Al canale Youtube Colinterview: «Penso fosse legato ai miei genitori. Spesso diciamo che dobbiamo parlarne, io non l’ho fatto. Se l’avessi fatto, penso che mi avrebbe fatto bene»

C’è stato un momento nella carriera di Pierre-Emerick Aubameyang in cui aveva perso la gioia di vivere ed era caduto in depressione. Lo racconta lo stesso attaccante nel corso di un’intervista al canale Youtube Colinterview.
Aubameyang: «Penso fosse legato ai miei genitori»
Le parole di Aubameyang:
«Sono sicuro di essere andato in depressione, avevo iniziato a bere molto quando ero all’Arsenal. È stato un periodo pesante, difficile. È iniziato poco prima di lasciare l’Arsenal. Penso fosse legato ai miei genitori. È un problema che colpisce molte persone, è normale. Spesso diciamo che dobbiamo parlarne, non c’è vergogna in questo. Anche se io non l’ho fatto, so che può davvero aiutare. Le persone hanno bisogno di aprirsi; se l’avessi fatto, penso che mi avrebbe fatto bene».
«Avevo bisogno di un po’ di energia, di riscoprire la gioia di vincere. È stato un disastro», ha concluso Aubameyang.
Fredy Guarin: «Sono un alcolizzato al 100%, ero vicino alla morte»
Molti calciatori cadono in dipendenze rischiose per la proprio salute, fisica e mentale. Prima di Aubameyang, l’ex centrocampista dell’Inter Fredy Guarin ha confessato la sua dipendenza. La Gazzetta dello Sport ha ripreso l’intervista alla rivista Semana dell’ex centrocampista in ci ha parlato a ruota libera della sua dipendenza dall’alcool e ha raccontato i momenti difficili che ha vissuto:
«Purtroppo a un certo punto mi sono lasciato ‘distrarre’ e mi sono aggrappato all’alcol: ho commesso molti errori, ho preso decisioni sbagliate, ho ferito molte persone, ho fatto stare male i miei cari e i miei amici. Sui social sono stato immortalato in situazioni brutte o strane perché l’alcol è sempre stato il peggior fattore scatenante per tutto ciò che mi accadeva»
«Sono due: la morte e il carcere. Ho una frase tatuata, l’ho scritta io stesso: ‘Ho paura della morte e del carcere’ e, senza saperlo, vivevo in un carcere condannato a morte. Volete sapere se sono stato vicino alla morte o al carcere? Sì, la verità è che in quel cammino oscuro che stavo facendo ero vicino alla morte perché non avevo rispetto, non avevo limiti, non avevo coraggio e mi lasciavo portare ogni giorno più in là in quel buco. Ho bussato alle porte dell’inferno», ha concluso Guarin.