La Champions è il giocattolo dei ricchi, per l’Europa del calcio le pari opportunità modello Nba sono una barzelletta
Ai quarti di finale sono sempre le stesse squadre, da anni. È un torneo oligarchico in cui i potenti del calcio esibiscono i gioielli di famiglia. È un'esibizione del patrimonio. Gli altri guardano

Mg Monaco di Baviera 31/05/2025 - finale Champions League / Paris Saint Germain-Inter / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Nasser Ghanim Tubir Al Khelaifi
La Champions è il giocattolo dei ricchi, per l’Europa del calcio le pari opportunità modello Nba sono una barzelletta
Money, money, money must be funny in the rich man’s world”, lo cantavano gli Abba nel ’76, e nascosta nella tipica melodia morbida e orecchiabile del gruppo si cela un messaggio che ormai i vertici, siano politici o calcistici, ci sbattono in faccia senza nemmeno più preoccuparsi di provare un minimo di vergogna: è un mondo per ricchi e il calcio, tolte le fregnacce che ci propinano sul “calcio della gente”, si è prontamente adeguato a tale assioma.
L’Europa del football proprio non riesce ad assimilare il principio delle pari opportunità. Non ci sono pari opportunità né tantomeno qualcuno si pone il problema. La Champions League è, al fondo, l’esibizione dei ricchi, sempre gli stessi, che si danno appuntamento per esibire i gioielli di famiglia. Della competizione sportiva è rimasto ben poco. È un’esibizione del patrimonio. L’Europa è refrattaria al principio che è alla base dello sport americano, ossia no alle rendite di posizione, a ciascuno la possibilità di vincere. L’Europa del calcio è fondamentalmente un’oligarchia ed è orgogliosa di esserlo.
Guardiamo i quarti di finale degli ultimi sette anni di Champions League.
2019/20: Atalanta vs Paris Saint‑Germain, Lipsia vs Atlético Madrid, Barcellona vs Bayern Monaco, Manchester City vs Lione.
2020/21: Manchester City vs Borussia Dortmund, Paris Saint‑Germain vs Bayern Monaco, Real Madrid vs Liverpool, Chelsea vs Porto.
2021/22: Benfica vs Liverpool, Manchester City vs Atlético Madrid, Villarreal vs Bayern Monaco, Chelsea vs Real Madrid.
2022/23: Bayern Monaco vs Manchester City, Inter vs Benfica, Chelsea vs Real Madrid, Napoli vs Milan.
2023/24: Arsenal vs Bayern Monaco, Atlético Madrid vs Borussia Dortmund, Real Madrid vs Manchester City, Paris Saint‑Germain vs Barcellona.
2024/25: Arsenal vs Real Madrid, Bayern Monaco vs Inter, Paris Saint‑Germain vs Aston Villa, Barcellona vs Borussia Dortmund.
2025/26: Sporting Lisbona vs Arsenal, Real Madrid vs Bayern Monaco, Barcellona vs Atlético Madrid, Paris Saint‑Germain vs Liverpool.
Il pattern è sempre lo stesso: sì, l’apparizione sporadica di qualche piccola c’è, ma i nomi sono sempre letteralmente gli stessi: Psg (5 presenze su 7), Bayern Monaco (7 su 7), City (5 su 7), Real Madrid (6 su 7), Barcellona (4 su 7), Atletico Madrid (4 su 7). Storie tipo Nottingham Forest, Amburgo, Steaua e Stella Rossa sono belle che defunte. Quest’anno la bandierina tocca allo Sporting Lisbona che ha eliminato la favoletta Bodo Glimt. La pappa è sempre la stessa, da anni, e bisogna anche far finta di divertirsi. Lo sport, diciamocelo, non c’è. Peraltro, come la vicenda Chelsea insegna, anche quando vengono beccati a imbrogliare, i ricchi se la cavano con una tirata d’orecchi.
Ve ne abbiamo parlato: Lo scandalo mazzette del Chelsea punito con una multa ridicola. La stampa inglese: “Macchiate le Premier di Conte e Mourinho”
Ogni anno, facciamo finta di eccitarci. Ma il film è identico a quello degli anni precedenti. La botta di dopamina che ti dà guardare il Psg–City di turno, scende dopo 90 minuti lasciandoti vuoto e in cerca della stessa emozione. Non è più calcio, è compulsione, ed è quello che aumenta il giro di soldi: la ricerca ossessiva dell’emozione rapida, da bruciare subito e a buon mercato. Tu vuoi quello, loro te lo danno. Anche la narrazione della “piccola” che va avanti e fa l’impresa serve a nutrire questo cortocircuito, perché ti illude che sia possibile rivedere qualcosa di epico.
Non c’è nessuna storia da raccontare se non il solito film che va avanti anno dopo anno, banconota dopo banconota: gli straricchi dell’élite europea vanno avanti in Champions, gli altri, se va bene, potranno raccontare di essere usciti “a testa alta”. Sono fondamentalmente degli intrattenitori in attesa che lo spettacolo entri nel vivo.
Uefa o Superlega?
E alla fine che differenza c’era con la Superlega se anche la Champions è, tutto sommato, una competizione elitaria destinata a chi fattura di più? Perché la Uefa si è sentita “rodere” in questo modo? Banalissimo: non era coinvolta, non aveva le mani in pasta, non guidava lei il processo. Sempre tornando al citazionismo che ci è caro: “Money, share it fairly but don’t take a slice of my pie” (“Soldi, condividili equamente, ma non prenderti una fetta della mia torta”), lo dicevano i Pink Floyd in Dark Side of the Moon.
Ecco: “non prenderti una fetta della mia torta” — Ceferin deve essere sentito mancare il terreno da sotto i piedi in quell’aprile ormai lontano del 2021.











