Neanche per Fabregas si può utilizzare la prova tv? Il calcio italiano premia gli scorretti (tanto poi si scusano)

Non si è mai visto un allenatore che ferma volontariamente un calciatore avversario. Fabregas resta impunito, fa pure il simpatico. Tanto sa che nessuno gli farà nulla

Fabregas

Mg Milano 18/02/2026 - campionato di calcio serie A / Milan-Como / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Cesc Fabregas

Neanche per Fabregas si può utilizzare la prova tv? Il calcio italiano premia gli scorretti (tanto poi si scusano)

È assurdo quello che è accaduto ieri sera a San Siro per Milan-Como. Un episodio che ha pochissimi precedenti – per non dire nessuno – nel calcio italiano. Fabregas dalla sua panchina, ovviamente oltre la linea che delimita lo spazio dell’allenatore, ha tirato per la maglietta Saelemaekers impegnato in un ripiegamento difensivo. Che cos’è accaduto? Al tecnico spagnolo assolutamente nulla. Ne è nato ovviamente un parapiglia e l’arbitro Mariani – che non ha visto niente, speriamo per lui, e quindi si è rivelato incapace come già La Penna pochi giorni prima – ha espulso Massimiliano Allegri e un altro della panchina del Como. E Fabregas? Zero. Come se nulla fosse stato.

L’arbitro Mariani – come già La Penna, ripetiamo – non ha capito nulla di quel che è accaduto in campo. Anche in questo caso ci diranno che il Var non poteva intervenire. Fatto sta che è una scorrettezza grave, gravissima. Da punire con una punizione esemplare. Il Como è una della squadre più fallose e scorrette d’Italia, lo ha sottolineato anche Fabio Capello ieri sera a Sky Sport. Fabregas – come già accaduto a Chivu – è riuscito a intortare i media italiani e ieri sera si è potuto consentire di prendere per i fondelli Allegri (che non a caso gli ha detto quel che pensava e pensa di lui), il Milan e il calcio italiano con le sue scuse finte lontano un miglio. “Ho commesso un gesto antisportivo, chiedo scusa, spero di non ripeterlo”. E ha fatto anche il simpatico: “Come ha detto Chivu, devo lasciare le mani a casa”. Bastoni non ha fatto il simpatico ma le scuse servono fino a un certo punto. Puoi infrangere le regole, ci sta, ma se vieni scoperto devi pagarne le conseguenze, le sanzioni. È così che funziona in un sistema che si è dato delle norme. Altrimenti siamo alla giungla.

Ma si è mai visto un allenatore che ferma volontariamente un calciatore avversario? Possibile che un simile comportamento passi sotto silenzio? Poi ci meravigliamo, per l’ennesima volta, che il calcio italiano si trova sul ciglio del burrone e rischia di non portare nemmeno una squadra agli ottavi di finale di Champions. Si è dato un regolamento assurdo. E non avverte l’insopprimibile desiderio di rispettare la verità del campo. Il calcio italiano si sta avviando su una china pericolosa: oltre a tutto quel che già conosciamo, si è ormai creato un clima di impunità. Vengono premiati i furbi, gli scorretti e i paraguru. Fabregas racchiude tutte e tre le categorie. E viene anche glorificato un giorno sì e l’altro pure.

Non punire Fabregas per il suo gesto di ieri sera, vuol dire rassegnarsi al peggio. Oltre a inviare il messaggio alle categorie inferiori e al calcio giovanile, che tutto è lecito. Il calcio italiano non ha alcuna intenzione di voltare pagina, come avviene ormai da anni. E di questo passo la discesa sarà ancora molto lunga. Al peggio – dicevano i saggi – non c’è mai fine.

Fondatore del Napolista, ha scoperto di sentirsi allergico alla faziosità. Sogna di condurre il Bollettino del mare di Radio Rai. E di girare - da regista - un porno intitolato “La costruzione da dietro”. Si è convertito alla famiglia: ha una moglie, due figli, un cane. E tre racchette, ovviamente da tennis.

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