Gasperini: “non mi aspettavo le parole né il tono di Ranieri”

In conferenza: "Il mio futuro? Non voglio creare problemi e questa è una domanda che crea problemi. Ho subito questo impatto mediatico, mio malgrado. Da quel momento mi sono preoccupato di non rispondere e di cercare di non creare nessun tipo di danno e difficoltà alla squadra"

Gasperini Roma

Dc Roma 10/01/2026 - campionato di calcio serie A / Roma-Sassuolo / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Gianpiero Gasperini

Gasperini: “non mi aspettavo le parole né il tono di Ranieri”

Gasperini prende la parola a inizio conferenza stampa, domani sera si gioca Roma-Atalanta. Le sue parole, da Sky Sport 24.

“Vi anticipo, tanto so che me lo chiederete. C’è stata un’intervista venerdì scorso di Ranieri che ha creato delle situazioni, per me è stata una sorpresa incredibile. Non c’è mai stato un tono diverso tra me e Ranieri, sia nelle conferenze che abbiamo fatto, che nei rapporti tra noi due. Non me lo aspettavo. E in tanti mesi non avevo mai ricevuto questi toni. Da quel momento mi sono preoccupato, intanto, di non rispondere e, poi, di cercare di non creare nessun tipo di danno e difficoltà alla squadra o ai tifosi della Roma. Domani è importante, abbiamo ancora chance per l’Europa. La cosa importante è questa. Gradirei che parlassimo solo di campo”.

Parliamo di calcio, ok, ma in questa settimana si è parlato solo di questi rapporti interni. Ora quanto è difficile preparare una partita così?
“Ho subito questo impatto mediatico, mio malgrado. Ma per me e per la squadra l’alibi sarà zero. Siamo alla 33^ giornata, è un rush finale ed è importantissima per entrambe, più per noi. Ho spostato la concentrazione solo sul piano tecnico. Ripeto: per me l’importante era non creare alcun danno alla squadra”.

Parla di Wesley e Soulé. Poi si torna sul suo futuro.

Rispetto a una settimana fa, si sente più vicino o lontano dal restare allenatore della Roma anche il prossimo anno?
“Continuate a chiedermi altre cose e io vorrei parlare della partita. Ho detto che non voglio creare problemi e questa domanda crea dei problemi”.

Il cortocircuito di questa settimana pò influenzare i giocatori?
“Zero. È una partita importante, ripeto: nessun alibi. Anzi, un po’ di benzina in più. E credo che la gente lo capisca e sosterrà ancora più forte la squadra”.

Quanto manca alla Roma per essere da Champions? E quali devono essere i prossimi step nella programmazione?
“Ho detto che ho sempre lavorato per migliorare la squadra, tutto qui. Sono stato chiamato per sviluppare una squadra secondo le mie idee di calcio, senza secondi fini”.

Ha detto più volte che la Champions non era l’obiettivo di inizio anno, ma la qualificazione o meno può orientare le mosse del prossimo anno?
“Dovete chiederlo alla società, che è sempre stata molto chiara. Io ho sempre pensato che, con molto poco, possiamo stare lì e puntare alla Champions. E siamo lì ancora. Quindi ho sempre spinto per raggiungere quell’obiettivo subito, farlo per migliorare subito la squadra. E ancora oggi, nonostante le tante defezioni recenti, abbiamo delle chance. Con idee in più avremmo avuto ancora più chance, ma questo — ripeto — rientra nella dialettica del confronto interno a qualsiasi azienda. E, ripeto anche questo, in questa dialettica durante l’anno non ci sono mai stati toni con Ranieri così aggressivi. Ora pensiamo all’Atalanta, una squadra forte. Quando ero a Bergamo consideravo la Roma uno spartiacque: se battiamo loro, allora siamo in Europa, e magari anche in Champions; ora è lo stesso ma al contrario”.

Ha detto che ha scelto la Roma perché ha visto un’opportunità. Qui può alzare l’asticella?
“Sono venuto con questo spirito. Ritengo che se riesci a far bene a Roma hai na gratificazione immensa”.

Nessuno conosce l’Atalanta meglio di lei, e ora la allena un suo ex allievo. Cosa ne pensa di Palladino? C’è mai stata qualche tensione tra di voi?
“Lo conosco da quando aveva 17 anni, l’ho allenato in Primavera e poi a Genoa. Quando ha iniziato ad allenare veniva spesso a Bergamo, penso di essere stato un punto di riferimento. Tensioni all’andata? È calcio, è normalissimo. Quando giocavo avevo amici con cui ci tiravamo tante botte, e poi uscivamo a cena insieme. È agonismo e l’agonismo è una legge dello sport. Sono andato via dall’Atalanta perché ritenevo chiuso il ciclo e perché pensavo di non poter fare di più. A Roma ho visto una possibilità straordinaria e sono contento di questa scelta. Mediamente ho fatto tanti anni ovunque, forse vuol dire che lavorare con me è possibile… Poi qualche frizione è normale, è come in un matrimonio. Magari ci sono 3-4 motivi di scontro e 50 esperienze positive”. 

Cosa aveva trovato a Bergamo all’inizio del suo mandato e cosa c’è oggi a Roma?
“A Roma c’è tutto per far bene. A Bergamo ho potuto far bene perché il contesto intorno a me era compatto, il lavoro della società è stato straordinario. Anche la città piccola con una sola tifoseria ha creato un clima ideale. Avevamo operato e costruito insieme. C’erano giovani e non solo, c’era un nucleo centrale e forte. Pensate alle cessioni fatte, a come è stato reinvestito quel denaro. L’anomalia dell’Atalanta è stato giocare in Europa facendo utili, una cosa straordinaria. Non solo per merito mio, ma soprattutto di una società capacissima di operare in sintonia con l’allenatore. Poi quella sintonia è un po’ cambiata, un po’ perché è cambiata la proprietà, un po’ perché non c’era più il papà (Antonio Percassi, ndr) a cui io ero molto legato…”  

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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