“Nessuno parla male di Ancelotti”: l’omaggio di Carlos Vinicius all’ex allenatore del Napoli

A Globo Esporte: "Mi aspettavo che non mi avrebbe nemmeno salutato. Invece fu il primo a salutarmi, provò a parlare un po' di portoghese… mi ha abbracciato. È stata un'esperienza fantastica".

“Nessuno parla male di Ancelotti”: l’omaggio di Carlos Vinicius all’ex allenatore del Napoli

Brazil's national football team coach Italian Carlo Ancelotti gestures during a press conference to announce the squad for the international friendlies against France and Croatia in Rio de Janeiro, Brazil on March 16, 2026. Pablo PORCIUNCULA / AFP

C’è un giocatore che del Napoli ha vissuto solo i margini, eppure ne parla come dell’esperienza che gli ha cambiato la carriera. È Carlos Vinicius, oggi tornato in patria al Grêmio dopo un lungo giro d’Europa tra Monaco, Benfica, Tottenham, PSV, Fulham e Galatasaray. Acquistato dagli azzurri nel gennaio 2018 e mai sceso in campo in partita ufficiale, l’attaccante brasiliano disputò comunque due ritiri precampionato con Carlo Ancelotti in panchina. E ora che Ancelotti è diventato ct del Brasile, ai microfoni di “Abre Aspas” su Globo Esporte ha voluto rendergli omaggio.

Da rischiare di smettere al Napoli dei 91 punti

Il racconto parte dallo stupore di un ragazzo catapultato in un altro mondo. “Dieci mesi prima ero in seconda divisione, nel campionato Goiano, e stavo per smettere di giocare”, ricorda Carlos Vinicius. “Dieci mesi dopo ero lì con Ancelotti, con il Napoli”. Quel Napoli, sottolinea, “che aveva fatto 91 punti, perdendo il campionato contro la Juventus che ne aveva fatti 92″.

L’impatto con lo spogliatoio fu intimidatorio: “C’era Hamsik, il centrocampista con la cresta. Insigne, Mertens, Koulibaly… e poi Ancelotti come allenatore. Mio Dio”. Al punto che, confessa, “non avevo nemmeno il coraggio di alzarmi per prendere un po’ d’acqua”. Lo stesso spogliatoio di cui, anni dopo, anche Hamsik ha raccontato l’aura speciale.

Il gesto di Ancelotti e la “figura paterna”

A sciogliere il ghiaccio fu proprio il tecnico. “Mi aspettavo che Ancelotti non mi avrebbe nemmeno salutato. Per me andava benissimo, mi bastava essere lì”, racconta l’attaccante. “Invece fu il primo a salutarmi, provò a parlare un po’ di portoghese… mi ha abbracciato. È stata un’esperienza fantastica”. Da lì il ritratto di un gestore di uomini prima ancora che di una squadra:

Possiede una qualità altissima: saper gestire i giocatori, dentro e fuori dal campo. Oserei dire che non c’è un solo giocatore che parli male di Ancelotti, perché sa trattarli come una figura paterna e li fa sentire sempre a proprio agio”.

È la stessa capacità che a Napoli aveva lasciato il segno, come quando fu Ancelotti a volere a tutti i costi Fabián Ruiz e Ghoulam.