E’ arrivato il momento di passare alla Var a chiamata, altrimenti non se ne esce (Telegraph)

L'ex arbitro di Premier Graham: "Il calcio ci è arrivato in ritardo e deve imparare dagli errori, basterebbe copiare gli altri sport"

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Wolves fans display a flag with an anti-VAR message in the crowd ahead of the English Premier League football match between Wolverhampton Wanderers and Luton Town at the Molineux stadium in Wolverhampton, central England on April 27, 2024. (Photo by JUSTIN TALLIS / AFP)

Se c’è un posto dove la Var non ha mai davvero attecchito è la Premier League, il campionato di calcio più importante del mondo. Lì le polemiche vanno avanti ogni settimana, con un accento ulteriore di nostalgia per il passato, i tempi belli di una volta. Graham Scott, ex importante arbitro di Premier, scrive sul Telegraph il suo manifesto per una revisione completa del mezzo per renderla finalmente una cosa utile. Vediamo.

“Il calcio deve abbandonare il suo complesso di superiorità e imparare dagli altri sport se si vuole che l’esperimento di utilizzare la tecnologia per migliorare le decisioni degli arbitri abbia successo. Il primo passo dovrebbe essere quello di trasferire la responsabilità agli allenatori utilizzando un sistema di challenge simile a quello del cricket e del tennis”. Ma anche del basket, aggiungiamo noi.

“Questo dovrebbe essere accompagnato da un esperimento più ampio: copiare il rugby, coinvolgere le emittenti televisive e trasmettere il processo audiovisivo in diretta allo stadio. Abbandoniamo la grafica del Var, eliminiamo i monitor a bordo campo, mettiamo fine a quegli annunci imbarazzanti,e coinvolgiamo gli spettatori paganti nel processo. Hanno sofferto abbastanza”.

Il calcio – continua l’ex arbitro – è stato riluttante a copiare altri sport, ma ha il vantaggio di poter imparare dai loro errori e replicare i loro successi”.

Lui, dice, ha fatto esperienza di Var. Sa cosa significa. “Chi lavora nel calcio dice di volere coerenza. Ma poi la ottiene e, a quel punto, pretende il buon senso. Non possono avere entrambe le cose. Al contrario, giocatori, allenatori, opinionisti e tifosi osservano il risultato, decidono che non gli piace e danno la colpa all’arbitro. O è colpevole di incoerenza o è un robot che non capisce il gioco. Molte decisioni sono aperte all’interpretazione e non esiste un risultato definitivo e corretto. Le controversie sono inevitabili e a volte si può essere in disaccordo con una decisione arbitrale. Beh, c’è un problema”.

Secondo lui anche gli ex giocatori e allenatori non sarebbero in grado di districarsi univocamente da certe magagne. “I club hanno anche respinto l’idea che, a meno che un errore non venga individuato entro mezzo minuto, non possa essere “chiaro ed evidente”. Ci sono tra le 20 e le 40 telecamere nelle partite di Premier League, e non c’è modo di essere certi di quale angolazione si rivelerà la più utile quando si inizia una revisione. Ci vorrà sempre tempo per valutare il carosello di opzioni”.

“Se fossi un tifoso che assiste alle partite, ne avrei abbastanza. Come telespettatore che guarda da neutrale, aggiunge drammaticità. Come arbitro, preferivo tornare a casa in macchina sapendo che un errore grave era stato corretto”.

“La Fifa sta sperimentando un sistema in cui agli allenatori vengono concesse due contestazioni a partita, che mantengono se la decisione iniziale viene ribaltata. Invece di incolpare l’arbitro per un errore, l’allenatore se non richiede una revisione o se lo ha bruciato su decisioni corrette o marginali. Ci sarebbe meno rabbia artificiosa a bordo campo, mentre gli allenatori sono concentrati sui loro computer portatili. Vediamo cosa decidono entro un limite di tempo stabilito. Direi che 30 secondi dovrebbero bastare”.

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