Kevin-Prince Boateng e la confessione brutale sul fratello Jerome
L'ex Milan nel podcast di Andreas Poke ammette gelosia, risentimento e assenza totale di rapporto con il fratellastro. Due carriere parallele, due nazionali diverse, due vite che non si sono mai davvero incrociate

15 June 2024, Berlin: Former footballer Kevin-Prince Boateng stands on the fan mile at the Brandenburg Gate as he looks back on the opening game of the European Championship. Photo: Joerg Carstensen/dpa (Photo by Jörg Carstensen / DPA / dpa Picture-Alliance via AFP)
Ci sono fratelli che si completano e fratelli che si respingono. Kevin-Prince e Jerome Boateng appartengono alla seconda categoria, e ormai non si prendono nemmeno la briga di nasconderlo. L’ultimo capitolo di una saga familiare lunga quanto le loro carriere arriva dal podcast di Andreas Poke, dove Kevin-Prince ha parlato del fratellastro con una franchezza che rasenta il regolamento di conti.
Le parole non lasciano margine a interpretazioni: “Non abbiamo mai avuto un buon rapporto perché lui è molto diverso da me. L’ho visto diventare una superstar e ho sempre pensato che non meritasse nulla di ciò che ha ottenuto perché sono io quello che ha fatto i passi avanti. E anche quelli sbagliati, gli ho spianato la strada”.
Non è una dichiarazione da poco. Kevin-Prince sta dicendo, in sostanza, che il fratello ha costruito la sua carriera evitando gli errori che lui aveva commesso per primo, imparando a sue spese cosa non fare. Una sorta di apripista involontario.
@pokeandreasWhy Kevin-Prince Boateng Doesn’t Speak With His Brother.♬ original sound – pokeandreas
La Champions League come ossessione e ferita aperta
Ma il passaggio più crudo riguarda la Champions League, il trofeo che Kevin-Prince non ha mai alzato e che Jerome ha vinto due volte con il Bayern Monaco, nel 2013 e nel 2020: “Ci sono stati momenti nella mia carriera in cui sono stato geloso di lui, perché ho sempre voluto vincere la Champions League. È l’unica cosa che conta. Vincere la Coppa del Mondo non mi interessa, vincere il campionato non mi interessa. Voglio vincere la Champions League. Lui ha vinto la Champions League e ho pensato: ‘Non se la merita, amico'”.
È il tipo di ammissione che un calciatore non fa quasi mai, nemmeno a carriera finita. Kevin-Prince riconosce apertamente di aver provato invidia — non competizione sana, non motivazione, ma invidia pura — verso il successo del fratello. E lo dice senza cercare attenuanti.

Due fratellastri, due mondi, due nazionali
Per capire la radice del conflitto bisogna tornare a Berlino, alla metà degli anni Ottanta. Kevin-Prince nasce nel 1987, Jerome nel 1988. Stesso padre ghanese, madri diverse. Kevin-Prince cresce in un quartiere popolare con la madre, Jerome in una zona più agiata. Sono fratellastri che condividono un cognome e il talento per il pallone, ma poco altro.
Le strade divergono presto anche sul piano delle nazionali: Jerome sceglie la Germania, Kevin-Prince il Ghana. Ai Mondiali del 2010 in Sudafrica si ritrovano da avversari nella fase a gironi, e l’immagine dei due fratelli uno contro l’altro diventa il simbolo di una relazione impossibile. Ma la frattura vera era già avvenuta settimane prima, quando Kevin-Prince aveva infortunato Michael Ballack nella finale di FA Cup, costringendo il capitano tedesco a saltare il Mondiale. Jerome commentò pubblicamente: “Mio fratello avrebbe dovuto essere espulso”. Kevin-Prince rispose: “Con mio fratello ho chiuso”.
Il bilancio di due carriere incomparabili
I numeri raccontano due storie profondamente diverse. Jerome ha giocato 363 partite con il Bayern Monaco tra il 2011 e il 2021, vincendo nove Bundesliga, due Champions League, due Supercoppe Europee, due Mondiali per club e la Coppa del Mondo 2014 con la Germania. Un palmarès da leggenda.
Kevin-Prince ha avuto una carriera da nomade del calcio: Hertha Berlino, Tottenham, Portsmouth, Milan, Schalke 04, Las Palmas, Eintracht Francoforte, Sassuolo, Barcellona (in prestito), Fiorentina, Monza, di nuovo Hertha. Ha vinto uno scudetto con il Milan nel 2011 — la sua stagione migliore — e una Liga con il Barcellona da comprimario. In Serie A ha collezionato 112 presenze e 16 gol. Con il Ghana, 15 presenze e 2 reti. Un curriculum rispettabile, ma che non regge il confronto con quello del fratello.
Il perdono chiesto (e non ottenuto)
Kevin-Prince ha anche ammesso di aver provato a ricucire: “Ho fatto errori che lui ha evitato, e mi sono sentito amareggiato per i suoi successi. Gli ho chiesto perdono per la gelosia e per aver messo in dubbio ciò che ha ottenuto, ma non abbiamo ancora un vero legame”. Una confessione che aggiunge una nota di vulnerabilità a un racconto altrimenti dominato dal rancore.
Il rapporto era già stato dichiarato morto nel 2021, quando Jerome fu condannato per violenze domestiche contro l’ex compagna. Kevin-Prince prese le distanze pubblicamente: “Aborro la violenza contro le donne. Non mi identifico nelle azioni di mio fratello e quindi non ho più nulla a che fare con lui”. Lo scorso ottobre il Bayern Monaco ha cancellato uno stage da allenatore per Jerome dopo le proteste dei tifosi legate proprio a quella vicenda giudiziaria.
La lezione amara di Kevin-Prince
C’è qualcosa di paradossale nel percorso di Kevin-Prince Boateng. È stato lui il più coraggioso dei due sul piano umano: nel 2013 a Busto Arsizio, durante un’amichevole contro la Pro Patria, raccolse il pallone e abbandonò il campo dopo cori razzisti, un gesto che fece il giro del mondo e gli valse un invito alle Nazioni Unite. È stato lui a parlare apertamente delle difficoltà dei giovani calciatori, del razzismo strutturale nel calcio, della fatica di crescere senza privilegi. Ma sul campo, dove alla fine si misurano le carriere, ha sempre inseguito il fratello senza mai raggiungerlo. E ammetterlo davanti a un microfono, a 39 anni, è forse il gesto più onesto — e più doloroso — della sua vita pubblica.