Conte ai detenuti di Poggioreale: “L’errore fa parte del percorso”

"È nelle difficoltà che si migliora. La disciplina è fondamentale perché la motivazione è momentanea, la disciplina è per sempre e ti fa conquistare i traguardi. il fallimento non è definitivo, poi bisogna rialzarsi"

Conte Napoli confronto tra De Laurentiis e Conte

Mg Verona 28/02/2026 - campionato di calcio serie A / Hellas Verona-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Antonio Conte

Oggi Antonio Conte è stato in visita al carcere di Poggioreale.

Il quotidiano la Repubblica riporta le sue dichiarazioni.

“Chiamatemi Antonio”. E ancora: “Nessun timore. Sono qui per confrontarmi con voi”.

“L’errore fa parte del percorso di ogni persona, ma c’è sempre la possibilità di redimersi e tornare sulla strada giusta. Bisogna sempre dare il massimo. A volte è capitato anche a me di pensare di non farcela. Ho creduto di mollare, ma questo è il momento in cui dobbiamo trovare la forza di reagire e rimboccarci le maniche. Lo insegno pure ai miei calciatori. È nelle difficoltà che si migliora. Personalmente ho imparato più dalle sconfitte che dalle vittorie”.

Ha parlato delle vittorie.

“Non ho chiamato mia figlia Vittoria a caso. Vincere è una sfida eccezionale e una dannazione allo stesso tempo. Quando perdo sto male, provo una sensazione di dolore che è poi fondamentale per ripartire. Come ci riesco? Il lavoro è l’unico modo che conosco. L’allenamento è anche gioia, ma soprattutto fatica. Ed è fondamentale avere disciplina perché la motivazione è momentanea, la disciplina è per sempre e ti fa conquistare i traguardi. Ma ricordate un aspetto: il fallimento non è definitivo, poi bisogna rialzarsi. Prima di ogni partita, provo la sana paura di non farcela perché questo atteggiamento mi fa dare sempre tutto”.

Conte apre il suo album personale di vita:

“Famiglia di origini umili. Avevamo il piatto a tavola, ma poco altro. Mio padre aveva una piccola società calcistica, la Juventina Lecce, dove faceva praticamente tutto. Il nostro campo era accanto ad un rione difficile di Lecce, quindi io ho conosciuto le difficoltà della strada e alcuni amici hanno sbagliato scegliendo altre strade”.

“Ho avuto un’educazione dura, impensabile di questi tempi dove prevale il dialogo. Se facevo a botte per strada, le prendevo poi a casa. La mia carriera calcistica doveva andare di pari passo con i risultati scolastici. Pure dopo aver debuttato in serie A, dovevo sottostare a delle regole ferree. Avevo già 16 anni, giocavo nel Lecce, ma la sera dovevo rientrare entro le 22.30. Mio padre mi ha sempre detto che dovevo essere da esempio e non un debosciato. Consentitemi una frase: tempi duri, uomini duri”.

Ha poi ricordato il piccolo Daniele tifoso del Napoli scomparso lo scorso anno.

“Faceva le chemio a Perugia e poi correva a vedere le partite assieme ai genitori. Ha lottato come un leone e questo non lo dimenticherò mai. Vi auguro di avere sempre questa forza”.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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