I “giochisti” sono i peggiori risultatisti: finché si vinceva nessuno fiatava
La lettera di Giuseppe Santoro: dopo due sconfitte tutti a ragliare, ma fino a due settimane fa era un elogio continuo. E sulle scelte di Conte con i tre centrali contro una punta sola, Bielsa insegna un'altra cosa

Dc Napoli 06/04/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Milan / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: esultanza gol Matteo Politano
In tanti si professano “giochisti” ma in realtà sono i peggiori “risultatisti”, anzi “risultato-dipendenti” visto che cambiano idea e giudizi su squadra e allenatore a seconda del risultato.
Dopo la vittoria dello scudetto dell’anno scorso nessuno si lamentava, anzi tutti sono scesi in strada a festeggiare. Dopo le tre vittorie consecutive con Atalanta, Roma e Juventus, dopo la vittoria in Supercoppa e le successive vittorie in trasferta contro Lazio e Cremonese all’andata, dopo il 2-2 a Milano con l’Inter, nessuno si lamentava, anzi era un elogio continuo.
Quando il Napoli vinceva nessuno si lamentava
Fino a due settimane fa tutti a dire che se il Napoli non avesse avuto così tanti infortuni avrebbe lottato punto a punto con l’Inter e, molto probabilmente, avrebbe vinto il secondo campionato consecutivo; adesso, dopo due partite sbagliate, tutti a ragliare e a parlare male.
Peggio delle banderuole!
Napoli che, per la settima volta nel campionato in corso (dopo Milan-Napoli, Inter-Napoli, Genoa-Napoli, Napoli-Roma, Napoli-Lecce e Parma-Napoli), ha subito rete nei primi dieci minuti, a dimostrazione che spesso la squadra di Conte quest’anno ha sbagliato approccio alla gara. Ma quest’oggi a finire sul banco d’accusa non è soltanto l’approccio errato ma anche, e soprattutto, le scelte di Conte il quale, ancora una volta, si è intestardito a mandare in campo dal primo minuto Anguissa e Lobotka (inguardabili da un bel po’…) e a tenere fuori l’unico calciatore in grado di saltare l’uomo (il brasiliano Alisson Santos) e l’unico centrocampista in grado di verticalizzare (lo scozzese Gilmour).
Altra scelta poco comprensibile è quella di aver schierato, ancora una volta, tre difensori centrali contro una squadra che gioca con un solo attaccante centrale; come insegnava un certo Marcelo Bielsa, i tre difensori centrali vanno benissimo quando si affronta una squadra che schiera le due punte centrali (come, ad esempio, l’Inter ma non solo…) ma contro formazioni che invece giocano con una sola punta centrale, si può benissimo giocare con una prima linea composta da quattro difensori (due centrali e due esterni) e recuperare un uomo dalla cintola in su.
Giuseppe Santoro