Allegri: “coi fischi Leao ha capito che nella vita le cose non vanno sempre per il meglio”

In conferenza: "Per noi conta arrivare in Champions, ci aiuta a programmare. Se non ci posizioniamo in Europa, diventa difficile. Futuro? Sono uno da azienda e cambio poco, lo dice la mia storia"

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AC Milan's Italian coach Massimiliano Allegri reacts during the Italian Serie A football match between AC Milan and Fiorentina at San Siro stadium in Milan, northern Italy, on October 19, 2025. (Photo by Stefano RELLANDINI / AFP)

Allegri ha perso 0-3 in casa con l’Udinese e in conferenza ha detto tre cose. La prima: “Non è questione di cambio di modulo, non c’entra niente”. La seconda: “Non posso rimproverare ai giocatori l’impegno”. La terza: “Questa sconfitta deve farci capire che la Champions è a rischio”. Tre frasi che, messe insieme, raccontano esattamente il problema del Milan di Allegri. E lo raccontano nel modo opposto a quello che Allegri intende.

Partiamo dal modulo. Allegri dice che il passaggio al 4-3-3 non c’entra con la sconfitta. Ma il Milan ha preso tre gol giocando in un modo che non padroneggia, con distanze sbagliate tra i reparti, una difesa che lui stesso ha definito “disordinata” e una manovra “troppo lenta”. Se il modulo non c’entra, che cos’è? Sfortuna? L’Udinese non è il Bayern Monaco: è una squadra solida ma limitata che ha trovato praterie dove non dovevano esserci praterie. Quando cambi assetto tattico e prendi tre gol in casa, il modulo c’entra eccome. Allegri lo sa — è un maestro di tattica difensiva — ma non può ammetterlo perché ammetterlo significherebbe riconoscere che la scelta è stata sbagliata.
Poi c’è la questione dell’impegno. “Non posso rimproverare l’impegno”, ha detto. Ed è vero: i giocatori del Milan non hanno smesso di correre. Ma nel calcio l’impegno senza direzione è spreco di energia. Correre tanto e correre bene sono due cose diverse, e il Milan ieri ha corso tanto e male. Il problema non è la volontà dei giocatori — è che non sanno cosa fare quando perdono palla, quando devono scalare, quando devono accorciare. Questo non è un problema di gambe, è un problema di testa. Ed è un problema dell’allenatore.

La frase più rivelatrice, però, è la terza: “Questa sconfitta deve farci capire che la Champions è a rischio”. Allegri la pronuncia come un avvertimento alla squadra, ma in realtà è una confessione. Il Milan è a rischio Champions dopo aver speso 180 milioni sul mercato estivo, con una rosa che sulla carta è la seconda o la terza d’Italia. Se la Champions è a rischio, la responsabilità non è dei giocatori che non si impegnano abbastanza — è di chi non riesce a farli giocare come dovrebbero.

C’è anche un dettaglio che racconta molto. Allegri ha detto che quando il Milan riesce a cambiare gioco da una fascia all’altra, le occasioni arrivano. Bene: ma se l’allenatore sa qual è la soluzione, perché la squadra non la applica? O la sa da domenica sera e allora non l’ha insegnata prima, oppure la dice da mesi e i giocatori non la eseguono — e allora torniamo al problema principale: qualcosa non funziona tra l’allenatore e la squadra.

Allegri ha chiuso dicendo che le critiche fanno parte del gioco: “Quando vinci, tutti dicono che sei bravo; quando perdi, tutti ti criticano”. È la filosofia che lo ha sempre accompagnato: il risultato come unico giudice. Ma in questo momento il risultato dice 0-3 con l’Udinese in casa, quarto ko nella seconda parte di stagione senza segnare, e la Champions League a rischio. Se il risultato è l’unico giudice, il giudice ha già emesso la sentenza.

Le dichiarazioni complete di Allegri sono disponibili di seguito.

Allegri: “Domani giochiamo dopo due sconfitte, dobbiamo vincere”

Partiamo dalla partita.

“Domani giochiamo dopo le ultime due sconfitte, in cui non abbiamo segnato gol perché nelle ultime 4 abbiamo fatto 3 partite senza segnare. Domani è una partita importante perché bisogna tornare alla vittoria: contro una squadra di contropiedisti ancora molto viva. Ci vuole una partita di squadra. Nell’arco della stagione un momento difficile c’è, va affrontato con serenità e facendo le cose in maniera ordinata: contro l’Udinese siamo stati disordinati. Mancano sei partite e domani è una partita importante per il nostro obiettivo da raggiungere: bisogna solamente giocare a calcio in serenità, con grande compattezza e ordine.”

Le hanno fatto piacere le parole di Gabbia a nome dello spogliatoio?

A parte che mi hanno fatto molto piacere. Io credo che siamo arrivati a questo punto tutti insieme, a partire dai giocatori: io al massimo li faccio perdere ogni tanto… La società è stata sempre vicina, ieri c’era anche Furlani che ha pranzato con noi. A settembre nessuno parla di obiettivi, a marzo l’obiettivo è là e vorresti raggiungerlo in un colpo solo: bisogna fare un passettino alla volta e rimanere ordinati e tranquilli. Una squadra che fa 24 partite senza perdere è una squadra che ha valori tecnici e morali. Il vantaggio è che abbiamo recuperato tutti e per questo finale l’obiettivo totale deve essere superiore a quelli personali”

Sui fischi a Leao.

“Sicuramente a Leao sono serviti un po’ i fischi, ha capito che nella vita le cose non vanno sempre per il meglio. Avrà una bella reazione: ha fatto una buona settimana di allenamento come tutti. Sono convinto che gli attaccanti torneranno a segnare. La squadra dovrà tornare ad affrontare le partite con ordine. Con l’Udinese non siamo stati un minuto schierati in fase difensiva: eravamo troppo disordinati”

La sua permanenza sarà vincolata a quella dei grandi campioni della rosa?

“Non lo so. So solamente una cosa: in questo momento tutte le energie vanno concentrate sull’obiettivo finale. Società, giocatori, allenatori, staff. Tutti lavoriamo per il club. Sopra a tutto ci sta sempre il club, il Milan. All’interno della storia sono passati dirigenti, presidenti, giocatori ma l’unica cosa che rimane è il club. Tutti dobbiamo lavorare per il club. Io sono sempre stato legato ai ragazzi: per me i miei giocatori sono i migliori di tutti. Vanno sostenuti e loro devono sostenere me, come hanno fatto. Credo che la società ha lavorato molto bene quest’estate, abbiamo una rosa di ottimi giocatori e con qualcuno straordinario: è una buona base, per rinforzare questa base dobbiamo arrivare in Champions. Gli step sono due: prima arrivare in Champions e poi programmare il futuro”

Le inseguitrici arrivano?

“Primo bisogna vincere. Due, ieri il Como non ha vinto ma ci sono Juventus a tre punti e Roma a sei punti. 63 punti non bastano per entrare in Champions: domani affrontiamo la partita di Verona, una volta fatta quella penseremo alla Juventus e poi al Sassuolo”

Non c’è nessuna paura o timore che tu possa lasciare il Milan o andare in Nazionale? Qual è la tua idea: rimanere?

“In queste settimane, parlano tutti. Gli unici che non parlano sono i miei amici che stanno a Livorno. Ma è normale. Tutti gli anni si arriva in questo periodo e si dice che quello va di lì e quello va di là: il calcio è bello anche per questo. Nel calcio può succedere di tutto, anche nelle partite. Una cosa che conta è il risultato finale, attraverso le prestazioni. In questo momento l’obiettivo è chiaro. Ripeto, la mia storia di allenatore parli chiaramente: sono stato 4 anni al Milan, ho fatto 8 anni alla Juventus, poi sono tornato al Milan. Per me tanti cambiamenti non sono stati nel mio Dna. Mi piace lavorare in un club che è un’azienda, che va gestita come tale: va resa competitiva e nello stesso tempo sostenibile. Per fare questo non possiamo fare tutto in un giorno: bisogna programmare analizzare, vedere gli errori che sono stati fatti e continuare”

Che passi deve fare il Milan per crescere?

“Una società di calcio deve essere competitiva e sostenibile ma tutto ruota intorno al risultato. È semplice. Se fai risultato, la società diventa più forte. Il brand Milan è uno dei più importanti al mondo ma dipende dal risultato. Noi abbiamo una responsabilità di posizionare il Milan in Europa, perché se non è posizionato lì è difficile che la società si sviluppi in un altro modo. Tutto gira intorno al risultato: quando si perde si sta per una settimana con il giramento di scatole, pensa per la società quando non arrivi all’obiettivo…”

Cosa deve fare la squadra e la società per migliorare?

“La forza di una società e di conseguenza della squadra è nel riconoscere e lavorare sui propri limiti. Se uno riconosce questo può ottenere dei risultati migliori. Ci sono dei dati da 20 anni in Champions dove le prime quattro semifinaliste sono la prima, seconda, terza e quarta del fatturato. Se non ci arrivi con le forze economiche, serve che tu hai una strategia sapendo che hai dei limiti che diventano dei punti di forza. Come è stato per 24 partite per la squadra: abbiamo lavorato molto sui nostri limiti che erano diventati i nostri punti di forza. Il margine di errore, rispetto a uno che può spendere 300 e tu puoi spendere 50, è minore. Non bisogna farsi travolgere dagli eventi, non bisogna pensare che in due anni possiamo vincere la Champions: l’ambizione è quella ma la realtà è un’altra”

A tavola con Furlani, cosa vi dite?

“Sono incontri, come ci sono stati in sede anche due giorni fa, in cui uno parla dell’annata e su cosa è andato e cosa no. Poi verranno messi sul tavolo quando raggiungeremo l’obiettivo, che potrebbe essere raggiunto anche all’ultima giornata. Domani è importante vincere ma se non dovesse succedere non è che non entriamo in Champions… Poi a pranzo si discute sulla situazione ed è normale che dopo 3 sconfitte in 4 partite, ci facciamo delle domande. I ragazzi hanno fatto una buona settimana e in questi momenti potresti perdere delle certezze acquisite ma non deve succedere”

Perché lei non dice io voglio restare? Perché il club non dice che lei sarà l’allenatore del Milan l’anno prossimo?

“L’ho detto anche prima. La mia storia dice che sono stato 15 anni tra Milano e Torino, facendo parte di due grandissime società dove sto lavorando con grandissimi dirigenti. Il primo step è l’obiettivo della Champions e poi programmare il futuro, cosa già partita l’anno scorso quando è cambiata metà della rosa. Poi, tutti sognavamo di competere con l’Inter, senza però perdere di vista il nostro obiettivo: bisogna pensare a quello. Io sono legato al Milan e di solito quando siamo partiti a inizio stagione, bisognava pensare già alla prossima: una volta che è stata costruita la squadra di quest’anno, già è partita la costruzione dell’anno dopo. Però bisogna arrivare in Champions. Non bisogna guardare tre mesi avanti, ma due anni”

Le hanno dato fastidio le parole di Chivu?

“Devo fare i complimenti a Chivu che ha fatto un ottimo lavoro ed è vicino all’obiettivo: al primo anno vincere lo scudetto credo sia una grande soddisfazione. Poi per il resto, bisognerebbe vedere in che contesto lo ha detto… Ma gli vanno fatti solo i complimenti”

Condò dice che gli allenatori hanno parlato spesso più di Champions che di campionato: individua questo atteggiamento nei piani delle società che hanno abbassato la mira parlando solo di Champions. È una fuga dalle responsabilità?

“Dipende la situazione e il contesto. È normale che l’Inter avesse l’obiettivo dello Scudetto: l’anno scorso lo ha perso per 1 punto e sono sei anni che lotta per vincerlo, se lo vince è il terzo negli ultimi sei con due finali di Champions. Poi se entriamo in Champions, l’anno prossimo va alzata l’asticella per migliorare il posizionamento di quest’anno. Poi se sei in cima, non è che dici di lottare per un posto Champions: se sei la più forte devi dire che lotti per lo Scudetto. Per noi arrivare in Champions è un buon risultato, l’anno prossimo bisogna avere l’ambizione di migliorare il risultato di quest’anno”

Quindi l’anno prossimo dirà che puntiamo allo Scudetto?

“Intanto arriviamo in Champions, poi vedremo l’ambizione dell’anno prossimo. Quando lavori nel Milan devi sempre avere l’ambizione del massimo. Poi c’è la realtà: hai cambiato metà squadra, giocatori che si devono inserire, giocatori che sembra che abbiano fatto meno bene… Ma l’ambizione rimane sempre andare in Champions e migliorare quanto fatto quest’anno”

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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