È tornato Spalletti in purezza, il toscanaccio che risponde a tutti: è finalmente dall’abito istituzionale della Nazionale

Risponde a tono a tutti: dal tifoso ai giornalisti. Non si tiene niente. Rifila anche uno schiaffo più o meno giocoso a Openda. E alla Juventus i risultati si vedono

Spalletti spallettiano

Mg Cremona 01/11/2025 - campionato di calcio serie A / Cremonese-Juventus / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Luciano Spalletti

Finalmente è tornato il vero Luciano Spalletti. L’allenatore focoso, toscanaccio in purezza, sottilmente attaccabrighe, che non si tiene niente. È tornato sé stesso e lo stiamo rivedendo sulla panchina della Juventus. Si è liberato da quell’abito istituzionale chiamato Nazionale, era costretto in un vestito che evidentemente non era fatto su misura per lui. Spalletti non può essere ingabbiato. Altrimenti si attenua anche il genio calcistico.

Spalletti aveva perso il suo tocco? Non regge

È possibile che il mister ammirato a Napoli, capace di vincere uno scudetto proponendo anche un gioco in grado di soddisfare i palati più fini, avesse perso tutto il suo talento come i giocatori di basket in Space Jam? E che fine avrebbe fatto la sua scienza calcistica? No, non regge.

La questione, in realtà, è molto più semplice: Lucio è un allenatore da club, proprio perché è un allenatore nel senso più puro del termine. Respira campo, mastica erbetta ed è capace di insegnare calcio fin nei suoi minimi dettagli tattici. Fare il gestore, il selezionatore, è un altro paio di maniche, così come far coesistere calciatori di diverse squadre che si vedono pochissime volte l’anno.

Il mantra di Spalletti va inculcato giorno dopo giorno grazie a una presenza costante: non avrebbe mai potuto sperare di imporre la sua visione in così pochi incontri e con blocchi appartenenti a compagini diverse di Serie A. Fare il ct, e farlo in una Nazionale così povera di talento, non vuol dire fare l’allenatore in senso stretto: richiede una capacità di gestione che probabilmente Lucio non ha.

 

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Il vero Lucio sta uscendo fuori

Tornando a Lucio, c’è probabilmente un altro aspetto da considerare: dietro la flemma apparente e le pause craxiane per dire tre frasi, si cela in realtà un carattere piuttosto fumantino, nonché una verve tutta toscana. Ecco, il ruolo istituzionale di Ct è come se avesse bloccato questa parte di Spalletti, che ora sta venendo fuori in tutta onestà alla Juve.

Le prove? Ce ne sono tante, ma ci atteniamo alle più recenti. Partendo dalla serata di Champions contro il Benfica. Basti pensare allo schiaffo “giocoso” dato a Openda per fargli capire di accelerare il riscaldamento ed essere meno distratto in campo. O la risposta a quel tifoso che sugli spalti dello Stadium lo assillava dal primo minuto chiedendo i cambi. E le interviste pre e post gara? Spallettone at his best.

Dal “ma che emozioni, ma che c***o dici”, alla lite con Caressa sul rigore concesso alla Fiorentina durante Fiorentina-Inter del febbraio 2019 (“È petto netto!”), Spalletti ha sempre dato il meglio di sé. Ieri, nel post Benfica, non è stato da meno: prendendo spunto dalla sconfitta per 3-1 del City contro il Bodo/Glimt, è tornato sul match vinto dalla Juve per 3-2 con molte difficoltà:
«ci avete fatto due palle così che bisognava stravincere col Bodo, “ora addirittura dobbiamo avere paura del Bodo”, poi si vede i risultati che fanno con le squadre che affrontano».
Effettivamente, vincere su un campo di erba sintetica non è facile per nessuno: chiedete alla Roma. Oltre che al City di Guardiola.

Sempre ieri, in conferenza stampa, si è compensibilmente ribellato alla definizione di partita difficile: «Non capisco. Teniamo palla e non vinciamo, e non va bene. Teniamo meno palla e vinciamo, e non va bene lo stesso».

Insomma, si può dire che Spalletti sia uscito dalla gabbia istituzionale in cui era costretto. Come un vestito di sartoria, elegante ma incredibilmente stretto e scomodo: questo era probabilmente il ruolo di Ct per lui.

Alla Juventus i risultati gli stanno dando ragione. Dodici vittorie, quattro pareggi e due sconfitte: questo il suo score da quando è subentrato a Tudor. In Champions è a quota 12 punti: erano a 2 prima di lui, con lui pareggio con lo Sporting e vittorie con Bodo, Pafos e Benfica. Ha agguantato i playoff e può persino sperare (anche se è difficile) di finire tra le prime otto. Ha portato un bel po’ di soldini nelle casse del club. Mentre in Serie A è a 39 punti, quinto, in piena corsa Champions.

Considerando che è praticamente senza attacco — con Vlahović infortunato e Openda e David che, a voler essere buoni, non hanno dimostrato granché — si può tranquillamente dire che stia facendo un ottimo lavoro. Come d’altronde fa con i club sin dai tempi dell’Empoli.

Classe 2000. Scrivo di sport, soprattutto di calcio e del Napoli, come collaboratore e occasionalmente editorialista.

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