Alla fine il Psg senza Mbappé-Messi-Neymar ha vinto la Champions ed ha pure risolto i suoi problemi economici
Da L'Equipe. "Nel settembre 2022 era stato sanzionato con una multa da 65 milioni di euro. Nelle ultime tre stagioni ha ridotto le proprie perdite. Secondo i rapporti della Dncg, erano pari a 109,8 milioni di euro nel 2022-2023, a 60,3 milioni nel 2023-2024 e a 40,1 milioni nel 2024-2025. In sostanza, il Psg esce alla fine da questo periodo di controllo rafforzato senza danni"

Mg Monaco di Baviera 31/05/2025 - finale Champions League / Paris Saint Germain-Inter / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Nasser Ghanim Tubir Al Khelaifi
Il caso Psg raccontato dall’Équipe è interessante perché rovescia una vecchia idea. Per anni il Paris Saint-Germain è stato il club-simbolo dell’eccesso. Il primo a dotarsi di uno sceicco, i contratti faraonici, Neymar e Mbappé insieme, Messi aggiunto come se il bilancio fosse un dettaglio amministrativo, stipendi fuori scala. Era il bersaglio perfetto di chi considerava il fair play finanziario una barzelletta.
L’Équipe parte da un dato preciso: nel settembre 2022 il Psg era stato sanzionato dall’organo di controllo finanziario Uefa con una multa da 65 milioni di euro, di cui 55 con la condizionale, ed era stato costretto a firmare un accordo transattivo con obiettivi di miglioramento molto chiari. Il vecchio fair play finanziario, oggi riformulato dentro le regole di sostenibilità economica Uefa, non guarda più soltanto al deficit secco, ma soprattutto al rapporto tra costi della rosa e ricavi. La nuova regola centrale è la cosiddetta “squad cost rule”: stipendi di giocatori e allenatori, ammortamenti dei cartellini e commissioni agli agenti non possono superare il 70% dei ricavi del club, soglia introdotta gradualmente e diventata pienamente operativa dal 2025-26.
Il Psg è finalmente rientrato, il fair play finanziario ha smesso di essere un problema a Parigi
Si legge così sul quotidiano francese:
“Il Paris è rientrato nei parametri del fair play finanziario. Nel settembre 2022 era stato sanzionato per le sue derive con una multa da 65 milioni di euro, di cui 55 milioni con la condizionale. […] Il club parigino era stato inoltre costretto a firmare un “accordo transattivo” con obiettivi di miglioramento molto netti — il regolamento del fair play finanziario prevede un deficit non superiore a 60 milioni di euro su tre stagioni, con una copertura dell’azionista per almeno 55 milioni di euro — pena ulteriori sanzioni. Nelle ultime tre stagioni, il Paris Saint-Germain ha ridotto sensibilmente le proprie perdite. Secondo i rapporti della Dncg, la Direzione nazionale del controllo di gestione, erano pari a 109,8 milioni di euro nel 2022-2023, a 60,3 milioni nel 2023-2024 e a 40,1 milioni nel 2024-2025. […] In sostanza, il Psg esce alla fine da questo periodo di controllo rafforzato senza danni”.

Chiaramente il Paris non è diventato improvvisamente un club povero, né un modello romantico di autofinanziamento. È ancora una potenza sostenuta da una proprietà ricchissima, da una forza commerciale enorme e da un mercato globale che pochi possono permettersi. La differenza è che ha imparato a far convivere potenza economica e compatibilità regolamentare attraverso un taglio netto agli eccessi. Praticamente vendendo Mbappé Messi e Neymar e acquisendo giocatori giovani e di valore. Ha vinto con la conoscenza del calcio.
Diciamo che è anche il successo del Fair play finanziario che ha impedito, almeno in parte, che i ricchi potessero spendere senza forma, senza limiti, senza dover costruire ricavi reali.
Il Psg senza Mbappé e Neymar ha iniziato a dominare in Europa
Il club ha alleggerito il peso delle sue stelle, ha ridotto progressivamente le perdite e ha costruito un progetto più sostenibile proprio sportivamente parlando. La cessione o l’uscita di scena dei suoi grandi nomi ha liberato spazio salariale, margine operativo e anche aria dentro lo spogliatoio (quello che forse servirebbe anche al Real ndr). Parigi ha smesso di vivere prigioniera dell’obbligo di far coesistere troppi ego giganteschi e ha cominciato a costruire una squadra più giovane e più allenabile. Al Khelaifi ha capito che nel calcio contemporaneo non basta comprare i migliori giocatori del mondo. Bisogna costruire un ecosistema sostenibile in tutti i sensi.