana di Sinner, meno robotica, meno marziana. Oseremmo dire più romantica.