Si fa presto a dire “uno contro uno”: il duello ora si prepara tatticamente, e si impara da bambini
Oggi i giocatori imparano a posizionarsi in modo da rendere il contrasto più difficile prima ancora che avvenga. Usano il corpo come strumento di disinformazione tattica. L'analisi della Faz

Db Bergamo 10/03/2026 - Champions League / Atalanta-Bayern Monaco / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Dayot Upamecano-Nikola Krstovic
Con la rivalutazione della marcatura a uomo nell’élite del calcio europea, i “duelli” sono tornati al centro del gioco. Ma ci sono ovviamente tornati trasformati. Non si tratta più di chi è più forte o più veloce. Sono diventati una questione tattica, che ha più a che fare con la preparazione e la furbizia. Il punto è diventato il momento che precede il contatto. La preparazione del duello è più importante del duello stesso. Secondo Tim Rieke, co-fondatore del portale di tattica Spielverlagerung.de in Germania, oggi i giocatori imparano a posizionarsi in modo da rendere il contrasto avversario più difficile prima ancora che avvenga. Sfruttano angoli ciechi, simulano movimenti falsi, usano il corpo come strumento di disinformazione tattica. Il calcio come la scherma, non come la boxe. L’articolo è sulla Faz, perché la questione appassiona molto i tedeschi. Influisce molto il Bayern Monaco, che di questa nuova arte del duello ha fatto ormai una scienza esatta. Mica come le italiane…
La passione tedesca per il duello
Non per niente Christoph Daum chiamava i duelli uno contro uno “il germe del calcio”. In Germania è quasi una verità costituzionale. La cultura calcistica tedesca ha sempre trattato il contrasto fisico come una questione di carattere prima ancora che di tattica. Accettare il duello, affrontarlo, vincerlo: queste erano le cosiddette “virtù tedesche”. Concetto romantico. Quasi cavalleresco. Il fatto è che il calcio ha smesso di essere cavalleresco almeno vent’anni fa.
Questo cambia anche il profilo del difensore ideale. Forza di volontà e potenza fisica – le virtù tedesche per cliché, appunto – non bastano più. Contano la lettura anticipata, il ritmo variabile nell’avvicinarsi all’avversario, la capacità di provocare senza esporsi. La difesa moderna assomiglia sempre più a un interrogatorio: non si aggredisce, si aspetta che l’altro faccia l’errore, secondo Rieke. Che fa anche un sacco di esempi, a supporto della tesi. Scrive che in Germania questa cosa si impara fin da bambini. Sono avanti.
La dimensione collettiva
E poi c’è la dimensione collettiva. Le squadre più avanzate hanno capito che il duello uno contro uno non è mai davvero uno contro uno. I compagni intervengono sistematicamente per bloccare i marcatori avversari, creare spazio, alterare le traiettorie difensive. Il blocco (tattica antica quanto il basket) sta diventando uno strumento sofisticato anche nel calcio di campo aperto, non solo sui calci piazzati.
Il risultato è un gioco che assomiglia sempre meno a una somma di gesti atletici individuali e sempre più a un sistema di inganni coordinati.