Damascelli critica: in Italia tutti gli allenatori si muovono, ma senza una direzione vera
Su Giornale critica il valzer delle panchine italiane: a Napoli il popolo chiede Sarri, Lotito si rassegna a Palladino "sopravvalutato", il Milan attende Allegri.

Roma 27/08/2023 - campionato di calcio serie A / Lazio-Genoa / foto Image Sport nella foto: Maurizio Sarri
Tony Damascelli su Il Giornale di stamattina firma una sciabolata polemica sul valzer delle panchine italiane: meno scoop, più tagliente lettura di costume. Il quadro è quello di una Serie A che si muove tutta insieme — Sarri verso Napoli, Palladino verso la Lazio, Allegri sospeso al Milan — in modo apparentemente confuso ma con un’ipocrisia di fondo. E in Nazionale, secondo Damascelli, l’unico nome che meriterebbe davvero non viene mai pronunciato.
“Il fermento dell’esercito di Franceschiello”
L’apertura sulle panchine italiane è già una sentenza:
“In Italia si registra lo stesso fermento dell’esercito di Franceschiello: chi va a poppa e chi a prua, e viceversa”.
Il riferimento è al re Francesco II di Borbone, l’ultimo monarca di Napoli, il cui esercito allo sbando contro Garibaldi è metafora del caos italiano. Damascelli lo applica al calcio: tutti gli allenatori si muovono, ma senza una direzione vera.
Sarri al Napoli e il pubblico “che ha sopportato qualunque cosa”
Sul Napoli Damascelli è netto:
“A Napoli il popolo chiede di rivedere Sarri, al quale ha sopportato la qualunque con Lotito”.
Damascelli passa alla Lazio con una battuta acidissima: “Lotito, a sua volta, dovrà scegliere uno più paziente: si mormora di Palladino, sopravvalutato”.
La sentenza è chiara: per il giornalista del Giornale, Raffaele Palladino è un allenatore costruito da consenso mediatico più che da risultati. Una valutazione che fa discutere — Palladino esce da una stagione interlocutoria alla Fiorentina, e per la Lazio sarebbe la prima panchina di prima fascia.
Allegri in attesa, Mancini e Pioli liberi
Sul Milan: “Intanto si attende l’ultima giornata per sapere di Allegri, restano a piede libero Mancini e Pioli”.
Damascelli conferma quello che Schira aveva scritto due giorni fa: Massimiliano Allegri deciderà il proprio futuro al Milan in base agli esiti finali della stagione. E nel mercato libero ci sono Roberto Mancini (oggi in Qatar ma uscito di scena lì) e Stefano Pioli (ex Milan, oggi al lavoro tra varie ipotesi internazionali). Due nomi che entrano nel valzer come potenziali jolly per qualunque casella si liberi all’ultimo.
Thiago Motta e l’aforisma di Arbasino
La frecciata più letteraria Damascelli la riserva a Thiago Motta:
“Mentre Thiago Motta conferma l’aforisma di Alberto Arbasino: ‘In Italia c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di brillante promessa a quella di solito stronzo. Soltanto a pochi fortunati il dio concede poi di accedere alla dignità di venerato maestro’. Così soprattutto nel calcio”.
Da brillante promessa del Psg e del Bologna a “solito stronzo” alla Juventus, Motta — secondo Damascelli — sta vivendo la fase due dell’aforisma di Arbasino. Il salto al “venerato maestro” è ancora lontano.
“In Nazionale ci vorrebbe Baldini”
Il passaggio finale è il più polemico. Damascelli lancia un nome che nessuno fa:
“Non va dimenticato l’argomento principe: chi allenerà la Nazionale? Se ci fossero logica e dignità, la squadra andrebbe affidata a Baldini, che però — secondo l’ipocrisia dell’idem sentire — non ha stile, curriculum, peso da pseudo football. È bravo, è onesto, troppo poco per far parte del grande carrozzone di milionari. A Malagò l’ardua sentenza”.
Damascelli ribalta la logica: se la Figc scegliesse per merito puro — competenza, onestà, lavoro silenzioso — Baldini sarebbe la prima scelta. Il fatto che nessuno lo consideri, secondo Damascelli, dice molto sull’ipocrisia del calcio italiano: si preferisce il nome mediatico (Conte, Mancini, Allegri) a quello competente.
Il punto
Il pezzo di Damascelli ribalta la grammatica del calciomercato allenatori: dove tutti vedono il valzer dei “grandi nomi”, lui vede il fermento di Franceschiello — molto movimento, poca direzione. E indica il vero merito (Baldini per la Nazionale) sapendo che non sarà ascoltato.