Escort e calciatori, i nuovi dettagli dell’inchiesta: nel privé del Pineta bottiglie da ventimila euro

Emergono nuovi dettagli dall'inchiesta della Procura di Milano sull'agenzia Ma.De di Buttini e Ronchi. La carta dei vini del Pineta documenta bottiglie fino a ventimila euro. I legali parlano di semplice "cena elegante", ma le cifre raccontano un sistema ben più strutturato.

Escort e calciatori, i nuovi dettagli dell’inchiesta: nel privé del Pineta bottiglie da ventimila euro

La carta dei vini del Pineta: fino a 20mila euro a bottiglia

Non bastava sapere che circa settanta calciatori di Serie A frequentavano le serate organizzate dall’agenzia Ma.De nei locali della movida milanese. Ora, grazie alla documentazione depositata al Riesame dai legali di Emanuele Buttini e Deborah Ronchi – ai domiciliari dal 20 aprile con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione – emergono i numeri di un sistema che ha poco a che vedere con una “semplice cena elegante”, come la difesa vorrebbe far credere.

L’avvocato Marco Martini, difensore della coppia, ha depositato al giudice del Riesame la carta dei vini del privé del Pineta, il locale di via Messina a Milano che nei fine settimana veniva dato in gestione alla Ma.De. Il listino è eloquente: si va dai 150 euro per un Ruinart Standard fino ai ventimila euro per un Moët N.V. Rosé Dry formato Salmanazar da 9 litri. Una Dom Pérignon Rosé arriva a 3.500 euro, un Cristal Salmanazar a 6.700 euro. E poi c’è la voce che sembra uscita da un film di Scorsese: l’“Italian mafia show”, un pacchetto con champagne e vodka da oltre quattromila euro a serata.

La strategia della difesa: “Soldi per gli alcolici, non per le ragazze”

La linea difensiva di Buttini e Ronchi è chiara: i soldi spesi dai calciatori servivano a pagare alcolici di lusso, non prestazioni sessuali. L’avvocato Martini ha ricostruito al Riesame le due serate alle quali hanno partecipato i calciatori, risalenti al 15 e al 16 novembre 2025, nel privé del Pineta. Il “menù” di quelle notti era a base di bottiglie, con tequila fino a 2.400 euro.

Al Riesame sono stati depositati anche i verbali di due ragazze che, secondo la difesa, avrebbero detto di non aver fatto prostituzione per conto della società con sede a Cinisello Balsamo. I legali hanno anche mostrato il regolamento della casa definita “MadeLand”, dove vivevano Ronchi e Buttini e dove le stesse donne venivano ospitate: un regolamento con le regole che gli ospiti dovevano rispettare, quasi a voler dimostrare una gestione “ordinata” e non illecita.

Ma le cifre dell’inchiesta raccontano un’altra storia.

86mila euro in un weekend e il 35% alla Ma.De

La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, con l’indagine coordinata dalla pm Bruna Albertini e condotta dalla Guardia di Finanza, ha ricostruito i flussi di denaro. Nel weekend tra il 20 e il 22 marzo scorso, il solo privé del Pineta ha incassato 86mila euro, di cui il 35% – circa trentamila euro – è finito alla Ma.De. Un rapporto che la Procura ritiene “sproporzionato” per una semplice attività di cena ed eventi, lasciando intendere che in realtà servisse a coprire lo sfruttamento della prostituzione.

I numeri complessivi sono ancora più impressionanti. In meno di due anni, la Ma.De ha ricevuto [757.962 euro in bonus] dalla società proprietaria del Pineta. Oltre 450mila euro sono stati versati direttamente dai calciatori tramite bonifici e carte prepagate. Il sequestro preventivo disposto dal giudice Chiara Valori ammonta a 1,2 milioni di euro, con profitti dirottati su conti esteri in Lituania.

I debiti dei calciatori: da mille a 3.400 euro

Nell’ordinanza del giudice sono finite anche le intercettazioni tra i collaboratori dell’agenzia che parlano dei debiti di tre calciatori, rispettivamente del Torino, del Sassuolo e del Verona. Le cifre vanno da mille a 3.400 euro. Non esattamente somme da carta dei vini di lusso: che un calciatore di Serie A faccia debiti per mille euro di champagne appare quantomeno singolare.

E poi c’è il dettaglio del giorno degli arresti: nella casa degli imprenditori sono state trovate 16 buste contenenti un totale di 1.600 euro. Soldi che, secondo gli inquirenti, servivano a pagare i dipendenti della Ma.De impiegati al privé del Pineta, nell’ambito di un intreccio opaco tra le due società.

Settanta calciatori, un pilota di F1, e il silenzio delle istituzioni

L’inchiesta, partita dalla denuncia di una ragazza nell’agosto 2024, ha portato a quattro arresti: oltre a Buttini e Ronchi, sono finiti ai domiciliari Alessio Salamone, che gestiva gli appuntamenti e si occupava anche della fornitura di protossido d’azoto – il cosiddetto gas esilarante, popolare tra gli sportivi perché non rilevabile ai controlli antidoping – e Luz Luan Amilton Fraga, che curava i rapporti con i clienti famosi.

Nelle carte dell’inchiesta figurano come “parole chiave” per l’analisi dei telefoni circa settanta cognomi di calciatori di Serie A, da Bastoni a Leao, da Vlahovic a Maldini, da Stankovic a Calafiori. Nessuno di loro è indagato: (saranno sentiti come testimoni quelli che hanno effettivamente pagato), non tutti quelli che compaiono nelle chat. Calafiori, tramite il suo legale, ha già dichiarato la propria totale estraneità. Emerge anche un pilota di Formula 1 tra i clienti.

Quello che colpisce, come ha già scritto, non è tanto la vita privata dei calciatori – che non sono “più sporcaccioni degli avvocati, solo meno nascosti” – quanto il sistema di sfruttamento che ci stava dietro. E, soprattutto, il silenzio assordante delle istituzioni sportive: Gravina (FIGC), Chinè (procuratore federale), Abodi (ministro dello Sport), Buonfiglio (CONI). Nessuno ha aperto un’indagine, nessuno ha rilasciato una dichiarazione. Come se settanta calciatori coinvolti in un’inchiesta per sfruttamento della prostituzione non riguardasse il calcio italiano.

Il problema, come sempre, non è il sesso. È il sistema. E chi finge di non vederlo.

 

Napolista di seconda mano, è stata adottata dalla famiglia Napolista, secondo alcuni si è inserita a gomitate!

ilnapolista.it © Riproduzione riservata