Pocognoli il tecnico del Monaco che ha battuto 3-1 il Psg: è un discepolo di Van Gaal e abile comunicatore con i suoi giocatori

L'Equipe: "i suoi pilastri si fondano sul pragmatismo e la valorizzazione dei calciatori". Rmc Sport racconta della vittoria del campionato belga dell'Union Saint-Gilloise dopo 90 anni.

Monaco's Belgian head coach Sebastien Pocognoli gestures from the touch line during the French L1 football match between Paris Saint-Germain (PSG) and AS Monaco at the Parc des Princes stadium in Paris on March 6, 2026. (Photo by FRANCK FIFE / AFP)

Sébastien Pocognoli con il suo Monaco ha battuto 3-1 il Psg ieri al Parco dei Principi.

L’Equipe ha dato voto 9 al tecnico, nelle pagelle stilate dopo il match:

Aveva schierato gli stessi undici di dieci giorni fa in Champions League ed è stato un trionfo. Ha gestito senza difficoltà i deficit della squadra. Golovin ha segnato dieci secondi dopo essere entrato. Il Monaco non ha mai dato l’impressione di poter perdere questo incontro e la sua preparazione per la partita è stata coronata dal successo“.

Il ritratto di Pocognoli

L’allenatore 38enne è arrivato in Francia lo scorso ottobre. E proprio L’Equipe fece un ritratto di lui e del suo gioco:

Sébastien Pocognoli è la storia di un’ascesa fulminea. “Ha salito le scale dieci gradini alla volta”, racconta José Riga, il suo ex allenatore allo Standard di Liegi. Meno di diciotto mesi fa era il responsabile dell’Under-18 della Nazionale belga, dopo aver svolto lo stesso ruolo al Genk. Ed eccolo arrivare, a 38 anni, nel Principato, forte di un titolo di campione del Belgio con l’Union Saint-Gilloise nella sua prima stagione da allenatore tra i professionisti. Una stagione che gli è valsa grandi elogi e l’interesse di molti club, tra cui il Lens. Una stagione che non era iniziata benissimo ma che ha preso il volo quando il suo amico d’infanzia Kevin Mirallas è entrato a far parte dello staff.

Qual è la ricetta del successo di questo ex terzino sinistro? Per cominciare, il pragmatismo. In un’intervista a Le Soir raccontava: “Le qualità di un allenatore sono anche sapersi adattare all’ambiente in cui arrivi. Stavo preparando le qualificazioni per i giovani della Nazionale quando ho ricevuto una telefonata dall’Union. Mi sono preso 24 ore per riflettere perché sarei arrivato senza staff, in un sistema di gioco che non avevo mai utilizzato (il 3-5-2). Ma penso di aver ancora una volta superato i miei limiti”. Il secondo pilastro del successo di Pocognoli è forse una fede incrollabile nel valorizzare i suoi giocatori. La sua rosa e i suoi calciatori lo adorano e i suoi cambi durante la partita producono spesso effetti immediati: “Quando Van Gaal, che mi ha allenato ad Alkmaar dal 2007 al 2009, è andato al Bayern, sono diventato un giocatore medio”, raccontava ancora a Le Soir. “Allora mi sono reso conto che un allenatore può farti rendere oltre il tuo livello”. Alla sua presentazione all’Union aveva spiegato: “La mia età non sarà un problema, non giudico i giocatori su questo aspetto.  L’esperienza la si acquisisce solo quando si comincia a giocare”.

Rmc Sport aggiunse, nello stesso periodo, sulla sua da allenatore:

Sul finire della sua carriera da calciatore, Pocognoli ha capito molto presto che voleva diventare allenatore. La conferma è arrivata durante il suo periodo allo Standard Liegi tra il 2017 e il 2020, quando il tecnico gli affida la fascia di capitano: l’approccio da leader ha dato diverse idee a Pocognoli. Con l’Union Saint-Gilloise, portando il club al trionfo dopo 90 anni, diventa il terzo allenatore più giovane a vincere il campionato belga dalla Seconda guerra mondiale. Dichiarò ai media del club: “Mi piace un calcio dominante con e senza palla, basato su una pressione alta, sul controllo del pallone e su transizioni rapide a seconda dell’avversario”. Ama parlare con i suoi giocatori ed essere vicino a loro. Viene spesso descritto come uno specialista della comunicazione interna. Allena in francese, inglese e olandese. “Sono diretto, a volte duro. Presto molta attenzione all’aspetto relazionale. Sono onesto nelle mie scelte. È molto importante per i giocatori non sentirsi messi da parte e capire il perché di una decisione”, diceva all’Afp. 

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