Il calcio garantisce alle organizzazioni criminali consenso sociale, prestigio, controllo del territorio
Interessante seminario alla Federico II su economia criminale, corruzione, riciclaggio e amministrazione giudiziaria delle società sportive con l'antimafia Ardituro, il manager Alessandro Formisano e il docente Roberto Vona

As Roma 20/10/2024 - campionato di calcio serie A / Roma-Inter / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: tifosi Inter
Alla Federico II il seminario su economia criminale, corruzione, riciclaggio e amministrazione giudiziaria delle società sportive
Si è svolto presso l’Aula T4 del Campus Universitario di Monte Sant’Angelo dell’Università degli Studi di Napoli Federico II il seminario dal titolo “Economia criminale, corruzione, riciclaggio. L’amministrazione giudiziaria delle società sportive come leva di sviluppo di un business etico e sostenibile”, organizzato nell’ambito della XVII edizione del Laboratorio di Economia & Management delle Imprese Criminali – LEMIC.
L’incontro, introdotto e coordinato da Roberto Vona, Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e Coordinatore Scientifico del Laboratorio di Economia & Management delle Imprese Criminali, ha rappresentato un momento di approfondimento sul rapporto tra criminalità organizzata, gestione delle società sportive, tifoserie organizzate, economia dello stadio e strumenti di prevenzione.
Un saluto agli studenti e ai relatori è stato rivolto, nella parte iniziale dei lavori, da Guido Trombetti Rettore Emerito dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Sono intervenuti Antonio Ardituro, Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, e Alessandro Formisano, AD di SpAi Analytics Management, già Head of Operations, Sales & Marketing della Società Sportiva Calcio Napoli e Amministratore giudiziario di F.C. Crotone S.r.l.

Il seminario ha posto al centro una questione di crescente attualità: il calcio professionistico non è soltanto un fenomeno sportivo e sociale, ma un settore economico complesso, attraversato da flussi finanziari, relazioni istituzionali, interessi commerciali e forte radicamento territoriale. Proprio per queste caratteristiche, esso può diventare un ambito esposto a forme di condizionamento criminale, diretto o indiretto, capaci di incidere sulla gestione delle società e sulle attività economiche collegate.
Antonio Ardituro (Antimafia): il calcio attrae la criminalità organizzata
Nel suo intervento, Antonio Ardituro ha analizzato i principali modelli di infiltrazione criminale nel mondo del calcio, distinguendo tra controllo diretto delle società sportive, condizionamento attraverso tifoserie organizzate e sviluppo di metodi criminali autonomi all’interno di alcuni gruppi ultras. Particolare attenzione è stata dedicata alle attività economiche che ruotano intorno allo stadio, tra cui biglietteria, merchandising, parcheggi, stewarding, servizi collegati agli eventi sportivi e scuole calcio.
Ardituro ha evidenziato come le organizzazioni criminali possano essere attratte dal calcio non solo per finalità economiche, ma anche per ragioni di consenso sociale, prestigio, contatto con le istituzioni e controllo del territorio. In questo quadro, la società sportiva può diventare, nei casi patologici, uno strumento di legittimazione pubblica e una piattaforma di relazioni.
Un passaggio centrale della relazione ha riguardato il rapporto tra società calcistiche e frange violente del tifo organizzato. L’inerzia, il silenzio o la mera adesione formale alle regole possono favorire l’aumento della capacità intimidatoria di gruppi strutturati, soprattutto quando al loro interno siano presenti soggetti legati alla criminalità organizzata. Da qui il rischio di una condizione di assoggettamento progressivo, nella quale le società finiscono per subire pressioni e negoziazioni emergenziali.
Il richiamo all’art. 34 del Codice Antimafia, ha consentito di inquadrare l’amministrazione giudiziaria come strumento di prevenzione e di ripristino della legalità nei casi in cui l’attività di impresa risulti condizionata, anche indirettamente, da organizzazioni criminali o finisca per agevolare la commissione di determinati reati, ed è stato utilizzato nell’ultimo anno, nell’ambito del potere di proposta del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, dei Procuratori distrettuali e dei Questori per fornire risposta alle situazioni di condizionamento ed infiltrazione delle società di calcio del Foggia, del Crotone e della Juve Stabia.

Formisano e la lettura manageriale del fenomeno criminale nel calcio
L’intervento di Alessandro Formisano ha sviluppato una lettura manageriale e organizzativa del fenomeno, partendo dall’operazione “Doppia Curva” e dalla sentenza del Tribunale di Milano del 17 giugno 2025, che ha messo in evidenza il concetto di “sudditanza” delle società sportive nei confronti di componenti strutturate del tifo organizzato.
Formisano ha sottolineato come il tema non riguardi soltanto episodi di disordine pubblico, ma una più profonda vulnerabilità della governance sportiva. Il condizionamento criminale, infatti, non si manifesta sempre in modo immediato o evidente, ma può costruirsi progressivamente attraverso relazioni informali, concessioni non tracciate, interlocuzioni opache e perdita di autonomia decisionale.
In questa prospettiva, è stata presentata una mappa del rischio infiltrativo delle società sportive professionistiche, articolata in otto possibili aree sensibili: tifoseria organizzata, biglietteria, fornitori e appalti, sponsorizzazioni, trasferimenti di calciatori, settore giovanile, comunicazione e media, hospitality. Tali aree sono state ricondotte a quattro modelli di infiltrazione: relazionale, economico, sportivo e territoriale.
Il messaggio centrale è che la prevenzione non può essere ridotta a un adempimento formale. Essa deve diventare un sistema vivo, fondato su tracciabilità, responsabilità diffuse, controlli interni, modelli organizzativi aggiornati, organismi di vigilanza effettivi e sistemi di allerta precoce capaci di intercettare anomalie e segnali di pressione.
Particolare rilievo è stato attribuito al passaggio da una governance reattiva, che interviene solo dopo l’emergenza, a una governance resiliente, capace di prevenire, documentare, presidiare e proteggere l’autonomia della società sportiva. In questo senso, l’amministrazione giudiziaria può rappresentare non solo una misura straordinaria, ma anche un laboratorio operativo per ricostruire processi, procedure e presidi di legalità.
Il caso F.C. Crotone S.r.l. è stato richiamato come esempio di possibile evoluzione dell’amministrazione giudiziaria da intervento correttivo a modello di best practice replicabile nel calcio professionistico italiano.

Riflessioni conclusive
La giornata si è conclusa con una riflessione condivisa: il calcio italiano non può attendere l’intervento giudiziario per adottare strumenti di buona governance. La legalità, la trasparenza e la prevenzione devono diventare componenti ordinarie della gestione sportiva, non solo per contrastare le infiltrazioni criminali, ma anche per tutelare il valore economico, sociale e identitario delle società calcistiche.
Particolarmente significativa è stata anche l’interazione con gli studenti, che hanno partecipato attivamente al confronto, ponendo domande e offrendo spunti di riflessione sui temi trattati. Il dibattito che ne è seguito ha reso l’incontro ancora più produttivo, trasformando il seminario in un’occasione non solo di approfondimento scientifico e professionale, ma anche di dialogo formativo tra mondo accademico, magistratura, management sportivo e nuove generazioni.
Il seminario ha confermato l’importanza di un confronto stabile tra università, magistratura, professionisti, istituzioni e sistema sportivo, con l’obiettivo di promuovere un modello di impresa sportiva più etico, sostenibile, responsabile e impermeabile ai condizionamenti esterni.