Escludere Ciro Ferrara dal murales è il trionfo del provincialismo, è la Napoli retrò felice di esserlo

Ha ragione lui: è scarsa conoscenza della storia. Peraltro andò alla Juve perché il Napoli di Ferlaino era pieno di debiti. Ma i tifosi (quando fa comodo a loro) sono contro i soldi

1985 archivio Storico Image Sport / Napoli / Diego Armando Maradona-Ciro Ferrara / foto Aic/Image Sport

Qualcuno deve dirlo: Ferrara ha ragione. Da vendere.

Escludere Ciro Ferrara dal murale è il trionfo del provincialismo, è la Napoli più retrò, felice di esserlo. “Napule non adda cagna'” (cit). Ha ragione Ferrara quando scrive che l’autore del murales — lo chiama com’è scritto all’anagrafe: Ciro Cerullo — “non c’era nemmeno”, come a dire informati prima di parlare. Jorit è del ’90, quando l’Italia finiva terza ai Mondiali. All’epoca, Ciro Ferrara giocava ancora nel Napoli e solo pochi anni dopo sarebbe arrivato quel presunto “tradimento” che ancora oggi lo perseguita. In realtà Jorit non c’entra nulla. Sono stati i tifosi a volere l’esclusione di Ferrara. In nome del calcio delle bandiere e di tutte quelle menate per cui i calciatori dovrebbero giocare per la maglia ma poi i tifosi si incazzano di brutto se il presidente non si indebita. L’anticapitalismo a giorni alterni.

Ciro Ferrara è il Napoli. Incarna il Napoli e Napoli. Come urlò Diego a Stoccarda. Quando disse: “Ciro questa coppa se la merita più di tutti, perché lui è napoletano”. E lo diceva mentre Ferrara piangeva. Ferrara quella sera segnò il gol decisivo, il gol del 2-1, quello che indirizzò la finale. Un destro al volo, in area, su assist di testa di Maradona. Ma che ne devono sapere quelli che si riempiono di bocca di napoletanità.

Ferrara ha vinto due scudetti e una Coppa Uefa. Andò alla Juventus, e non ci sarebbe nulla di male. Ma proprio nulla. Però va ricordato che ci andò perché il Napoli di Ferlaino era zeppo di debiti. L’Ingegnere – tanto osannato – vendeva chiunque capitasse a tiro. Tutti li vendette. Da Ferrara a Crippa. Da Cannavaro a Fonseca. E poi Pecchia, chiunque avesse un minimo valore.

Il punto vero è che si semplifica troppo: da una parte ci sono le carriere reali, fatte di scelte e contesti; dall’altra la narrazione tifosa, che trasforma tutto in appartenenze assolute. I murales sono espressione emotiva, quindi non sempre storicamente equilibrati. Ma quando escludi uno come Ferrara, non è tanto ignoranza: è identità tifosa, è scelta di chi si illude di indirizzare la narrazione. Nessuno, mai nessuno, considererà Ghoulam più importante di Ferrara nella storia del Calcio Napoli. È solamente una decisione ridicola. Tutto qui.

Poi, per carità, ne mancano tanti altri. Non c’è nessun protagonista del terzo scudetto e nemmeno del quarto. Non c’è Osimhen. Non c’è Kvara. Non c’è Kim. Non c’è McTominay. Non c’è nemmeno Gonzalo Higuaín nonostante sia stato forse il miglior bomber della storia del Napoli con il record di 36 gol in una sola stagione di Serie A. Ah già, un altro traditore.

Studente di ingegneria informatica, curioso e determinato, con una forte voglia di imparare e mettersi alla prova. Appassionato di tecnologia, sport e lettura, unisco studio, allenamento e progetti personali con l’obiettivo di crescere sia professionalmente che umanamente.

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