Allegri: «Le assenze degli altri allenatori in conferenza non mi riguardano. Il nostro obiettivo rimane la Champions»

In conferenza stampa: «È un momento cruciale della stagione. 6 trasferte in 9 partite? Meglio non pensarci»

Allegri

Cm Como 15/01/2026 - campionato di calcio Serie A / Como-Milan / foto Cristiano Mazzi/Image Sport nella foto: Massimiliano Allegri

Intervenuto in conferenza stampa, Massimiliano Allegri ha così presentato il match contro la Roma (domani alle 20:45).

Le parole di Allegri

A Milanello in settimana c’è stata la visita di Gerry Cardinale. Che tipo di energia ha trasmesso?

«La presenza della proprietà ha fatto molto piacere a tutto l’ambiente. È un momento cruciale della stagione, ci giochiamo l’accesso alla Champions League. È stata una visita positiva e ne siamo felici. Noi però dobbiamo restare concentrati esclusivamente sul campo e sul risultato: domani ci aspetta una partita importante. Affronteremo una squadra che lotta con noi per i primi quattro posti. Gasperini sta facendo un grande lavoro, la Roma è una squadra che riflette perfettamente il suo allenatore: aggressiva, solida in entrambe le fasi, con la miglior difesa del campionato. Servirà una prestazione di alto livello, in un ambiente caldo, e dovremo giocare una gara molto tecnica».

Situazione infermeria: come stanno i giocatori?

«Oggi svolgeremo l’ultimo allenamento e poi valuteremo. Saelemaekers ieri stava decisamente meglio, oggi deciderò se schierarlo dall’inizio. Gimenez sarà sicuramente una risorsa importante per questo finale di stagione. Leao convive ancora con un piccolo fastidio, ma sarà disponibile. Siamo pronti ad affrontare una partita lunga, intensa e affascinante».

Che idea ti sei fatto della Roma?

«La Roma non è una sorpresa: sapevo che con Gasperini se la sarebbe giocata fino in fondo per la Champions. Ci sono quattro squadre per tre posti, considerando che l’Inter viaggia verso i 90 punti. Speriamo che le italiane vadano avanti in Europa così da avere cinque posti Champions, altrimenti qualcuno resterà fuori».

Le difficoltà fisiche di Leao quanto incidono?

«C’è una leggera infiammazione tra adduttore e pube. Il dolore è minimo ma fastidioso, e lui sa bene quanto lo condiziona. Davanti abbiamo quattro giocatori per due ruoli, posso contare su cambi con elementi freschi: gli ultimi 30 minuti spesso sono decisivi. A livello di applicazione è cresciuto e deve continuare a farlo. Il talento non gli manca, deve trovare più continuità. Ma è quasi impossibile trovare un giocatore di grande talento che mantenga lo stesso rendimento per tutti i novanta minuti».

Quale sarà la coppia offensiva domani? E Ricci come mezzala ti ha convinto?

«Di Ricci sono molto soddisfatto, sta crescendo tanto ed è un giocatore molto intelligente. In questo momento il ruolo di mezzala gli calza meglio: riesce a dare verticalità e ad arrivare al tiro. In futuro potrà anche giocare davanti alla difesa, ma ora rende di più lì. Per Leao e Pulisic non conta tanto il minutaggio quanto l’efficacia. Pavlovic rientra dopo la botta alla testa, vedremo se sarà della partita».

La Roma è cambiata rispetto alla gara d’andata?

«Dal punto di vista dell’aggressività no, ma è cambiato il riferimento offensivo. Malen è un buon giocatore e si è inserito molto bene. Per noi sarà una partita diversa soprattutto nella fase difensiva».

Sui gol da calcio d’angolo c’è margine di miglioramento?

«Contro il Genoa Gabbia ha avuto tre buone occasioni di testa, una finita sulla traversa. È importante chi batte il corner, chi salta e anche il momento. A volte serve maggiore precisione. La Roma con Cristante e Mancini è pericolosa, dovremo stare attenti. Possiamo crescere anche nella gestione della palla quando siamo sotto pressione».

Molte squadre si stanno muovendo sul mercato, il Milan invece è fermo. Le operazioni di gennaio possono cambiare gli equilibri?

«Questo lo si potrà dire solo a fine stagione. L’arrivo immediato di Fullkrug è stato un acquisto molto azzeccato e ci ha aiutato subito. La società sta lavorando, io sono contento della rosa. O si migliora il gruppo o si resta così. I giovani presi in estate stanno crescendo: Athekame ha fatto bene quando è entrato, Odogu sta migliorando anche in allenamento. L’importante è mantenere questo atteggiamento e la convinzione verso l’obiettivo, che resta uno dei primi quattro posti. È difficile, ci sono squadre forti con allenatori come Gasperini, Spalletti e Conte che quasi sempre arrivano tra i primi quattro. Dobbiamo procedere passo dopo passo verso la quota Champions. Prima arriviamo a 50 punti, poi vedremo».

Un commento su Malen e Dybala?

«Paulo ho avuto il piacere di allenarlo: quando arrivò alla Juve era ancora un ragazzo. Ha una tecnica straordinaria ed è molto intelligente. In Europa League ha fatto un passaggio che sembra semplice, ma tra controllo e giocata è passato meno di mezzo secondo. Ha qualità rare. Con Malen davanti può trarre beneficio, perché avere un riferimento offensivo gli permette di esprimere al meglio le sue giocate».

Sul tema comunicazione: come valuti le strategie degli allenatori?

«Per quanto riguarda l’assenza di conferenze degli altri allenatori non riguarda me, sono decisioni loro. Per quanto mi riguarda, l’obiettivo è chiaro. L’anno scorso il Milan non è entrato in Champions, quest’anno per valore tecnico ed economico dobbiamo provarci. Non significa che sia un diritto, ma che va conquistato passo dopo passo. In Italia per una grande squadra è fondamentale giocare la Champions: i ricavi servono per il mercato e per costruire il futuro. Restare fuori due anni pesa tantissimo. I dati sui fatturati europei mostrano un gap enorme con inglesi e spagnole. Per questo una società come il Milan deve puntare alla Champions. L’obiettivo è arrivare tra le prime quattro, ma serve tanta fatica. E quindi bisogna lavorare e parlare poco».

Il Milan crossa molto, ma spesso manca precisione nel gesto tecnico…

«È una regola non scritta del calcio: negli ultimi 20-30 metri bisogna essere rapidi e precisi. È lì che si fa la differenza. Fino a un certo punto ci arrivano quasi tutti, poi emergono i più bravi. La qualità della scelta va migliorata, anche attraverso la ripetizione del gesto. Tecnica analitica e tecnica applicata».

Lo scudetto per lei è già indirizzato verso l’Inter?

«L’Inter con 52 punti è la principale candidata allo scudetto e anche a chiudere tra le prime quattro. È una questione matematica».

Il Milan in tre settimane gioca solo tre partite: come si gestisce questo periodo?

«Più che dal punto di vista atletico, è una questione mentale: bisogna tenere alta la concentrazione. Giochiamo quando ci viene detto di giocare e cerchiamo di fare punti, che è la cosa fondamentale. È una situazione un po’ anomala, ma non possiamo farci nulla. Non ha senso sprecare energie su aspetti che non possiamo cambiare».

In cosa può ancora migliorare questa rosa?

«Il mercato più importante resta quello estivo e la società ha lavorato molto bene sia in entrata che in uscita. A gennaio le squadre tendono a trattenere i giocatori migliori. Poi ci sono eccezioni, come Fullkrug: il direttore è stato bravissimo a prenderlo subito all’inizio del mercato. Se fosse arrivato una settimana dopo, avrebbe già saltato due partite. Noi pensiamo al campo, al resto pensa la società».

Quanto pesa giocare per un mese intero lontano da casa?

«La cosa migliore è non pensarci. Bisogna semplicemente fare ciò che va fatto. È una situazione che conoscevamo già dal 28 dicembre: nelle nove partite fino al 15 febbraio sapevamo di avere sei trasferte. Non ci concentriamo su questo, ma su quello che dobbiamo fare, che è l’unica cosa che conta».

Quella di domani è una delle quattro partite decisive del campionato?

«Da qui in avanti diventano decisivi i punti, non le singole partite. Bisogna pensare a quanti punti fare, indipendentemente dall’avversario. Devi raggiungere la quota necessaria per qualificarti alla Champions».

Il trittico Roma, Bologna e Pisa:

«Decisivo no, perché finora abbiamo comunque raccolto punti importanti. Allo stesso tempo sono gare significative: domani è uno scontro diretto, poi c’è il Bologna che punta all’Europa League e infine il Pisa, che è una squadra viva. Avremo il tempo per prepararle al meglio».

Ci racconti del periodo in cui è stato vicino alla Roma:

«Diciamo che ho cancellato tutto: la mia memory card è piena e arriva fino al 2014. Prima di quello non ricordo nulla (sorride, ndr)».

Quando ci regalerà un gol su punizione del Milan?

«Spero già domani, e spero tutte le domeniche. Purtroppo otteniamo poche punizioni dal limite. Abbiamo buoni tiratori, dobbiamo riuscire a conquistarne di più. Speriamo già domani».

Rapporto tra qualità di gioco e risultati:

«Io credo che quando arrivano i risultati ci sia anche qualità. Può capitare di vincere una singola partita anche senza grande qualità: il calcio è l’unico sport in cui il più debole può battere il più forte in una gara secca. Ma in un campionato, alla lunga, vince la squadra migliore della stagione. E per vincere servono qualità e ottime prestazioni. Poi ci sono anche le classiche partite sporche, che però devi comunque portare a casa».

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