Il sistema Fab Four ha prodotto un solo gol in due partite scarse

Conte può e deve lavorarci, in vista di questo finale di stagione e in vista del prossimo anno. A Parma nel secondo tempo il Napoli ha fatto 24 cross (uno ogni due minuti)

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Ni Napoli 25/10/2025 - campionato di calcio serie A / Napoli-Inter / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: esultanza gol Kevin de Bruyne

Il contesto perfetto per il Parma di Cuesta. Il sistema Fab Four non ha funzionato.

Chi ha seguito – anche solo un po’ – la nascita e l’evoluzione del Parma di Carlos Cuesta, deve averlo pensato: il gol di Strefezza al primo minuto finirà per sporcare l’intera partita contro il Napoli. E infatti è andata esattamente in questo modo: dopo il vantaggio, la squadra di casa ha potuto esasperare quella che è la sua vocazione puramente difensiva e ostruzionista – vocaboli che vanno intesi in accezione positiva, non negativa.

Chi invece non aveva e/o non ha dimestichezza con il Parma 2025/26, beh, sappia che il contesto determinatosi all’inizio della sfida contro il Napoli era assolutamente perfetto per il modo in cui giocano i calciatori allenati da Cuesta. Sì, perché parliamo di una squadra assolutamente maniacale nell’occupazione e nella copertura degli spazi, che ha la fisicità giusta per difendere rimanendo compatta nella propria metà campo. A volte, anzi quasi sempre, nella propria area di rigore. E questo tipo di approccio, anche solo psicologicamente, può diventare ancora più “giusto” – non solo ontologicamente, ma proprio dal punto di vista funzionale, sostanziale – nel momento in cui il risultato è favorevole.

Come vedremo, e come accade sempre in certe partite, anche il Napoli ci ha messo del suo. Al di là della disattenzione che ha portato sl gol di Strefezza, un episodio abbastanza casuale, la squadra di Conte ha fatto troppo poco per penetrare nel fortino degli avversari. È un discorso di intensità, di inventiva, di condizione fisica e mentale. Ma anche di puri meccanismi: stavolta, a differenza di quanto successo contro il Milan, neanche i cambi di Conte hanno avuto un reale effetto sull’andamento della partita. Certo, l’ingresso di Alisson Santos ha dato un po’ più di brio agli azzurri. Ma non al punto da permettere al Napoli di creare davvero i presupposti per vincere la gara.

Il piano tattico del Napoli

Come detto, di fatto il gol di Strefezza – che nasce, giusto per dare una nota di cronaca, da un lancio lungo gestito in modo maldestro da Juan Jesus e Buongiorno – al primo minuto ha subito cambiato il volto alla partita. Perché ha costretto il Napoli ad accelerare in spazi strettissimi, congestionati. Basta guardare alcuni frame per capire in quale contesto tattico hanno dovuto giocare gli azzurri:

Sì, avete visto bene:  TUTTI i 10 giocatori di movimento del Parma sono schierati nella propria trequarti c campo

Si vede benissimo come il Parma fosse disposto praticamente con due linee da 5 uomini, con Mariano Troilo in marcatura (fissa, a uomo) su Hojlund. E con tutti gli altri giocatori a copertura degli spazi, a seguire gli avversari in maglia azzurra che transitavano dentro il loro campo visivo.  Il 3-4-2-1 schierato da Conte, con McTominay e De Bruyne alle spalle del centravanti danese, avrebbe potuto anche essere il sistema giusto per forzare un sistema difensivo del genere: in certe condizioni, i movimenti tra le linee e nei mezzi spazi sono quelli che creano più scompensi e quindi più scompiglio.

Il punto, però, è che il Napoli ha fatto una fatica tremenda a trovare proprio quei movimenti. E ha finito per esasperare la ricerca del pallone verticale su Hojlund e/o l’apertura sulle fasce verso Politano e Spinazzola. Soprattutto la catena di sinistra, quella su cui si muoveva anche Olivera, è stata quella più sfruttata: guardando al solo primo tempo, il terzino uruguagio è stato il giocatore azzurro che ha toccato più palloni (addirittura 76), mentre Spinazzola ha effettuato quasi 10 tocchi in più rispetto a Politano (45 contro 36).

Il Napoli, quindi, ha cercato soprattutto di imbucare il pallone da sinistra verso Hojlund, facendosi aiutare anche da De Bruyne: il belga, schierato almeno in teoria come trequartista laterale a destra, ha danzato su tutto il fronte offensivo alla ricerca del pallone e della giocata buona. Si vede chiaramente da questa mappa dei palloni giocati, che spazia in maniera quasi randomica sull’intera trequarti:

Tutti i palloni giocati da De Bruyne nel primo tempo

Per il Parma, una volta anestetizzato Hojlund con una marcatura serrata e puntuale, difendersi è stato relativamente facile. E infatti, per il Napoli, il conto tiri del primo tempo è davvero negativo: 5 sole conclusioni tentate verso la porta di Suzuki. Una ogni nove minuti, di media. E il brutto, dal punto di vista della squadra di Conte, è che nessuno di questi tiri è stato realmente pericoloso: 4 tentativi sono stati intercettati da un giocatore allenato da Cuesta, uno invece è finito nello specchio della porta, ha superato Suzuki ma è stato rinviato in maniera piuttosto agevole da Valenti. E il vero problema, a pensarci bene, è che quest’unica (mezza) occasione è venuta sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Stop, fine delle trasmissioni.

La ripresa

Insomma, si può dire: nel primo tempo della gara di Parma, il Napoli ha fatto davvero troppo poco per meritare il gol. Ovviamente non possiamo sapere se le cose sarebbero andate diversamente se la squadra di Cuesta non fosse passata in vantaggio, ma di certo le scelte fatte da Conte si sono rivelate inefficaci. Per merito degli avversari, ma anche perché diversi giocatori in maglia azzurra non sono riusciti a incidere. E questa sensazione viene acuita/confermata dal modo in cui è arrivato il gol di McTominay al quarto d’ora della ripresa. Basta guardare l’azione che ha portato al tiro del centrocampista scozzese per capire cosa intendiamo:

Come si velocizza un’azione di accerchiamento

In poche parole: questa azione è del tutto simile a quelle imbastite dal Napoli lungo tutto il primo tempo. Solo che è stata costruita e rifinita con giocate veloci, quindi imprevedibili. Anche una squadra attentissima e compattissima come il Parma fa fatica quando due passaggi in verticale sono così affilati, così rapidi. Anche una marcatura implacabile, come quella di Troilo su Hojlund, viene in qualche modo “depotenziata” quando la sfera viene fatta passare nel corridoio giusto e alla velocità giusta.

L’impatto di Alisson Santos – entrato quattro minuti prima – su questa azione c’è, ma è solo di riflesso: l’esterno brasiliano è entrato al posto di Anguissa, quindi ha determinato lo spostamento di McTominay nel ruolo del camerunese. Lo scozzese, nella nuova posizione, ha avuto maggiori possibilità di attaccare l’area di rigore da dietro. Di seguire le azioni dei compagni a rimorchio, come dicevano i telecronisti di una volta.

Il problema, però, è che il Napoli non è più riuscito a tessere altre azioni di questo tipo. Prima e – soprattutto – dopo il gol del pareggio, la squadra di Conte ha ripetutamente picchiato la testa contro la difesa avversaria. Anzi, paradossalmente l’ingresso di Alisson Santos ha finito per rendere ancora più prevedibile le manovre della squadra di Conte. Non tanto nello sviluppo delle singole situazioni, in quel senso ovviamente il brasiliano ha dato maggior elettricità al gioco del Napoli, quanto nei principi di riferimento.

24 cross

Preparatevi a leggere il dato più significativo in assoluto: guardando al solo secondo tempo della partita di Parma, il Napoli ha messo insieme 24 cross verso l’area avversaria. Senza il dato (fondamentale) del tempo effettivo, parliamo praticamente di un cross tentato ogni due minuti. Recupero incluso. Questa cifra è clamorosa, anche e soprattutto se guardiamo a quella del primo tempo (13 cross complessivi). Proprio il confronto tra questi due numeri mostra come il Napoli, di fatto, abbia provato a cambiare strategia. Senza, però, riuscire a trovare quella giusta. Quella in grado di far capitolare il Parma.

Come anticipato in precedenza, poi, l’ingresso di Alisson Santos ha fatalmente alimentato questa percezione di ripetitività, di prevedibilità. Basta guardare sotto per capire cosa intendiamo: l’esterno brasiliano si è fatto dare il pallone in posizione sempre larghissima, quasi come se il Napoli volesse ripetere la giocata che ha portato al gol decisivo contro il Milan – l’isolamento di Alisson Santos, lo spazio liberato per l’inserimento di Olivera, il cross al centro.

Tutti i palloni giocati da Alisson Santos

A Parma, però, questa mossa non ha funzionato: il baricentro bassissimo tenuto dal Parma (addirittura a 37 metri di media) e l’altissima densità in tutti i corridoi ha portato il Napoli a esasperare la ricerca del traversone. Anche perché Cuesta ha fatto un cambio ancora più conservativo, se possibile: ha inserito Sorensen (un esterno) al posto della prima punta Elphege, avanzando Strefezza nel ruolo di prima punta. In questo modo, il Parma ha chiuso ulteriormente gli spazi per le verticalizzazioni, portando il Napoli a giocare soprattutto in ampiezza. Come dire: 24 cross in un solo tempo non si fanno per caso.

I cambi di Conte

In questo senso, il fatto che Conte abbia deciso di far uscire Hojlund e di inserire Giovane deve essere letto come un’intuizione a due facce. Da una parte c’era, molto probabilmente, la necessità di non chiedere troppo al centravanti danese, appena rientrato dopo l’indisposizione che l’ha tenuto fuori da Napoli-Milan. Dall’altra c’era la volontà di provare a muovere Troilo facendogli marcare un avversario più dinamico, più propenso a sgusciare via in velocità. Il tutto senza rinunciare a De Bruyne, un calciatore potenzialmente in grado di indovinare un passaggio verticale e/o un tiro da fuori she sarebbero serviti come il pane, in un contesto tattico così bloccato.

Col senno di poi, considerando cioè i 24 cross tentati dal Napoli nella ripresa, l’ingresso di Giovane non si è rivelata la mossa giusta. Come detto il Parma ha continuato a stare bassissimo in campo, non si è smosso neanche con il gol del pareggio, e così l’ex attaccante del Verona è rimasto imbottigliato nel mezzo della linea a cinque di Cuesta. Lo stesso discorso, più o meno, vale anche per Elmas e Gutiérrez, subentrati rispettivamente a Politano e a De Bruyne. Più o meno perché il macedone ha avuto quella che probabilmente è stata la miglior occasione costruita dal Napoli dopo il gol del pareggio, ovviamente su cross dalle fasce. Cross servito proprio da Gutiérrez, tra l’altro. Elmas però non è McTominay, e infatti il suo colpo di testa è finito abbondantemente fuori.

Una  strategia fondata sui  cross al centro, di per sé, non è sbagliata a prescindere. Però servono dei cross e degli inserimenti come questi (e una maggior qualità nel fondamentale del colpo di testa).

L’unica altra vera occasione costruita dal Napoli in tutta la ripresa, a parte il gol del pareggio e questo colpo di testa di Elmas, è stato un tiro di Alisson Santos contenuto bene da Suzuki. Per il resto, la squadra di Conte ha messo insieme un bel po’ di tentativi (15), soprattutto se consideriamo l’abulia del primo tempo, ma in pochissime occasioni l’ha fatto in modo nitido, lineare, davvero pericoloso. Come nell’azione del gol di McTominay, viene da dire. Il Parma si è difeso con ordine e alla fine non ha rubato niente. Di certo quella di Cuesta non sarà ricordata come una squadra spettacolare, ma intanto ha praticamente ipotecato la salvezza e ha tolto ben quattro punti su sei al Napoli. Anche questo dato, ovviamente, non è casuale. Non può esserlo.

Conclusioni

Si deve ripartire necessariamente da quest’ultima considerazione. Dal fatto, cioè, che il Napoli non sia riuscito a sfondare il muro del Parma in due match su due – se non in occasione del gol di McTominay. È chiaro che le assenze accusate nella gara d’andata – giocata a gennaio, nel pieno dell’emergenza-infortuni – e il contesto particolare in cui si è svolto quella di ritorno devono essere parte dell’analisi. Al tempo stesso, però, non si può non guardare a quanto successo nelle ultime settimane. E quindi non si può non notare che il sistema con Anguissa, Lobotka, McTominay e De Bruyne tutti in campo contemporaneamente ha messo insieme un solo gol segnato in due partite scarse (un tempo e poco più contro il Cagliari, un tempo contro il Milan, un tempo e poco più a Parma). Per altro quest’unico gol, quello di McTominay a Cagliari, è arrivato sugli sviluppi di un calcio d’angolo.

È qui, in questo punto, che Conte può e deve lavorare. In vista di questo finale di stagione e in vista del prossimo anno. Perché in questo momento, ma in realtà era così anche ad agosto e settembre, gli attaccanti del Napoli (cioè Hojlund) hanno bisogno di un sistema in grado di velocizzare l’azione con continuità, che sia attraverso spunti personali e/o gioco tra le linee in verticale. Tutte situazioni che oggi Anguissa, più di ogni altro, fatica a garantire. E anche lo stesso De Bruyne, a maggior ragione quando ha poco spazio da aggredire palla al piede, fatica a incidere.

Al momento Conte ha solo Alisson Santos e Giovane come alternative, e infatti anche a Parma ha provato a pescare proprio loro dal mazzo. È chiaro che Neres, Vergara e anche Lukaku darebbero maggior margine per variare, anche e soprattutto a partita in corso. Però i problemi stanno iniziando a sorgere prima. Nel caso della gara del Tardini sono sorti, anzi si sono ingigantiti, dopo pochissimi secondi di gioco. E non è sempre possibile risalire la corrente con i cambi, anche se sono quelli giusti o gli unici possibili.

È nato a Napoli, si è fatto adottare anche dalla Sicilia e adesso vive a Milano.

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