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Renzo Pasolini, il figlio: «La tecnica tecnica del ginocchio per aiutarsi nelle curve l’aveva introdotta papà»

Al Corsera il figlio del campione di motociclismo morto in pista nel 1973: «Una cosa così non la metabolizzi mai. La sua assenza mi ha lasciato un vuoto»

Renzo Pasolini, il figlio: «La tecnica tecnica del ginocchio per aiutarsi nelle curve l’aveva introdotta papà»

Il Corriere della Sera intervista oggi Stefano Renzo Pasolini,  figlio di Renzo Pasolini, il campione di un motociclismo eroico che il 20 maggio 1973 a Monza incontrò un destino terribile. Pasolini cade per via del motore freddo che grippa, venendo sbalzato di nuovo in pista e causando la caduta di otto piloti. In gravi condizioni Walter Villa, che però si riprese, mentre morirono Renzo e Jarno Saarinen.

«Ho solo ricordi vaghi. Mi ero accorto che qualcosa era cambiato, ma non avevo nemmeno tre anni. La vicina di casa venne a spegnere la televisione, i giorni successivi sono ancora avvolti nella nebbia. Pian piano dissero a me e a Sabrina che nostro padre era morto»

Quanti anni sono passati prima che metabolizzasse la tragedia?

«Una cosa così non la metabolizzi mai: ce l’hai dentro, fai fatica, ti rimane questa figura di cui senti solo parlare. La sua assenza mi ha lasciato un vuoto».

Ha mai avuto voglia di imitare papà?

«In realtà sì, ma a casa la moto è sempre stata un tabù. Diventare pilota professionista? Non potevo nemmeno parlarne. Se papà fosse rimasto in vita mi avrebbe spinto in quella direzione. Mamma, invece, ha tagliato in modo netto: quando sono diventato maggiorenne la moto la lasciavo da un amico».

Per tanto tempo si è parlato della rivalità con Giacomo Agostini. «Paso» e «Ago» sono stati definiti il Coppi e il Bartali delle moto. Ma chi era Coppi e chi Bartali?

«Cito una frase di mia mamma Anna Maria: “Renzo poteva avere la tenacia di un Bartali. Ma lo accosto a Coppi se guardo alla morte prematura di entrambi”»

Segue il Motomondiale?

«Soprattutto in tv, è qualche anno che manco dai circuiti. Quando vedo i piloti di oggi usare il ginocchio per aiutarsi nelle curve, ecco, mi viene da dire che papà è stato un precursore: quella tecnica, ora indispensabile, l’aveva introdotta lui».

Renzo Pasolini era spiritoso: dato che usava gli occhiali, appiccicò sul casco a scodella due grossi occhi, tipo cartoon.

«A casa di mamma c’è il casco bianco verniciato con le sue mani. Usava gli occhiali, le lenti a contatto ancora non esistevano. Per ironizzare aggiunse due occhi: quattr’occhi… più due, sei in tutto. Un modo per dire che vedeva meglio dei rivali».

 

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