“Non smettere di allenare”: il messaggio di Galeone ad Allegri

La scomparsa di Giovanni Galeone, maestro e mentore di Massimiliano Allegri, si intreccia con l'arrivo di Max sulla panchina del Napoli

“Non smettere di allenare”: il messaggio di Galeone ad Allegri

AC Milan's Italian head coach Massimiliano Allegri looks on ahead of the Italian Serie A football match between AC Milan and Cagliari at the San Siro Stadium in Milan on May 24, 2026. (Photo by Piero CRUCIATTI / AFP)

Il legame tra Giovanni Galeone e Massimiliano Allegri è una delle storie più belle e meno raccontate del calcio italiano. Se ne torna a parlare ora, nel momento in cui la scomparsa del vecchio maestro si intreccia con l’arrivo di Allegri sulla panchina del Napoli — un passaggio che proprio Galeone aveva predetto e confermato.

C’è un messaggio che racchiude tutto questo rapporto. Lo ha raccontato Allegri: “Il mister difficilmente mi scriveva dei messaggi”. Poi, l’anno scorso, senza preavviso, arrivò una frase che Max non si aspettava: “Ciao Massimiliano — non mi chiamava mai così — non smettere di allenare”. E Allegri ha aggiunto, spiazzato: “Ed io non avevo mai detto niente di tutto ciò”. Un messaggio quasi profetico, arrivato mentre Max era senza panchina, prima del ritorno in pista che lo porterà ora a Napoli.

La profezia sul Napoli, confermata da Galeone

Prima di spegnersi, Galeone aveva confermato un’indiscrezione che circolava da tempo: Allegri, dopo la vittoria del terzo scudetto, era la figura scelta dal club azzurro per ereditare la panchina di Conte. Le sue parole sull’operazione di mercato che sognava di vedere:

 

Giovanni Galeone allo stadio del Perugia

 

Aveva un accordo con il Napoli, prima che Conte decidesse di rimanere. Ad Allegri prima suggerivo giocatori. Adesso non posso suggerire a Max i giocatori, lui vuole giocare con Leao in maniera diversa, gli concederà la possibilità di spaziare. Quando giocava al Wolfsburg avevo segnalato a Max De Bruyne e Perisic. Due giocatori eccezionali. Sono contento che posso vederlo in Italia in maglia del Napoli, è un giocatore eccezionale”.

Il dettaglio è di quelli che fanno sorridere chi conosce il calcio: Galeone, che aveva segnalato Kevin De Bruyne ad Allegri ai tempi del Wolfsburg, immaginava ora di rivederlo proprio in maglia Napoli — la squadra dove De Bruyne effettivamente gioca. Il cerchio, nella mente del vecchio maestro, si chiudeva.

Le parole di Allegri nel giorno dell’addio

Il giorno della scomparsa di Galeone, Allegri ha affidato a poche frasi tutto il peso di un rapporto lungo una vita:

Per me è una giornata triste, al mister ero legato sia professionalmente che umanamente. Nel ’91 sono arrivato a Pescara, dopo mezz’ora di allenamento ho capito che era diverso. Mi ha detto che se volevo fare il giocatore dovevo giocare la mezzala. Anche se è passato per un grande offensivo, i principi difensivi li ho imparati tutti da lui”.

Allegri sorride e saluta

È la chiave di lettura di tutto l’Allegri allenatore: i “principi difensivi”, quelli per cui è stato tanto criticato e tanto vincente, li ha imparati da Galeone. Il paradosso è che Galeone era un apostolo del calcio offensivo, eppure il suo allievo più celebre è diventato il simbolo del pragmatismo.

Pescara, 1991: come è cominciato tutto

La scorsa estate, in un’intervista a Sportweek del Gazzetta dello Sport, Galeone aveva raccontato la genesi del rapporto. Tutto nacque quasi per caso, da un’altra trattativa. Il Pescara cercava Frederic Massara, che militava in Serie C nel Pavia. La presidentessa Giusy Achilli, ricordava Galeone, pose una condizione: “Va bene, ve lo diamo. Ma vi prendete anche Allegri”.

 

Il punto è che Galeone, all’inizio, Allegri non lo voleva nemmeno: “Io non lo volevo Allegri. Allenavo da tempo, ma non sapevo chi fosse. Veramente”. Poi lo vide in azione. E qui emerge il Galeone allenatore, quello per cui “il pallone era, è, la prima cosa”: “Quando ho visto come si muoveva Max, ho detto ai miei collaboratori: Massara è bravo, ma questo è un giocatore”.

Galeone raccontava di un Allegri calciatore “con numeri tecnici non indifferenti”, che “da giocatore ha avuto meno di quanto avrebbe meritato”. Prima la promozione dalla B, poi la Serie A da titolare. E un aneddoto che faceva ridere il vecchio maestro: Allegri rivendicava di aver già esordito in Serie A, nel Pisa. “Sì, Max, ma due minuti, sei entrato all’88′”, gli rispondeva Galeone. E Allegri, orgoglioso: “Ma due minuti contro il Milan di Van Basten”. Quel Milan di Arrigo Sacchi, “la nostra zona, quel calcio. Che meraviglia”, chiosava Galeone.

Il leader nato

Galeone aveva capito presto che Allegri sarebbe diventato allenatore. Lo raccontava così: era andato a vedere come lavorava all’Aglianese, in C2, e aveva notato “quanto lo rispettavano i giocatori in una situazione societaria difficile”. La conferma di un’intuizione: “io sapevo già che era un leader nato. Governava lo spogliatoio, anche quando giocava. Poi è partito, è cresciuto, ha seminato e raccolto”.

Oggi che Allegri sta per sedersi sulla panchina del Napoli, quel raccolto ha il sapore amaro di un addio. Il maestro non c’è più, ma la sua ultima frase resta lì, come un testamento e una benedizione: “non smettere di allenare”. Max non ha smesso. E forse, in fondo, lo ha fatto anche per lui.