Pezzotto, Cloudflare fa ricorso contro la multa dell’Agcom: “Conflitto d’interessi con la Serie A”

Il caso diplomatico passa ai tribunali. L'azienda americana contesta tutto: "La sanzione è tecnicamente pericolosa e rischia di causare un’interruzione generalizzata dell’economia digitale in Italia”

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Come era previsto, Cloudflare ha deciso di fare ricorso contro la multa comminatagli dall’Agcom italiana. E’ l’ovvia continuazione legale di una questione che ha messo – e tuttora mette – il governo italiano in una scomoda posizione diplomatica.

Riassunto delle puntate precedenti:  l’Autorità garante delle comunicazioni – che è il braccio istituzionale della crociata dichiarata dalla Serie A al pezzotto – ha multato per 14 milioni di euro la piattaforma informatica americana perché si rifiuta di bloccare alcuni siti che diffonderebbero contenuti piratati, come richiesto dalle autorità italiane. Il caso è esploso innescando una grana politica ed economica. Perché Cloudflare è un gigante, e tra le altre cose offre servizi gratuiti basilari in Italia, non ultimo la “protezione” dei siti ufficiali delle Olimpiadi invernali.

E insomma: l’azienda, si legge in una nota ripresa da Calcio e Finanza, “ha intenzione di contestare legalmente” la sanzione perchè ritiene che “la legge su cui l’Authority ha basato la propria decisone, sia fondamentalmente imperfetta, tecnicamente pericolosa e rischia di causare un’interruzione generalizzata dell’economia digitale in Italia”.

“Piracy Shield sta danneggiando Internet in Italia senza effettivamente risolvere il problema della pirateria” ha dichiarato Matthew Prince, co-fondatore e ceo di Cloudflare. “La piattaforma gestita da Agcom non sta solo impattando Cloudflare ma minaccia ogni aspetto di Internet in Italia, scoraggia gli investimenti e rischia di compromettere i servizi essenziali che poggiano sulla rete”.

Cloudflare contesta anche l’entità della multa, oltre il “limite massimo, non più del 2% del fatturato dell’anno precedente. Sulla base dei profitti registrati da Cloudflare in Italia nel 2024, qualsiasi sanzione dovrebbe quindi raggiungere un massimo di 140.000 euro mentre la sanzione comminata da Agcom è 100 volte superiore al limite legale, sulla base di un’argomentazione giuridica scorretta”.

Infine l’azienda americana accusa: “La piattaforma del Piracy Shield è stata sviluppata e donata all’Agcom da un gruppo con interessi particolari, SpTech, società collegata allo studio legale che rappresenta uno dei principali beneficiari diretti di Piracy Shield, la Lega Nazionale Professionisti Serie A”.

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