Spalletti spiega al mondo Juve che non è né Thiago Motta né Tudor

Ha battuto 2-0 il Bologna dell'ornamentale Italiano e ha cinque punti di vantaggio sulle quinte. In sei mesi ha costruito l'anima della Juventus, perché è innanzitutto un uomo di sport

Spalletti

Mg Bergamo 11/04/2026 - campionato di calcio serie A / Atalanta-Juventus / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Luciano Spalletti

Luciano Spalletti sta portando la Juventus in Champions League. E sta facendo capire che cosa vuol dire avere un allenatore in panchina e che cosa significa, invece, compiere scelte dirigenziali sbagliate e far imboccare al club la strada del disastro.

In poche parole, la Juventus ha battuto 2-0 il Bologna di Italiano che è uno di quegli allenatori che piace molto alla gente che piace. Bontà loro. Ci fermiamo qui perché il discorso principale riguarda Spalletti. Che sì, sarà ed è un allenatore che ama giocare a calcio ma è un tecnico solido, con le spalle larghe, che sa innanzitutto che cos’è lo sport. Non è affatto un caso che l’ex ct della Nazionale, subentrato in corsa a Tudor, abbia portato la Juventus al quarto posto e ad avere a cinque giornate dalla fine del campionato cinque punti di vantaggio su Como e Roma che sono al quinto posto.

Spalletti sta facendo capire al mondo Juve che non è né Thiago Motta né Tudor. L’italo-brasiliano, con la complicità di Giuntoli, portò la Juventus sui binari dell’autodistruzione. Giuntoli e Thiago commisero in sede di mercato e di campo una serie di macroscopici errori di gestione e tattici che raramente – per non dire mai – si erano visti nella Torino bianconera. Per disperazione, John Elkann si sbarazzò prima di uno (l’allenatore) e poi dell’altro (il direttore sportivo). Si affidarono a Tudor che quantomeno la qualificazione Champions la portò a casa. Poi, però, il croato si è dimostrato non all’altezza del compito.

Spalletti invece in cinque-sei mesi ha dato un’anima alla Juventus, ancor prima che un gioco. Perché nello sport c’è bisogno di avere un’anima, c’è bisogno della capacità di soffrire. Parlare di gioco senza altri fondamentali, è pratica infantile. Spalletti ha costruito l’anima alla Juventus e il mondo bianconero deve essergliene grato. Ha svolto un lavoro di costruzione, di semina, che non è affatto banale. La qualificazione Champions non è stata ancora conquistata ma finalmente gli juventini hanno rivisto (e non lo vedevano dai tempi di Allegri) che cosa vuole dire avere un allenatore in panchina.

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