Il Psg domina in Europa perché non ha la fissazione dei costi sostenibili come avviene in Premier League

Dal Times una critica alla Premier. "Ci interessa solo il denaro. Chi ce l’ha, chi lo spende, chi ne spende troppo, chi deve essere frenato, chi deve essere retrocesso. Il risultato è il nostro gioco noioso" (hanno visto Milan-Juventus?)

Il Psg domina in Europa perché non ha la fissazione dei costi sostenibili come avviene in Premier League

Paris Saint-Germain's Georgian forward #07 Khvicha Kvaratskhelia celebrates after scoring his team fourth goal during the UEFA Champions League semi-final first leg football match between Paris Saint-Germain (PSG) and Bayern Munich at the Parc des Princes in Paris on April 28, 2026. (Photo by ALAIN JOCARD / AFP)

È quasi passata una settimana e ancora si parla di Psg-Bayern 5-4, una partita che ha scioccato il mondo del calcio. Va detto che dall’avvento della nuova Champions (ovvero da 2 stagioni) non sono così rare poi le partite in cui si segna un numero di gol impressionante. 6-0, 6-2, 7-1 e via discorrendo. Addirittura 9 a Parigi tra la squadra di Kvara e quella di Kane. E su questo si sono espressi i più disparati opinionisti e non soltanto: è giusto godere dei 5 gol segnati se ne subisci 4? Il calcio spettacolare è calcio vero? O è come l’Nba, le cui star si rifiutano di andare ai Mondiali con la propria nazione perché si auto-considerano qualcosa di diverso? Questo sta diventando la Champions League. Il Times analizza il perché nessuno ad oggi gioca come il Paris Saint-Germain e che tipo di futuro ciò possa definire.

La Premier League ha paura di comprare per non sforare: è il campionato dei contabili. Ecco perché a vincere è il Psg

Il Times scrive che, per capire davvero il Paris Saint-Germain, bisogna smettere di guardare soltanto ai soldi. Certo, una squadra come quella del Psg costa moltissimo e produce moltissimo. Questo è indubbio. La stessa vittoria in Champions League è valsa circa 125 milioni di sterline, la finale del Mondiale per club altri 80 milioni. Il quotidiano muove una critica alla Premier, diventata un po’ il campionato dei contabili. La Francia viene spesso liquidata con disprezzo come “farmers league”, ma l’Inghilterra sarebbe ormai prigioniera di un’ossessione opposta: profitto, sostenibilità, limiti di spesa, procedimenti, penalizzazioni, multe, punti tolti o da togliere. Non più numeri spettacolari, come un 5-4, ma numeri da tribunale sportivo: le 115 accuse al Manchester City, la multa da 10,75 milioni al Chelsea ecc.

 Eppure il reparto offensivo del Bayern era composto da giocatori passati dal calcio inglese: ex Tottenham, ex Crystal Palace, ex Liverpool, ex Chelsea. E qui il Times attacca la sicurezza con cui la Premier ha a lungo minimizzato l’esodo dei talenti verso Europa e Arabia Saudita. Harry Kane è andato al Bayern, Jude Bellingham al Real Madrid, Trent Alexander-Arnold pure, Marcus Rashford non tornerà, Mohamed Salah è destinato a partire. La Premier, cioè, non perde solo giocatori perché altri club sono più forti; li perde anche perché le sue società sono diventate esitanti, impaurite dalle regole finanziarie.

Il Times insiste soprattutto sul Newcastle. Un club di proprietà del fondo sovrano saudita non dovrebbe essere costretto a vendere i suoi migliori giocatori per rispettare regole finanziarie arbitrarie. Invece il Newcastle rischia di perdere Anthony Gordon, ha già sacrificato giocatori come Elliot Anderson e non riesce a costruire davvero sul primo trofeo vinto in 70 anni. Per il giornale è una contraddizione enorme: proprietari come sauditi e qatarioti non entrano nel calcio per guadagnare, ma per competere, vincere, disturbare l’élite. Se però il sistema impedisce loro di farlo, allora diventa legittimo chiedersi quale sia il senso dell’investimento.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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