Il pilota che “spezzò in due” Zanardi: “Volevo smettere per punirmi, Alex mi ha salvato”
L'intervista a Repubblica di Alex Tagliani il protagonista del terribile incidente del 2001: "Avevo un senso di colpa grandissimo, non potevo più continuare a correre, perché la vita è più importante di una gara. E io ne avevo appena dimezzata una"

COT12 - 20010915 - KLETTWITZ, GERMANY : The racing car of Italian pilot Alex Zanardi is burning after a collision with Canadian Alex Tagliani during the "Amercian Memorial" of the US American Champ Car Series in Klettwitz on Saturday, 15 September 2001. The race was won by Swedish Kenny Brack. EPA PHOTO DPA/MATTHIAS HIEKEL/mh/hpl-bw
Alex Tagliani è entrato nella storia suo malgrado per essere il pilota che il 15 settembre 2001 in Germania travolse la monoposto in testacoda di Alex Zanardi. L’incidente nel quale Zanardi per poco non morì e nel quale ci rimise entrambe le gambe. Canadese di origini italiane, vive ancora in Canada. E per la morte di Zanardi è stato intervistato da Emanuela Audisio per Repubblica. E’ un racconto straziante, il suo, di due vite sospese da un attimo. Poi ricomposte dal tempo. Racconta che quando piombò su Zanardi andava oltre i 340 all’ora, “a quell’epoca le Indy avevano 1.000 cavalli. Ho visto con la coda dell’occhio sinistro la vettura di Alex rientrare lentamente in pista, era finita sull’erba dopo aver slittato in uscita dai box. Ho provato a sterzare a sinistra, ma l’impatto è stato violentissimo, ho perso conoscenza. Quando mi sono risvegliato in ospedale c’era Daniela, la moglie di Alex e tanti altri che mi tranquillizzavano e mi continuavano a dire: non è stata colpa tua”.
Tagliani racconta il suo “post”, “sapevo che ad Alex avevano tagliato le gambe. Nel mio cervello c’era sempre quell’immagine, non mi rendevo più conto di dove fossi o di cosa stessi facendo. E se gareggi non è una bella sensazione. Dovevo punirmi per quello che avevo causato, avevo un senso di colpa grandissimo, non potevo più continuare a correre, perché la vita è più importante di una gara. E io ne avevo appena dimezzata una. Pensai di smettere, era la mia forma di rispetto verso Alex. Io gli avevo tolto la vita da pilota, era giusto interrompere anche la mia”.
Ma Tagliani racconta che è stato a suo modo salvato proprio da Zanardi, che “l’anno dopo venne a Toronto, in pit-lane, facemmo una rimpatriata anche con altri piloti e gente del team Ganassi. Parlammo un po’. Mi disse: “Ho delle nuove protesi tecnologicamente avanzate. E sai qual è il vantaggio delle mie nuove gambe? Sono tre centimetri più alto, anche di Daniela”. Scherzava, raccontava barzellette, diceva che sarebbe tornato a guidare, parlava di comandi al volante. Era sincero, aveva capito che mi ero bloccato, così è cambiato tutto anche per me. Mi sono sentito più leggero, liberato da una colpa, e ho pensato che altro che smettere, un tipo così meritava di essere onorato continuando a fare sportellate”.
Dopo quell’incidente, secondo Tagliani, “Zanardi ha smesso di appartenere a sé stesso. Quello status richiede che tu dica sempre sì, che ti renda disponibile. E lui in questo è stato generosissimo, si è dato per tutto e per tutti. Ovunque servisse. Invece di essere egoista e di mollare qualche volta un no”.