Auguri a Enzo Maresca: l’ingrato compito di sopravvivere all’ingombrante statua di Guardiola

Si chiude l'era d'oro del Manchester City. Toccherà a l'italiano rifondare la rosa e affrontare lo spettro dei 115 capi d'accusa per violazioni finanziarie.

Auguri a Enzo Maresca: l’ingrato compito di sopravvivere all’ingombrante statua di Guardiola

(FILES) Chelsea's Italian coach Enzo Maresca gestures ahead of the FIFA Club World Cup 2025 final football match between England's Chelsea and France's Paris Saint-Germain at the MetLife Stadium in East Rutherford, New Jersey on July 13, 2025. Enzo Maresca has left his role as Chelsea head coach after 18 months in charge, the Premier League club announced on January 1, 2026. (Photo by JUAN MABROMATA / AFP)

A partire dal prossimo agosto, per capire il peso dell’eredità che si porta sulle spalle, a Enzo Maresca basterà inclinare leggermente la testa verso sinistra. Lì, sulla tribuna Nord dell’Etihad Stadium fresca di ampliamento, troneggia il nome di Pep Guardiola. A breve, arriverà anche una statua. È il minimo sindacale per l’uomo che ha portato a Manchester più della metà dei trofei vinti dal City in 146 anni di storia.

Il lungo ed emozionante reportage di The Athletic, a firma Jacob Whitehead, cristallizza perfettamente il clima di fine impero vissuto all’Etihad nell’ultima giornata di Premier League. “I giocatori non lo sanno, ma sarò lì a controllarli”, ha scherzato Pep a fine partita. Ma per Maresca, neo-scelto per la panchina dei Citizens, si tratta di una realtà ineludibile.

“Il tributo di un uomo è il peso di un altro” sottolinea saggiamente The Athletic.

Tra lacrime e transizione

La giornata d’addio di Guardiola si è consumata in un clima torrido, tra venditori di sciarpe celebrative (“Dieci anni gloriosi. Venti trofei”) e striscioni monumentali. Ma sul campo, i segnali di una squadra arrivata al capolinea di un ciclo erano evidenti. Scesi in campo con la divisa della prossima stagione, un azzurro che sfuma nel bianco, “un look di transizione per una squadra in transizione”, il City ha perso 2-1 contro un’Aston Villa rimaneggiata, chiudendo il campionato al secondo posto dietro l’Arsenal di Arteta, ex allievo di Pep.

La squadra è in rapida evoluzione. Hanno salutato anche Bernardo Silva e John Stones, che si uniscono agli addii della passata stagione (Ederson, Gundogan, Walker e De Bruyne). Della squadra che ha alzato la Champions tre anni fa, restano in sette. Maresca, che con il ds Viana sta già lavorando al mercato, avrà il compito difficilissimo di ricostruire, sperando di emulare transizioni storiche come quella del Liverpool da Shankly a Paisley.

L’elefante nella stanza

C’è poi una differenza sostanziale tra l’inizio dell’era Guardiola e quella di Maresca. L’italiano, ex allievo del catalano, dovrà fare i conti con l’atteso giudizio sui 115 capi d’accusa per violazioni finanziarie mossi dalla Premier League contro il club.

Guardiola, Haaland

Guardiola, nella sua ultima conferenza, ha blindato la società: “Mi fido di loro, mi fido di come si comportano”, aggiungendo che queste vicende risalgono a “molto, molto tempo fa”. Pep, ora nominato ambasciatore globale del City Football Group, è ormai parte integrante dell’establishment del club. Se ci sarà una condanna, come nota The Athletic, “farà parte dell’eredità di Guardiola, ma non la definirà”. Sarà Maresca, invece, a doverne gestire le eventuali macerie sportive.

L’ultimo discorso e il fumo azzurro

Rimane però la grandezza dell’allenatore più influente nella storia della Premier League. Quello dei terzini invertiti e della costruzione dal basso. Al fischio finale contro l’Aston Villa, Guardiola si è avvicinato al quarto uomo per chiedere, per l’ultima volta, il permesso di entrare in campo.

Ha preso il microfono e, con la voce rotta, si è rivolto al suo pubblico: “Sono così nervoso. Perché mi amate così tanto? Perché mi fate questo?”.

Yaya Touré Guardiola

Mentre i fumogeni alzavano una nebbia azzurra sul prato dell’Etihad, il sipario è calato sull’era d’oro del Manchester City. L’ultimo atto di una storia irripetibile. Ora tocca a Maresca, e il compito non fa prigionieri.