Dovremmo tifare tutti per Fernando Alonso, il campione che celebra l’aspettativa eterna (El Paìs)
"Ci rappresenta tutti in quel dramma di pensare che la vita possa diventare una catena logica. Ma dobbiamo vederla diversamente"

Montreal (Canada) 18/06/2023 - gara F1 / foto Imago/Image Sport nella foto: Fernando Alonso ONLY ITALY
La premessa, lunga e filosofica è che “la vita che la maggior parte delle persone sperimenta è spesso un mix di aspettative ingiustificatamente alte, sfortuna e decisioni sbagliate. Ci sono momenti positivi, senza dubbio, ma tendono a essere di breve durata. La mediocrità è statisticamente inconfutabile; altrimenti, il mondo sarebbe il caos. E la parte migliore è che tutta questa coreografia di impotenza si svolge sull’orlo del fallimento, senza che la fine sia mai definitiva o troppo chiara, soprattutto per la persona coinvolta. E così, si può continuare a illudersi di poter evitare la sconfitta”. Tutto ciò Daniel Verdù lo scrive sul Paìs per parlare di Fernando Alonso. Che non è da anni solo un ex campione del mondo di Formula Uno. E’ un simbolo d’altro.
“Alonso ha 44 anni, il pilota più anziano dell’era moderna. E sono passati 13 anni da quel campionato che perse contro Vettel su una Ferrari. Ma non importa”. Perché “Alonso è nostalgia, l’ambizione di tornare indietro nel tempo e rivivere una vita di 20 anni fa”.
Alonso “ci rappresenta tutti in quel dramma di pensare che la vita possa diventare una catena logica. Ma dobbiamo vederla diversamente. Non è il pilota del fallimento, è quello dell’eterna aspettativa. L’uomo che ogni stagione continua a limare decimi di secondo impossibili da una vettura che non è abbastanza buona per il suo talento, e continua a convincere team e migliaia di tifosi che un miracolo è a portata di miglioramento aerodinamico”.
Correrà questo mondiale con Adrian Newey, probabilmente il più grande ingegnere di F1 della storia. “Un uomo infallibile che ha rivoluzionato e portato tutti i suoi team sul podio. Ma la sua partnership con Alonso, a quanto pare, si tradurrà anche in un anno senza titoli per lui. C’è qualcosa di una profezia maledetta in tutto questo, una sorta di incantesimo oscuro e profondo. Forse la grandezza dell’asturiano non risiedeva in ciò che ha vinto, ma nel fatto che non ha mai smesso di sembrare possibile. L’unico modo di vivere”.











