Fabregas: “Avere Conte come allenatore è stato uno shock, allenarsi con lui è dura”

Al Telegraph: "Wenger mi manda messaggi dopo le partite dandomi molto coraggio. Non avrei voluto fare il vice, volevo da subito responsabilità; la palestra del Como l’ho progettata io insieme all’architetto". 

Fabregas: “Avere Conte come allenatore è stato uno shock, allenarsi con lui è dura”

Mg Como 15/03/2026 - campionato di calcio serie A / Como-Roma / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Cesc Fabregas

Cesc Fabregas, intervistato dal Telegraph, ha parlato della sua crescita come allenatore e del progetto Como, fino ai tecnici che lo hanno ispirato. Inoltre, ha rivelato un aneddoto su Wenger e Conte, suoi ex allenatori, e sul lockdown del Covid, decisivo per lo spagnolo per di diventare uno degli allenatori rivelazione in Europa.

Le parole di Fabregas

La Premier League è il miglior campionato del mondo. Ma Mourinho mi disse un giorno, quando ero al Chelsea: ‘Ho ancora 30 anni per lavorare’. Quindi potrei restare al Como anche 10 anni e poi andare comunque in Premier tra 12 o 15 anni“, ha affermato Fabregas parlando di un campionato in cui ha giocato vestendo la maglia di Arsenal e Chelsea, e dove alcuni lo vorrebbero per sostituire Guardiola al Manchester City.

Il tecnico del Como ha ammesso di essere ossessionato dal lavoro e di voler lasciare in qualunque posto del club la sua impronta: “La palestra l’ho progettata io. L’ho fatta insieme all’architetto. Anche la vetrata frontale. L’ho imparato da Wenger: la palestra deve affacciarsi sui campi, così anche gli infortunati possono vedere il gioco. Allo stadio ho detto che serviva un campo più grande, perché siamo una squadra che vuole possesso palla. Così l’ho allargato. È stato un po’ un caso mediatico, ma quel metro in più può fare la differenza quando vuoi sfruttare l’ampiezza“.

È stato durante il lockdown che Fabregas, all’epoca giocatore del Monaco, ha iniziato a studiare per il percorso da allenatore: “Il campionato si fermò completamente per quattro mesi e mi chiesi: cosa faccio? Così iniziai a parlare con tanti allenatori, preparatori, assistenti. Se non fosse stato per il Covid, probabilmente non avrei preso così presto il patentino Uefa. Una cosa era chiara: non volevo fare il vice. Volevo responsabilità subito. Allenare una Nazionale? No. Io amo stare ogni giorno in campo, con i giocatori“.

Il tecnico del Como: “Allenarsi con Conte è dura”

L’allenatore ha ammesso di aver riportato degli appunti in una sorta di “libro” sui suoi precedenti allenatori e ciò che gli hanno insegnato: “I capitoli più importanti sono probabilmente su Wenger, perché con lui era tutto nuovo, e su Conte, perché per me è stato un grande shock. Era tutto diverso. Wenger lo sento ancora, mi manda messaggi dopo le partite, anche quando perdiamo, o quando vinciamo giocando bene. Mi dà molto coraggio“.

In merito, invece, ad Antonio Conte, che ha affrontato sabato per Como-Napoli, Fabregas ha rivelato: “È stata la prima volta che qualcuno mi dicesse esattamente dove dover passare il pallone. Il suo modo di gestire le cose era molto, molto duro su certi aspetti. Mi ha fatto vedere tante cose nuove e ha imparato anche a fidarsi di me“.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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