A Oggi: «L’intervallo è molto utile, in uno sport che non consente il time out. Con il Var al Mondiale in Brasile Suarez sarebbe stato espulso»

Walter Veltroni su Oggi ha intervistato Giorgio Chiellini per parlare degli Europei di calcio, lui che nel 2021 alzò la coppa a Wembley
«È stato il giorno più bello della mia vita sportiva. Ricordo l’ansia la notte prima della partita. I tifosi inglesi vennero a disturbare in albergo, con fuochi d’artificio. Ma io li delusi, perché dormii benissimo. Poi la colazione, l’allenamento. Eravamo nelle stanze usate dai giocatori del Tottenham e ricordo che mia figlia fremeva per parlarmi, prima che partissi per lo stadio».
La partita iniziò male, con il gol degli inglesi.
«C’era molta tensione. E noi non sapevamo che fuori dallo stadio c’erano stati incidenti, quelli documentati dalla serie di Netflix. La cosa più difficile, dopo il gol loro, fu mantenere calma e lucidità. Mi sgolai per raccomandarla ai miei compagni. Mi guidava la triste esperienza con la Juve della finale di Champions a Cardiff, quando ci sfaldammo e finì in goleada per il Real. Quel giorno a Wembley non dovevamo abbatterci, disunirci. Eravamo nel loro stadio, ma potevamo giocarcela. A condizione di non prendere contropiedi, di non farci superare in velocità nelle transizioni. Io, Bonucci, Jorginho soffrivamo queste situazioni. Dovevamo tenere la palla, giocare corti e avere fiducia. Chiesa andava a folate, poteva esserci una situazione da calcio piazzato. Bastava poco e la partita si sarebbe riequilibrata. E così fu, con il gol di Leo Bonucci».
Gli spogliatoi delle squadre di calcio sono tra i pochi luoghi impenetrabili. Ci puoi raccontare cosa vi diceste in quei quindici minuti?
«L’intervallo è molto utile, in uno sport che non consente il time out. Si razionalizza, si riordinano le idee, si disciplinano gli stati d’animo. Perché cambiare un’onda emotiva è la cosa più difficile, nello sport. La testa non è tutto, ma è molto, davvero molto. E noi, quel giorno, vincemmo con la testa».
Nella storia del calcio azzurro tu sei l’unico giocatore che sia stato morso da un avversario (Suarez, ndr): avvenne durante la partita con l’Uruguay ai Mondiali del 2014.
«Fu del tutto inaspettato, inimmaginabile. Ho impiegato qualche secondo a rendermi conto. E quando ho capito, ho protestato, mi sembrava davvero un’ingiustizia. Per quell’episodio noi abbiamo perso una opportunità, in quel Mondiale. Se avessimo passato il turno, avremmo incontrato la Colombia e chissà… Per Suarez, che mi mozzicò la spalla, non ho mai provato rancore, lo stimo come giocatore. Penso che se lo avessero espulso, come sarebbe stato giusto, forse lui si sarebbe risparmiato cinque mesi di squalifica e noi avremmo passato il turno. Così come penso che se ci fosse stato il tanto contestato Var…».
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«Nel secondo ci ha messo lo zampino la iella. Con la Svizzera abbiamo sbagliato due rigori e avuto tante occasioni fallite. La verità è che, più ancora della sconfitta con la Macedonia, fu la partita con la Bulgaria, dove arrivammo ebbri della vittoria agli Europei, a compromettere il nostro cammino. Da lì in poi qualcosa si è rotto. C’erano nervosismo, tensione, cose mai viste prima».