Padovano: “L’assoluzione per me vale la vittoria della Champions”
Alla Gazzetta: "In isolamento, le guardie mi dicevano: "i tuoi soldi adesso te li ficchi nel culo", mi trattavano come una pezza da piedi. Abbiamo una chat tra compagni ex Juve, c’è anche Conte, che però è quello più impegnato di tutti".

Db Torino 23/03/2011 - SLAncio di vita / Juventus-Torino / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Michele Padovano
L’ex calciatore Michele Padovano fu arrestato (da innocente) accusato di essere il finanziatore di un traffico internazionale di sostanze stupefacenti, finendo in isolamento. Nel gennaio 2023 fu assolto.
La sua intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport.
L’intervista a Padovano
Lei stesso l’ha definito un inferno, durato 17 lunghi anni…
“Lo è stato. Assolutamente. Soprattutto perché ho sempre saputo di essere innocente e completamente estraneo ai fatti. Ho lottato diciassette anni contro un’ingiustizia. Il carcere mi ha tolto la vita e ora me la sono ripresa. L’assoluzione per me vale la vittoria della Champions“.
Quale è stato il momento più duro in tutto questo tempo?
“Ce ne sono stati tanti. Probabilmente l’isolamento. Stare per molti giorni senza vedere nessuno ti fa sentire perso. È una sensazione difficile da descrivere a parole. Ti sembra che il tempo non passi mai. In più, in quel periodo era sotto indagine anche mia moglie e non potevamo nemmeno chiamarci. Infine, il trattamento delle guardie nei miei confronti: è stato davvero pesante. Credo che fosse dovuto anche al fatto che fossi un calciatore. Una guardia carceraria mi disse “i tuoi soldi adesso te li ficchi nel culo”. Cose di un altro mondo. I carabinieri che mi davano del “tu”, trattandomi come una pezza da piedi“.
Si è mai dato una spiegazione alla sua accusa?
“Tutto nasce dal fatto che ho prestato dei soldi a un amico. Lo conoscevo da una vita. Ma non sapevo cosa avrebbe fatto con quei 35mila euro. Non ero al corrente di nulla. Gli dissi solamente “so che sei un combina guai, do i soldi a tua moglie”. Ma in modo bonario. Invece le nostre telefonate, innocenti, sono state scambiate per messaggi in codice con parole criptate. Parlavamo di “cavallo”, “gru” e “terreno” e per gli investigatori sarebbero stati nomi in codice relativi a partite di cocaina. Per fortuna ha vinto la verità. Certo, tutto quello che ho perso nessuno me lo ridarà indietro“.
Chi non l’ha mai dimenticata è Gianluca Vialli…
“Luca era mio fratello. So che chiamava mia moglie Adriana tutte le settimane per sapere come stessi. Siamo sempre stati molto uniti. Mi fa male pensare che non abbia fatto in tempo a godersi la mia assoluzione, proprio lui che me l’ha sempre detto e mi ha sempre sostenuto. Ma sono sicuro che ha esultato in cielo“.
Con lui anche Denis Bergamini…
“Assolutamente. Denis è nel mio cuore, pensi che ho chiamato mio figlio così in suo onore. In carriera gli ho dedicato tutti i miei gol“.
Il gol a cui è più legato?
“Quello segnato al Real nella Champions del ‘96. Così come il rigore tirato in finale con l’Ajax. Ancora oggi abbiamo una chat tra compagni in cui parliamo e quando ci rivediamo è come se non fosse passato un giorno. Il più attivo? Forse Ciro Ferrara, l’anima dello spogliatoio. Poi Di Livio, Torricelli, Peruzzi e molti altri. C’è anche Conte, che però è ovviamente quello più impegnato di tutti“.










