Suwarso: “Il Como ci serve per accrescere il nostro business, ossia il brand “Lago di Como”. La classifica non ci interessa”

A Rivista Undici: "Facciamo business anche senza stadio. Siamo l’unico club al mondo con l’hospitality in ville e barche fuori dallo stadio. Abbiamo appena aperto The Club on the Lake, un nuovo ed esclusivo club per soci"

Suwarso Como

Mg Como 15/03/2026 - campionato di calcio serie A / Como-Roma / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Cesc Fabregas

Suwarso: “Il Como ci serve per accrescere il nostro business, ossia il brand “Lago di Como”. La classifica non ci interessa”

Rivista Undici ha intervistato Mirwan Suwarso manager di fiducia della proprietà del Como (gli Hartono) e presidente del club dall’ottobre 2024.

Ecco alcun delle domande e delle risposte.

C’è grande entusiasmo intorno al Como: la squadra gioca bene e sta collezionando risultati pesanti in Serie A. Lei come vive le grandi vittorie?
Con totale indifferenza. Per me, una partita vale quanto un’altra.

Di solito, nel calcio si ragiona per cicli di tre anni. Voi, invece, avete bruciato le tappe. Come ci siete riusciti?
Sinceramente non saprei. Noi lavoriamo con un business plan quinquennale e cerchiamo semplicemente di seguirlo passo dopo passo. Como è una città piccola, dove abbiamo sviluppato tutto da zero. Paradossalmente, questo ci ha aiutati. Ma il vero punto di svolta è stato l’arrivo di Cesc: seppur a fine carriera, ci ha proiettati su un livello superiore e ha accelerato l’intero processo.

E cosa vi ha convinto ad affidargli la panchina?
Non lo avevamo preso con quell’idea. Anzi, è arrivato quasi per caso: io non l’ho nemmeno incontrato di persona, è bastata una semplice telefonata. Poi, però, abbiamo scoperto come ragiona. Ci parlava di come costruire la squadra e creare una struttura sportiva con un metodo rigoroso. Pensava alla squadra proprio come noi facevamo a livello aziendale: il suo approccio al campo rifletteva perfettamente il Dna societario che stavamo creando. Unire le due cose è stato naturale, e i risultati ci stanno dando ragione.

E un giorno sapete che potrebbe andare via…
Saremmo degli stupidi a non mettere in conto che un giorno possa andare all’Arsenal o al Chelsea. Se continua ad avere successo, è normale che insegua sogni più grandi. Ma dovrà essere lui in prima persona a scegliere chi prenderà il suo posto.

E le star di Hollywood che vediamo sulle tribune del Sinigaglia fanno parte di questa strategia internazionale? Siete voi a invitarle?
In realtà vengono di loro spontanea volontà. Questa è la vera forza di avere il Lago di Como: non dobbiamo cercare noi le celebrities da invitare. È il Lago stesso ad attrarle in vacanza. Tra i più entusiasti ci sono gli attori Michael Fassbender e Chris Pine. Poi c’è Cillian Murphy, che voleva venire a tutti i costi la scorsa stagione, ma per cambi all’ultimo non siamo riusciti a organizzare…

Quindi il vero motore del Como è il fascino del Lago?
Esattamente. La città è piccola, ma il brand “Lago di Como” è enorme. Seguiamo il modello-Disney: usiamo il campo come uno strumento per attirare l’attenzione (proprio come Disney ha fatto con i film animati, ndr). Il calcio è un mercato saturo: se tifi Inter o Chelsea, difficilmente cambierai squadra. Per il “Lago di Como”, invece, non esistono rivalità: è un marchio universale. A chiunque farebbe piacere indossare un capo con la scritta “Lago di Como”. È così facciamo crescere il nostro business.

E iniziare questo progetto nel calcio, un’industria così particolare e unica, ha creato problemi?
No. Anzi, è stato un vantaggio. Alla fine, le entrate nel calcio sono semplici da inquadrare: diritti TV, stadio, merchandising e player-trading. Voci che per noi erano inesistenti, dunque facili da far crescere subito.

I risultati cosa dicono?
Siamo riusciti a raddoppiare i ricavi della biglietteria senza dover ampliare lo stadio, mentre il merchandising è cresciuto del 300%. Grazie alle sue dimensioni, il Como Calcio per noi è un laboratorio: le strategie economiche che si rivelano vincenti sulla squadra le applichiamo con successo anche agli altri rami della nostra azienda.

A quali altri rami si riferisce esattamente?
La vendita di abbigliamento legato al lusso e al lifestyle, per esempio. È il nostro settore più in crescita. Abbiamo creato il marchio Como Crest per rappresentare lo stile di vita del lago, come le collezioni da vela. E abbiamo lanciato una linea premium, Curva, in cui una giacca può costare anche 4mila euro. La strategia è semplice: usiamo la fama del calcio per aprire i canali di distribuzione e, una volta consolidati, introduciamo prodotti di fascia sempre più alta. È una crescita graduale, ma costante.

Oltre al retail di lusso, come state trasformando una squadra in un investimento redditizio?
Stiamo creando anche scuole per ragazzi che vogliono studiare mentre si formano calcisticamente. Poi c’è il turismo. Noi non diciamo mai di essere «solo calcio». Il Como deve essere concepito come una destinazione premium. Per questo la squadra deve esprimere un gioco divertente e attraente: è anche un prodotto turistico. Chi viene sul lago non lo fa solo per sedersi a guardare 90 minuti di partita: viene per vivere un’esperienza.

Invece lo stadio?
Molti dicono che senza un nuovo stadio non si possa fare nulla. Ma non è vero. Per noi è molto importante ciò che ci sta intorno. Infatti, siamo probabilmente l’unico club al mondo con l’hospitality in ville e barche fuori dallo stadio. Abbiamo appena aperto The Club on the Lake, un nuovo ed esclusivo club per soci. È la forza della nostra posizione. L’obiettivo è prima di triplicare i posti dell’hospitality, rendendo queste strutture attive 365 giorni all’anno, creando club privati esclusivi con ristoranti sul lago.

Adesso quali sono i vostri obiettivi? A inizio stagione cosa vi dite?
Noi, come proprietà, non fissiamo obiettivi di classifica. Il nostro unico traguardo è raggiungere la redditività nel minor tempo possibile. Spetta solo a Cesc e alla squadra decidere fino a dove spingersi. Le mie conversazioni con Fàbregas sono puramente aziendali: non gli dico mai chi schierare o che modulo usare. Non è il mio lavoro. Mi rivolgo a lui solo per questioni extracampo: gli chiedo supporto su specifici progetti che possano aiutarci ad aumentare i ricavi e a centrare i nostri obiettivi di bilancio. 

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